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"Triumph Through Tragedy: Atalanta, Bergamo & COVID-19" by COPA90

Dietro le quinte del documentario che racconta Bergamo e il sogno Champions League

"Triumph Through Tragedy: Atalanta, Bergamo & COVID-19" by COPA90
Dietro le quinte del documentario che racconta Bergamo e il sogno Champions League
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Triumph Through Tragedy: Atalanta, Bergamo & COVID-19 by COPA90 Dietro le quinte del documentario che racconta Bergamo e il sogno Champions League

La "favola" dell'Atalanta ha avuto una risonanza mondiale: una città di poco più di 120.000 abitanti che combatte contro una corazzata come il PSG non si vede tutti i giorni. La magia che ha generato e che ha avvolto la squadra bergamasca è una di quelle che andranno consegnate ai posteri, in quella che per sempre rimarrà la più strana annata di calcio. Senza il calore dei propri tifosi, l'Atalanta è stata quella che in Americano definiscono come "Cinderella", la ragazza che non ti aspetti al ballo e ch ti spiazza completamente per la sua bellezza.

C'è chi, nonostante i risvolti negativi del Covid-19 e le preoccupazioni per la crisi mondiale, ha voluto raccontare uno degli eventi che andrà in rosso sul calendario sportivo del popolo atalantino: la notte in cui la Dea ha affrontato il Paris Saint-Germain di Mbappè e Neymar. Lo ha fatto COPA90, una delle realtà più importanti quando si parla di storytelling sportivo non strettamente legato al campo da gioco. Il magazine ha deciso di creare un documentario su Bergamo, sulla partita dell'anno e sul sogno, poi infranto, chiamato Champions League. Per l'occasione abbiamo raggiunto Martino Simcik, lo stories editor di COPA90 e mente che ha ideato questo fantastico progetto.

 

Quando è nata l'idea di girare questo documentario?

L’idea per questo video si è sviluppata durante la quarantena. L’ultimo progetto editoriale che abbiamo svolto all’estero era stato per il Derby tra Atalanta e Brescia. In quel periodo abbiamo scoperto due realtà cittadine e calcistiche che riflettono in modo perfetto la dinamica campanilistica del calcio italiano. Ci siamo innamorati delle due città, e in particolare il tifo a Bergamo che ci ha lasciato molto impressi ed accolto con grande entusiasmo.

Anche tornati a Londra abbiamo seguito la cavalcata Champions con grande entusiasmo, con tutta la crew che si era radunata per seguire le due partite della Champions. Vedere il legame tra i giocatori e la città dopo la partita di ritorno è stato molto impattante.

Vedere le immagini delle necrologie lunge 10 pagine nell'Eco di Bergamo o i carri militari che trasportavano i morti ci ha segnato molto, e col passare del tempo ci eravamo resi conto che l’immagine della città stesse peggiorando. Oltre a questo, vedere che Bergamo, come il resto d’Italia, abbia preso delle misure molto serie per affrontare l'emergenza Covid è stato particolarmente allarmante, perché in Inghilterra la situazione è stata presa con molta meno serietà inizialmente e infatti si sono viste le conseguenze. Un tifo rispettato come quella dell’Atalanta che decide di rinunciare a celebrare o riconoscere questo calcio senza tifosi, può regalare grandi gioie a tutti i tifosi del calcio nel mondo. La speranza è che aiuti a capire la situazione paradossale in cui si trova questa meravigliosa piazza, e forse ad aiutare gli altri a farsi un esame di coscienza su come si dovrebbe vivere il calcio data la situazione attuale. Questo documentario ci permette di raccontare una storia locale, gestendo però temi che sono rilevanti a livello mondiale. 

 

L'Atalanta sta vivendo la sua migliore stagione di sempre mentre la città è stata colpita dalla peggior catastrofe che si ricordi: come hanno reagito gli ultras e i tifosi in città?

Gli ultras sono un gruppo sociale informale e, se chiedi alla gente di Bergamo, troverai vari punti di vista su come vivere il calcio post-Covid.  Questo si estende anche più generalmente alle persone che non se la sentono di andare in vacanza o uscire anche solo per fare aperitivo dopo lavoro. L’idea generale è che il calcio non è niente senza i suoi tifosi. Se le istituzioni pubbliche non hanno avuto possibilità di riaprire gli stadi, perché dovrebbe farlo il calcio solo per proteggere i soldi di una classe sociale già ricchissima? Con la ripartenza del calcio, i tifosi con il daspo con obbligo di firma avrebbero dovuto continuare a firmare e non è normale visto che in tanti non hanno potuto neanche partecipare al funerale di una persona cara. Le curve continueranno a rimanere in silenzio finché i tifosi non torneranno allo stadio: solo a quel punto tornerà entusiasmo e divertimento in città.

A livello di iniziative sociali, molti dalle curve sono stati dei punti di riferimento per la città, ma non ritengono giusto prendere tutto il merito come gruppo. Da questo punto di vista, la situazione Covid impatta più sulla città Bergamo che sull'Atalanta e per questo motivo ritengono incoerente associare qualsiasi iniziativa ad un gruppo specifico: si tratta di atti fatti da bergamaschi che vogliono risollevare la loro città prima che da tifosi della Dea.


Restiamo dentro il rapporto tra città e tifosi. Come descriveresti il rapporto tra Bergamo e l'Atalanta?

L'Atalanta è sempre stata la piazza provinciale che aggrega più entusiasmo attorno ad una squadra. In pochissimi tifano Inter, Juve o Milan, e questo è una cosa bellissima, soprattutto al giorno d'oggi. La squadra si è sempre rispecchiata molto nella sua città. In passato hanno sempre lottato per la salvezza o per ritornare in A e non hanno mai ambito a grandi trofei. Solo nel 1963 hanno vinto la Coppa Italia, vittoria che non è stata neppure festeggiata vista la morte di Papa Giovanni XXIII.

Negli ultimi 5 anni, con il ritorno della presidenza Percassi, l’arrivo di Gasperini e la modernizzazione e privatizzazione dello stadio, l’Atalanta sta ambendo a vertici molto più alti. In questo stesso senso, tanti bergamaschi hanno capito che la città di Bergamo sta diventando un posto dove i giovani si sentono di poter raggiungere i loro sogni senza dover trasferirsi altrove. Questa è forse la cosa più bella in assoluto.


Una delle sequenze più commoventi del film è quella dedicata a Josip Ilicic, un giocatore che a quanto pare ha sofferto di depressione dopo il lockdown. La salute mentale è ancora un tabù nel calcio: qual è il modo giusto per introdurre questo tipo di argomento nella discussione mainstream?

Vorrei evitare di espormi sulla situazione di Ilicic finché non sappiamo con precisione cosa stia succedendo.
In generale, la squadra ha sempre rispecchiato la città di Bergamo. I tifosi si ritrovano molto nell'idea che uno dei loro giocatori possa essere stato provato dalla quarantena e il continuo suono di sirene che ha fatto impazzire un po' tutti in provincia. Spesso noto che c’e la tendenza a crede che i calciatori siano dei supereroi e non possano trovarsi i difficoltà. Non è assolutamente così. Noi abbiamo tentato di trattarlo facendo capire che ilicic è un cittadino di Bergamo come tutti i tifosi dell’Atalanta e mettere alla luce che lui non è immune a queste dinamiche.  

Che sensazioni ti ha lasciato guardare la partita contro il PSG?

All'inizio sembrava che ci fossi rimasto più male io di loro (ride, ndr). A causa da un lato del Covid-19 e dall'altro dell'Atalanta, la fama di Bergamo in Italia ma anche nel mondo è cambiata profondamente. I bergamaschi si sono trovati in mezzo tra la passione per la loro squadra e la tragedia della pandemia e hanno vissuto entrambe con la loro forza e umiltà anche davanti alla sconfitta sportiva.

 

Video producer: COPA90
Fotografia: Alessandro Belussi / Andrea Brunelli