La politica ora è solo una questione di engagement Cosa vuole dimostrare l’apparizione di Giorgia Meloni al podcast di Fedez?

Annunciata durante un’anonima pausa pranzo di un qualsiasi martedì, la prossima puntata di Pulp Podcast, il secondo podcast di Fedez dopo l’esperienza di Muschio Selvaggio, avrà come ospite il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La puntata verrà rilasciata il prossimo giovedì, a poche ore dall’inizio del silenzio elettorale per il referendum sulla giustizia, un appuntamento elettorale decisamente combattuto tra il Sì della destra e il No del centro-sinistra. Secondo quanto dichiarato da Mr. Marra, co-host di Pulp, la redazione aveva invitato via mail anche il Presidente del Movimento 5 Stelle e la Segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, senza però alcun riscontro.

Giorgia Meloni da Fedez su Pulp Podcast

@pulp.podcast.official Giovedì ore 13:00 su #pulppodcast @fedez @marracerbero #meloni #perte suono originale - Pulp.podcast Official

Ad oggi, a meno di cinque giorni dall’apertura degli spogli, gli ultimi dati Ipsos vedono un testa a testa, dove la fetta di elettori ancora più incerta resta quella degli under 30. Non a caso, quindi, la Meloni ha deciso di andare a fare propaganda da Fedez, idolo di milioni di giovani, passato dall’essere paladino della giustizia e dei diritti civili durante il suo matrimonio con Chiara Ferragni, per poi diventare simpatizzante dell’ultradestra italiana, partecipando a comizi di Fratelli d’Italia, invitando Gasparri (nonostante gli anni di dissing sui social) al suo podcast e elogiando Salvini per essergli stato vicino durante la malattia. 

Ciò che sta creando polemica non è tanto Fedez in sé, o le scelte della Meloni – perché «in guerra e in amore tutto è lecito» – ma è che, mentre la destra cerca di ammaliare la fetta di popolazione mancante per questo referendum, la sinistra preferisce restare confinata ai canali ufficiali de La7, con Giuseppe Conte che dice anche cose buone e giuste ma a un pubblico che già sa che è dalla sua parte. 

Podcast, celebrity e spettacolarizzazione del consenso

Ora, non è che tutti i vertici del governo italiano dovrebbero parlare di politica estera e interna con Fedez. Resta il fatto che, in questo testa a testa,  la sinistra non ha ancora ben capito che se vuole vincere deve parlare ai giovani con mezzi non tradizionali: bisogna concedersi al populismo. Perché è normale che Marco Ballarini, sindaco di Corbetta appartenente al centrodestra, venga descritto da Google come «personalità dell’internet» invece che politico? Assolutamente no, ma non è nemmeno normale che i principali trainanti del No sui social siano content creator politici, come Alessandro Barbero, Flavia Carlini e Avvocathy, e non i portavoce dei partiti stessi che portano avanti la difesa della Costituzione. Addirittura siamo arrivati ad avere una schiera di celebrità, come Elio Germano, Fiorella Mannoia, Pif e tanti altri, che hanno pubblicamente dichiarato di votare No. Ma da quando l’Italia è diventata i nuovi Stati Uniti d’America?

Perché è proprio questo che stiamo vivendo, una costante americanizzazione del sistema politico italiano, tra podcast, TikTok, celebrity endorsement e tutto un teatrino che rende la politica una forma di entertainment e non più garante della democrazia. Quella del nostro Presidente del Consiglio è la stessa medesima formula usata da Trump quando, durante la sua campagna elettorale, era stato ospite dei grandi podcast della manosphere, tra cui quelli di Adin Ross, Joe Rogan e Theo Von. Quella che, di fatto, ha fatto diventare Donald Trump 47° Presidente degli Stati Uniti d’America – un’operazione vincente

La politica è diventata intrattenimento?

 

Forse il più grande dilemma della sinistra italiana moderna è la mancanza di consapevolezza, l’idealizzazione di un sistema d’informazione per il quale, anche se non è attivo sui social e non parla ai giovani, comunque riuscirà ad intercettarli. Ancora abituati al fatto che una volta i media erano tradizionalmente partitici ed era l’individuo a scegliere il canale o il giornale (se uno era di destra guardava Mediaset, mentre se era di sinistra comprava l’Internazionale), Giuseppe Conte ed Elly Schlein si sono rifiutati di piegarsi ai media “bassi”, quelli dei cut improvvisi e nati per condividere video stupidi e divertenti. Il che, da una parte, fa onore ai nostri politici di sinistra, che non si vendono alle nuove forme di semplificazione politica, com’è successo negli USA tra #KamalaIsBrat e il trend YMCA di Trump, anche perché la politica non è una forma di entertainment – né dovrebbe mai esserlo. Allo stesso tempo, però, potrebbe essere questo stesso elitismo la causa della perdita del No al Referendum. Qual è la scelta migliore: farsi intervistare da Fedez o perdere l’ennesimo voto?