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Roma Cult Files - Thelonious B

Un collettivo musicale hip-hop autosufficiente che scavalca le linee di demarcazione tra generi musicali

Roma Cult Files - Thelonious B Un collettivo musicale hip-hop autosufficiente che scavalca le linee di demarcazione tra generi musicali
Fotografo
Francis Delacroix (Younggoats)

Sono a Monteverde ed è passata da poco l’ora di pranzo, nonostante ciò sono digiuno. Mi incammino verso il luogo dell’appuntamento. E’ un quartiere che conosco poco, mi guardo attorno incuriosito cercando indizi ad ogni angolo della strada e mi accorgo tutt’a un tratto di essere arrivato.
Si staglia davanti a me un enorme complesso di edifici costruito in epoca fascista. Sembra un microcosmo, una società in miniatura. I pochi residenti che incrocio mi guardano con sospetto, perché sanno benissimo che non appartengo a quel luogo, che sono un estraneo. Sfido i loro sguardi e proseguo verso l’ascensore, che dal cortile interno conduce a tutti i piani dell’edificio. Dopo quella che sembra una salita interminabile, esco e vedo da lontano una porta aperta da cui spuntano sei facce sorridenti. Sono arrivato al quartier generale dei Thelonious B, progetto musicale che, partendo dall’hip-hop, attraversa un’infinita serie di influenze, inseguendo quello spirito di scavalcamento dei generi musicali che ora sembra un’imperativo nel panorama underground internazionale.

I Thelonious B sono un nucleo autosufficiente, dal momento che ogni membro ha anche competenze che esulano da quelle musicali e artistiche, facendo sì che tutte le esigenze al di fuori della produzione musicale vengano comunque esaudite da membri interni al gruppo. Dopo i saluti, le formalità e qualche “eskere” di rito si fanno avanti Brown, il fondatore del gruppo e Simone, art director del progetto. I
nizia un nuovo episodio. 

#1 Chi sono i Thelonious B e come nascono?

Brown: I THB siamo io (Brown), BRBK, Roger, Bebi e Kirua. Poi c’è Simone, il nostro art director. Il gruppo è nato nella maniera più naturale possibile. Siamo amici da tantissimo tempo e amiamo fare moltissime cose insieme, la musica è fra quelle. Prima di approdare alle nostre sonorità attuali, ho sperimentato diversi generi. Durante gli anni del liceo ho avuto anche una band metal, per capirci. Questa attitudine eclettica ancora oggi influenza molto il sound del progetto. I Thelonious B nascono da una grande amicizia, che ci ha dato una visione comune delle cose, oltre ovviamente dalla voglia di condividere esperienze e crescere insieme. 

 

#2 Come definireste le vostro genere musicale? Quali sono le vostre principali influenze?

B: Sicuramente il filone di partenza è quello hip-hop. Oggi però molti artisti sulla scena internazionale stanno riscoprendo altre sonorità e le stanno ibridando con il sound che generalmente viene definito trap. Soprattutto le sonorità metal, punk ed emo stanno contaminando tantissimo l’underground hip hop contemporaneo. Noi, avendo un background che spazia fra diversi generi, abbracciamo a pieno questo tipo di contaminazioni, perché fanno parte anche della nostra storia personale. Trovo anche che sia un modo con cui grandi band del passato possano rivivere e tornare ad influenzare fenomeni culturali di enorme diffusione, nella forma della contaminazione fra diversi generi musicali.
Questo è un fenomeno interessantissimo, perché apre un dialogo fra generazioni di giovani, vissute in epoche diverse. Ognuna con le proprie sonorità, ma unite dalla contaminazione e dal continuo processo di influenza che il passato ha sul presente in qualsiasi forma di espressione artistica. 

 

#3 Quindi come vedi il futuro dell’hip-hop e della Trap?

B: Secondo me, parlare ancora di Trap è molto spesso un errore. Siamo gia nel periodo della post-trap. Tutte queste influenze e questa voglia di sperimentare hanno fatto sì che le sonorità Trap più pure siano state sorpassate. Quindi ciò che molti interpretano come futuro è già il presente.

#4 Roma sta cambiano. Dopo anni di torpore, Roma sta sfornando artisti di rilievo ad un ritmo elevatissimo e la città stessa sembra sempre più un nucleo creativo in pieno fermento.
Come vivete l’enorme cambiamento che sta sconvolgendo la realtà della vostra città negli ultimi anni?

Simone: Roma è stata sempre un mondo a parte, dove tutto passava senza lasciare traccia. E’sempre stata una città così famosa per la propria storia, da soffocare ogni tipo di innovazione. Oggi sembra che la tendenza sia cambiata e la città sia diventata tutt’a un tratto più ricettiva. Si sta aprendo al mondo, ma il suo essere sempre stata un “hortus conclusus” ha fatto sì che gli artisti che escono da qui non siano copie degli artisti esteri.
Gli artisti romani hanno la romanità nel DNA e questo li rende unici, per questo, ora che la città è così ricettiva, stiamo stupendo tutta la penisola (e oltre) per la personalità e l’unicità degli artisti che vengono da qui. Noi semplicemente ci rispecchiamo in questo ritratto di una giovane generazione di creativi che guarda fuori dai confini della propria città, ma sa anche apprezzarne la grandezza.

 

#5 A Roma anche la moda ha sempre faticato ad entrare, mentre oggi sembra che, grazie allo streetwear moltissimi giovani comincino a guardare oltre i confini della propria città anche per quanto riguarda lo stile.
Come vedete questo fenomeno?

S: E’ vero che Roma non è mai stata una città alla moda. E’ altrettanto vero però che a Roma, quando si lancia una moda, questa viene seguita in massa. Oggi che la città è più ricettiva nei confronti di ciò che accade all’esterno e sulla scena internazionale, questa dinamica si sta semplicemente ripresentando in una forma del tutto nuova.
Un numero incredibilmente alto di ragazzi impazziscono per la Trap, come per lo streetwear e questo sta ancora più alimentando questo focolaio di internazionalizzazione della città. Io ci ho sempre sperato, ma se non l’avessi visto con i miei occhi non ci avrei creduto.