
Perché l'estrema destra continua a essere affascinata dal Medioevo? Lo dimostra un recente festival tenutosi in Nord Italia, oltre alla storica passione per Tolkien di alcuni esponenti del governo italiano
In un piccolo comune in provincia di Trento si è appena concluso un raduno neonazista che ha fatto molto discutere. L’iniziativa, intitolata “Ritorno a Camelot”, era promossa dal Veneto Fronte Skinheads, una delle organizzazioni neonaziste italiane più longeve. La scelta del nome non è stata casuale, e riflette l'ampio uso dell’immaginario medievale da parte dell’estrema destra, che lo sfrutta per promuovere riferimenti condivisi all’interno della propria cultura politica.
In questa rappresentazione idealizzata, il Medioevo viene spesso veicolato come un’epoca in cui l’Europa sarebbe stata ancora culturalmente ed etnicamente “pura”, prima delle trasformazioni sociali e demografiche dei secoli successivi. A questo immaginario nel tempo si è affiancato anche quello relativo alla narrativa fantasy, usata dall’estrema destra per alimentare un universo di riferimenti, personaggi e mitologie da reinterpretare in chiave identitaria.
Cosa c'entra Il Signore degli Anelli con l'estrema destra?
Uno dei primi richiami all'immaginario fantasy da parte dell'estrema destra italiana risale al 1977, quando il Fronte della Gioventù – l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, partito fondato da esponenti e nostalgici del fascismo – organizzò in provincia di Benevento un piccolo festival di musica, incontri e dibattiti politici chiamato “Campo Hobbit”. Successivamente ne vennero organizzate altre edizioni, e ancora oggi l'appuntamento rappresenta l’esempio più eclatante del legame dell’estrema destra con il Medioevo.
Il nome “Campo Hobbit” richiamava direttamente l’universo narrativo de Il Signore degli Anelli, la trilogia pubblicata da J.R.R. Tolkien tra il 1954 e il 1955, destinata a diventare uno dei testi fondamentali della narrativa fantasy moderna. La fortuna dell’opera negli ambienti della destra radicale italiana deriva in parte dalla prima traduzione italiana della saga, pubblicata nel 1970. Il volume era accompagnato da una lunga prefazione dell’intellettuale Elémire Zolla, studioso di storia delle religioni, che proponeva una lettura fortemente simbolica dell’opera: secondo la sua interpretazione, Il Signore degli Anelli poteva essere visto come la rappresentazione di un conflitto più ampio tra mondo moderno e mondo antico, dunque tra progresso e tradizione.
Questa chiave di lettura contribuì a rendere Il Signore degli Anelli particolarmente interessante per alcuni ambienti della destra radicale italiana, che nei primi anni Settanta erano alla ricerca di un nuovo immaginario politico e culturale. In quegli stessi anni, inoltre, tra i nostalgici del fascismo era molto popolare Julius Evola, intellettuale di destra che scrisse vari testi di critica al mondo moderno e al progresso, esaltando la mitologia medievale e rinascimentale. Attraverso questa lente i giovani militanti di estrema destra iniziarono a rileggere personaggi, luoghi e simboli dell’universo di Tolkien, attribuendo loro un significato politico e identitario che andava ben oltre la dimensione letteraria dell’opera e le intenzioni del suo autore.
Anche Giorgia Meloni è affascinata da Tolkien
Nel 2023 si tornò a parlare della fascinazione dell'estrema destra italiana per l'immaginario fantasy e medievale, quando Giorgia Meloni inaugurò di persona una mostra a Roma dedicata proprio a Tolkien – una cosa non del tutto comune per una Presidente del Consiglio. Ideata, finanziata e patrocinata dal Ministero della Cultura, l'esposizione si intitolava Tolkien. Uomo, professore, autore ed è stata la più grande mostra dedicata allo scrittore fantasy realizzata in Italia.
La stessa Giorgia Meloni ha più volte espresso la sua ammirazione per lo scrittore britannico, citandolo in passato nei suoi discorsi e nei suoi libri. In occasione della mostra Tolkien. Uomo, professore, autore persino il New York Times e il Guardian fecero notare quanto, forse, la sua passione per Tolkien non fosse del tutto un caso isolato: Fratelli d’Italia, il partito guidato da Meloni, discende infatti da Alleanza Nazionale, che è a sua volta l'organizzazione erede del Movimento Sociale Italiano, partito fondato da esponenti e nostalgici del regime di Mussolini.
Alla luce di tutto questo, ha fatto molto discutere il record conseguito di recente da Giorgia Meloni, il cui governo è il più longevo da quando nel 1946 è entrata in vigore la Repubblica italiana. È un risultato piuttosto sorprendente se si considera che Meloni è stata la prima donna presidente del Consiglio in Italia, la prima esponente di un partito con radici nella destra radicale alla guida di un Paese membro del G7, e la prima leader sovranista a capo di un Paese fondatore dell’Unione Europea.
Tuttavia, la longevità dell’esecutivo non è andata di pari passo con la sua capacità di incidere sulle principali questioni del Paese. In quattro anni di governo, la maggioranza ha portato avanti soprattutto interventi di portata limitata, spesso accompagnati da una forte componente propagandistica, mentre ha lasciato in secondo piano le riforme più spinose e le misure economiche ambiziose richieste dal settore imprenditoriale.