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Fashion Revolution: Kim Jones

La vita di un uomo che ha segnato la storia del fashion

Fashion Revolution: Kim Jones La vita di un uomo che ha segnato la storia del fashion

Kim Jones.

Negli ultimi mesi questo nome è tra i più chiacchierati, non solo per le collezioni di Louis Vuitton di cui è designer della sezione maschile, ma, soprattutto, per gli insistenti rumors che lo indicano come il prossimo direttore artistico di Versace, da tempo alla ricerca di qualcuno per questa posizione.

Che sia vero o meno, ciò che resta innegabile è il suo talento e la capacità di unire alta moda e streetstyle che lo hanno reso una delle figure più influenti nel reshaping del menswear moderno.

Nato a Londra da madre danese nel settembre del 1979, Jones ha trascorso gran parte dell’infanzia in luoghi esotici a causa del lavoro del padre, un idrogeologo inglese. Da quando aveva solo 3 mesi fino all’adolescenza, Kim non ha mai smesso di trasferirsi, vivendo ai Caraibi, in Kenya, Etiopia, Tanzania e Botswana, tutti posti che segnano profondamente il gusto e l’estetica del designer. Tornato in Inghilterra a 14 anni, eredita la collezione di riviste della sorella, resta così affascinato dalle illustrazioni, dalle fotografie e trova la passione della sua vita.

Decide dunque di barattare il sogno infantile di lavorare come zoologo con quello di diventare stilista e si iscrive alla prestigiosa Central Saint Martins, dove sviluppa le proprie potenzialità e diventa protégé di Louise Wilson all’epoca direttore del corso di fashion MA, mentore, ma anche amica che, come David Beckham, Kate Moss, Lily Allen o Alister Mackie, lo sosterrà sempre.
Quando si laurea, nel 2002, la sua collezione di laurea è talmente d’impatto da spingere John Galliano ad acquistare metà dei capi per sé.

Da subito Jones si concentra sullo sviluppo di una personale visione e fonda il suo omonimo brand, ma, contemporaneamente, si fa le ossa collaborando con Uniqlo, Topman, Mulberry, McQ di Alexander McQueen, Hugo Boss e Pastelle di Kanye West, fino a quando, nel 2008, la label britannica Alfred Dunhill lo ingaggia per vivacizzare e svecchiare il suo stile.

Nel 2011 arriva la grande occasione: Kim viene chiamato a sostituire Paul Helbers come direttore creativo della divisione ready-to-wear maschile di Louis Vuitton. In cinque anni, una collezione dopo l’altra, conquista critica e pubblico grazie a proposte che uniscono mood cosmopolita, tagli tradizionali ed elementi streetwear, con un focus sul casual clothing.

 

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#1 I viaggi

C’è una grande sinergia tra Kim Jones e Louis Vuitton, dovuta al fatto che entrambi hanno il viaggio nel proprio DNA. Il designer, infatti, ha trascorso un’infanzia itinerante al seguito del padre, mentre la fortuna della Maison francese è iniziata nel 1864 con un baule diventato leggenda.

"Louis Vuitton è stato un uomo molto lungimirante. Ha inventato il baule a cima piatta che ha cambiato la vita delle persone e il modo in cui la gente viaggia e prepara i bagagli" - ha dichiarato più volte Kim, aggiungendo - "Ho sempre viaggiato, fa parte di me, ma lavoro per un brand con il viaggiare nel DNA e se non riesco a portare con me qualcosa che inspiri il mio team e il consumatore mi sento come se non facessi il mio lavoro nel modo giusto. Tutti gli uomini di successo devono viaggiare per lavoro oggi, che gli piaccia o no, quindi bisogna capire il loro lifestyle".

Nel tentativo di intercettare esigenze e gusti di questi globetrotter contemporanei l’inglese rifiuta di rimanere più di due settimane di fila in ufficio per trascorre quasi un terzo dell’anno in viaggio, alla ricerca di nuove idee.

Se la sua collezione di debutto per Louis Vuitton (SS12) è chiaramente influenzata dalla sua infanzia in Africa, dalle coperte Masai a scacchi rossi e blu, dalle sue passioni per il fotografo naturalista Peter Beard e il clubbing, quelle successive sono il frutto del suo continuo visitare nuovi luoghi.

Così con il suo lavoro per Louis Vuitton Jones ha esplorato Parigi e Tokyo, la mania europea del XIX secolo per il Giappone, le illustrazioni di Antonio Lopez, il road trip attraverso gli States, l’America Centrale, la fauna del Continente Nero, le isole del Pacifico.

È l’avventuriero di LV creato da Kim Jones per l’età moderna: parte nomade, parte jet-setter.

#2 Lo streetwear incontra il lusso

Le collezioni create da Jones per Louis Vuitton sono famose per l’abilità con cui il designer sinergizza l’immagine classica e sartoriale di un brand di lusso con il viaggio, ma anche con lo streetwear.

Lui e la sua generazione, ridisegnando i capi sartoriali con tecniche non tradizionali ed elementi del quotidiano, casual, ha offerto un nuovo lessico e un nuovo percorso alla moda maschile di lusso.

"[Lo streetwear] è il moderno menswear contemporaneo" - spiega l’uomo - "Ho sempre mescolato l’abbigliamento di strada e quello di fascia alta nelle mie collezioni, anche se streetwear è un termine divertente perché è sulla strada che indossiamo tutto in realtà … Il lusso è una cosa a cui le persone aspirano, ma è anche una cosa che la gente vuole indossare in una discoteca, un bar o un ristorante, per essere vista in giro".

#3 L'unione fa la forza

"La cosa più moderna da fare in questo momento per i designers è collaborare tra di loro" - ha spiegato Kim Jones - "Quando si lavora insieme ci si impara reciprocamente, si trovano cose diverse e si creano nuovi e interessanti progetti".

E durante il suo percorso con Louis Vuitton il designer inglese ha unito le forze con diversi artisti e brand, da NikeLab, Fragment Design a Jake e Dinos Chapaman con il loro vestiario surreale. Ma la collaborazione definitiva, quella per cui verrà ricordato, è con Supreme all’interno della collezione FW17 di Louis Vuitton, un omaggio alla NY degli anni ’80 popolata da icone come Basquiat e Warhol.

"Al giorno d'oggi è impossibile parlare di abbigliamento maschile a New York senza citare Supreme, perché è un fenomeno di massa globale" - ha raccontato Jones in un’intervista a WWD - "sentivo che la forza delle grafiche Supreme e quelle di Louis Vuitton avrebbero potuto dare vita ad un qualcosa che ricorda la Pop Art. Inoltre stanno benissimo insieme".

Così due entità apparentemente lontane fra loro danno vita a un successo senza precedenti, fatto di vendite stellari, hype galattico, lunghe code di fashionistas fuori dai pop up stores in attesa di comprare un pezzo qualsiasi frutto della loro partnership.