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Il sottile confine tra copia e plagio dei marchi di fast fashion

I recenti casi tra Kim Kardashian West e Fashion Nova richiedono una riflessione sulle leggi di copyright

Il sottile confine tra copia e plagio dei marchi di fast fashion I recenti casi tra Kim Kardashian West e Fashion Nova richiedono una riflessione sulle leggi di copyright

La scorsa settimana Kim Kardashian West ha postato su Instagram una sua foto con indosso un rivelatore abito nero proveniente dall'archivio dello stilista francese Thierry Mugler. Qualche nanosecondo dopo, il marchio americano di fast fashion Fashion Nova ha caricato sul proprio sito le immagini di un abito quasi identico definendolo "Winning Beauty Gown”.

Questa però questa non è la prima volta che Fashion Nova copia i look delle star più seguite sui social. Qualche settimana prima, Kim aveva postato una foto di sé con un abito d’oro drappeggiato con la caption:

"Ho trovato questo look dorato che Kanye aveva disegnato per me durante il mio viaggio a Miami la scorsa estate. P.S. Brand di Fast Fashion, potete aspettare finché non indosso questo abito nella vita reale prima di copiarlo?"

Un'ora o due dopo, Fashion Nova ha pubblicato le immagini di un abito quasi identico con la didascalia,

"Ehi @KimKardashian, non potevamo farne a meno. ‘Le gonne IRL [In Real Life]."

Fashion Nova non è l'unico marchio di fast fashion che in molti casi ha sfiorato il plagio, non è un segreto che Zara, H&M e Mango sono alcuni dei nomi che hanno preso “ispirazione" dalle passerelle di tutto il mondo per anni, ricavandone profitti da milioni di dollari.
Quindi, come è possibile che questi marchi traggano così rapidamente profitto dalle ore di lavoro di altri designer? Come sono in grado di produrre e vendere queste repliche senza conseguenze legali? 
 
Negli Stati Uniti, secondo la legge riguardante il copyright, l'industria della moda è vista come un'industria manifatturiera piuttosto che creativa, il che rende difficile intraprendere azioni legali, anche quando si tratta di una replica identica del manufatto. Le leggi sul copyright degli Stati Uniti, scritte oltre 40 anni fa, includono la protezione della musica, dell'arte e della letteratura, ma non includono la moda. L'abbigliamento è visto da una prospettiva meramente utilitaristica, i vestiti sono considerati oggetti per coprire il corpo piuttosto che opere d'arte. Anche se questa legge non supporta la protezione dei capi nel loro insieme, se si è grado di dimostrare che includono elementi separabili come stampe originali, grafiche, modelli o altre opere d'arte che potrebbero esistere singolarmente, allora è possibile usare questa scappatoia per dimostrare il copyright della copia. Un esempio recente è stato la causa dei Nirvana contro Marc Jacobs, che hanno citato in giudizio il designer per violazione del copyright della T-shirt originale della band. I Nirvana sono stati in grado di presentare una causa legale contro il designer non in base ai termini della maglietta stessa, ma piuttosto perché la grafica della faccina sulla maglietta era stata protetta dalla band. Tuttavia non sempre le cose vanno in questo modo, la maggior parte dei brand di lusso, infatti, crea pezzi originali attraverso l'uso di colori e tecniche particolari, che rendono il capo un pezzo unico. 
 
La legge sui marchi è ciò che protegge il nome o il logo di un brand, ed è molto più cautelare. Tuttavia, succede molto raramente che un marchio decida di utilizzare il logo o il nome di un altro su un proprio capo. Sono queste le limitazioni che i designer si trovano ad affrontare oggi negli Stati Uniti e sono il risultato di leggi scritte decenni fa,  leggi che furono scritte in un periodo in cui gli Stati Uniti erano considerati semplicemente produttori e la moda era considerata principalmente europea, proprietà di città come Milano, Parigi e Londra. Gli stilisti americani, tra cui Michael Kors, Alexander Wang, Tommy Hilfiger ecc., sono esplosi solo negli anni '80 e '90. 
 
Gli stilisti europei, d'altra parte, hanno tratto vantaggio dalla legge sulla protezione del design, che garantisce il diritto esclusivo di utilizzare un design, il che comprende la produzione, l'offerta, l'esportazione o l'utilizzo del prodotto a cui viene applicato un disegno. Questo include le caratteristiche delle linee, i contorni, la forma e altri materiali. Quando si crea un design originale in Europa, la protezione del copyright entra immediatamente in vigore, senza la necessità di alcuna registrazione per i primi tre anni, utilizzando la legge UCD (Unregistered Community Design), che è completamente gratuita. Registrare totalmente un design ammonta al costo di 350 euro e dura fino a cinque anni con l'opzione di rinnovo. La legge europea, tuttavia, ha anche i suoi limiti. La legge sulla protezione del design dell'EU copre solo la copia esatta di un capo, ma non lo sviluppo di disegni simili. Ciò significa che se qualcuno decide di copiare un abito ma sceglie di aggiungere una tasca o qualsiasi altro semplice dettaglio non incluso nell'originale, in questo modo è in grado di evitare le implicazioni della legge. 

Quindi, semplicemente, è tutto molto complicato.

Alcuni potrebbero dire che nella moda non esiste nulla di nuovo e che è tutto solo un riciclo e un riutilizzo delle vecchie tendenze, ma quelli che vedono l'arte nei dettagli del tessuto, differiscono. Tutto si riduce alla questione se si considera il valore della moda con la M maiuscola —  il potere di vedere l'industria del fashion design come una forma d'arte invece di una semplice industria utilitaristica. Dipende davvero dal fatto se uno valorizzi l'esperienza e la capacità di uno stilista e la quantità di lavoro richiesto per un capo. Dalle molte ore e giorni dedicati al Ready-To-Wear, alle settimane necessarie per produrre Couture. Questo comportamento porta a replicare e sminuire il processo di lavoro di stimati designer ai fini di ottenere un prodotto a prezzo inferiore e più facilmente vendibile. Delle leggi più giuste, sebbene non potranno eliminare completamente il problema della copia e del plagio, potrebbero per lo meno stabilire un confine più ampio tra marchi del fast fashion come Zara e Fashion Nova e i veri sarti e designer di moda.