Timberland collabora con Elena Salmistraro, ambasciatrice di Brera Design District 2018, realizzando un’installazione che vede come protagonista indiscussa la quercia da sempre simbolo del brand, declinata, però, in ottica femminile. L’installazione si inserisce infatti all’interno della campagna globale ‘DON’T CALL ME’ di Timberland, che pone al centro l’universo di quelle che sono le donne di oggi, forti, intelligenti, ma anche materne e dolci, pronte a rompere tutti i cliché.

Dal 17 al 22 Aprile 2018, Piazza XXV Aprile.

#1 Ciao Elena, designer e ambasciatrice di Brera Design District 2018. Cosa dovremmo sapere di te? Come sei giunta fin qui e da dove è cominciato tutto?

Su di me in realtà c’è poco da sapere, credo di essere una persona normalissima, senza aneddoti particolari da raccontare. Come sono giunta fin qui, a volte me lo chiedo anche io, è successo tutto in un lasso di tempo relativamente breve; la prima volta che ho preso parte al Fuorisalone con degli oggetti autoprodotti era nel 2012, presentavo un divano di cartapesta “Deux âmes” e una collezione di oggetti in ceramica “The Lankies’s family”, da lì tra alti e bassi ha avuto inizio la mia carriera lavorativa, e devo ammettere di essere molto orgogliosa di tutto quello che ho realizzato.

 

#2 Attraverso questa installazione ha avuto inizio la tua prima collaborazione con il noto brand Timberland. L’arte che incontra la moda, il design che si realizza nelle sue mille sfaccettature: come sei riuscita a trovare e poi a creare un equilibrio tra quello che è il tuo mondo e quella che è invece la realtà Timberland?

Devo ammettere che è stato tutto molto semplice e naturale, ho una formazione prettamente artistica, ed inoltre per qualche anno all’università ho anche studiato moda, quindi mi sono trovata di fronte a mondi che conosco e che amo. Immergermi nella realtà di Timberland è stato molto entusiasmante, ho scoperto la loro versatilità ed il loro coraggio nel mettersi in gioco e nell’accettare le sfide, abbiamo parlato, ragionato e sviluppato un’idea in piena sintonia, è stato fantastico e spero che l’opera sia espressione anche di questo.

 

#3 Sei una grande sostenitrice delle donne, della loro forza, della loro pura espressione: come vengono rappresentate in Dafne - progetto da te ideato per Timberland - e cosa speri provino le visitatrici davanti alla tua opera?

Dafne fa anche parte della campagna lanciata da Timberland #dont’call me, che vuole sottolineare un concetto per me molto importante, cioè che non esistono le etichette, non esiste una donna universale, esistono le donne ed hanno miliardi di sfumature, di aspetti, di caratteristiche. Quindi spero solamente che le visitatrici ritrovino un po’ di loro stesse in Dafne.

#MilanoDesignWeek18: Intervista ad Elena Salmistraro Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con la creatrice dell'installazione Timberland  | Image 0

 

#4 Questo “albero” ha inoltre un cuore...spiegaci meglio.

Esattamente, Dafne ha un cuore pulsante, basta abbracciarla per sentire e vedere la sua energia, ma non vi svelo altro per non rovinare la sorpresa.

 

#5 Quanto sono stati lunghi i tempi di progettazione e realizzazione dell’installazione?

Devo ammettere che la maggior parte del tempo è stata spesa per mettere a fuoco il concetto e svilupparlo in ogni sua parte, Dafne è piena di simbolismi e citazioni, dalla pavimentazione a specchio che vuole rappresentare le mille sfaccettature del carattere femminile, alle ghiande che avvolgono e proteggono come l’abbraccio di una mamma, ma anche la silhouette che ricalca le forme conturbanti e sensuali di una diva. Poi gli artigiani sono stati bravissimi ed hanno fatto davvero un grande lavoro nel realizzare tutto in quasi tre mesi, un lavoro davvero da record.

 

#6 Cosa vedi nel tuo artistico futuro?

Spero soltanto di confrontarmi con sfide sempre nuove, che riescano a tener viva la mia passione per questo meraviglioso mestiere.