Domenica sera James Franco ha vinto il Golden Globe come miglior attore in una commedia per The Disaster Artist e, quando è salito sul palco per ritirare il premio, in molti hanno notato appuntata sulla sua giacca la spilletta del movimento Time’s Up come simbolo del suo a sostegno all’iniziativa contro le violenze di genere sul posto di lavoro.

Questa scelta ha attirato le critiche di tre donne (Ally Sheedy, Sarah Tither-Kaplan e Violet Paley) che hanno attaccato l’attore su Twitter, accusandolo a vario titolo di molestie e abusi.

Le più dure sono quelle di Paley che sostiene che Franco abbia tentato di adescare una sua amica diciassettenne nella sua camera d'hotel. Il suo tweet:

"Carina la spilla #TimesUp James Franco. Ricordi quella volta quando in macchina hai spinto la mia testa verso il tuo xxxx e quell'altra volta in cui hai detto a una mia amica di 17 anni di venire nel tuo hotel? Dopo che eri già stato beccato a fare la stessa cosa con un'altra 17enne?".

La star ha risposto così durante una puntata di The Late Show with Stephen Colbert:

"Sono apparse molte cose su Twitter, non le ho lette tutte ma ne ho sentito parlare. Non ho idea di quello che posso aver fatto ad Ally Sheedy, non è successo nulla con lei se non il fatto che ci siamo trovati bene entrambi [… ].
Riguardo alle altre, nella mia vita sono sempre stato orgoglioso di essermi sempre preso la responsabilità per le cose che ho fatto e farò di tutto perché sia sempre così anche in futuro. Lo faccio ogni volta che so che c’è qualcosa di sbagliato che va cambiato. Per me questo è un dovere. Le cose che hanno scritto su Twitter non sono precise, ma io sostengo completamente le persone che hanno il coraggio di tirare fuori la propria voce perché magari in passato non hanno avuto l’opportunità di farlo. Quindi non sarò certo io a zittirle. Anzi credo sia un’ottima cosa e continuerò a sostenerla".

Una reazione inaspettata, che, sincera o no, sottolinea l’unica cosa buona emersa da tutte le violenze e i soprusi che hanno riempito la cronaca negli ultimi mesi: il risveglio della consapevolezza del diritto alla denuncia che ha spinto molte donne a rompere il silenzio sugli abusi. È questa nuova e liberata era che speriamo diventi reale, concreta e normale, un cambio nella mentalità e nella società doveroso e necessario.

Se da un lato continuano a spuntare movimenti a sostegno della lotta contro ogni scorretta condotta sessuale, come #TimesUp e #metoo, in Francia un centinaio di donne, guidate dalla critica d’arte e scrittrice Catherine Millet, di cui fanno parte l’attrice Catherine Deneuve e altre scrittrici, artiste e accademiche, con una lettera aperta, pubblicata da Le Monde, condannano la “caccia alle streghe” seguita allo scandalo a Hollywood che minaccia la libertà sessuale. Nel documento si legge: “Lo stupro è un crimine, ma tentare di sedurre qualcuno, anche ostinatamente o in maniera maldestra, non lo è, come la galanteria non è un’aggressione machista”.

Tutto questo accadeva a pochi giorni da un altro fatto di cronaca: 

Harvey Weinstein, è stato aggredito in un ristorante dell’Arizona, luogo dove si trova da mesi in riabilitazione, da un altro cliente che urlava: "Sei un pezzo di m... per quel che hai fatto alle donne". Karma?