Architetti che devi conoscere: Samuel Ross Il designer che disegna tensioni sociali

Questo articolo fa parte della serie Architetti che devi conoscere. Il capitolo precedente approfondisce il lavoro di Carlo Mollino.

Per molto tempo Samuel Ross è stato raccontato soprattutto attraverso la moda. A-COLD-WALL*, il brand fondato nel 2014, le collaborazioni, lo streetwear, il lusso, l’estetica industriale, il grigio, il cemento, il nero, l’arancione segnaletico. Tutto vero, ma anche parziale. Fermarsi lì significa guardare solo la superficie di un lavoro che, da anni, prova a spostarsi altrove. Ross non è interessante soltanto perché ha portato la strada nella moda, ma perché ha capito che la strada, prima ancora di essere uno stile, è uno spazio. E ogni spazio contiene sempre qualcosa: classe sociale, memoria, accesso, esclusione, corpo, desiderio di uscire da un sistema e, allo stesso tempo, di entrarci.

Il rapporto tra corpo e città

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Il lavoro di Samuel Ross in quanto architetto non nasce da un’estetica urbana generica, né da una fascinazione per il brutalismo, e nemmeno dal bisogno di rendere cool materiali poveri. Ross usa cemento, metallo, marmo, OSB, legno bruciato, forme spezzate e volumi pesanti, materiali che parlano di lavoro, periferia, infrastrutture, edifici pubblici, barriere, cantieri, spazi attraversati più che abitati.

A-COLD-WALL* è stato fondamentale nella carriera di Samuel Ross, ma ha funzionato come primo laboratorio di un pensiero più ampio. Gli abiti erano superfici urbane, le silhouette sembravano strutture, i dettagli industriali diventavano codici sociali. La moda, in quel momento, era il modo più immediato per parlare del rapporto tra corpo e città. Ma il punto non era solo vestirsi: era capire come un corpo si muove dentro un sistema, quali segni assorbe, quali limiti incontra, quali possibilità prova ad aprire.

SR_A e la collaborazione con Friedman Benda 

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Big Bang Unico - Samuel Ross (2026)
Big Bang Unico - Samuel Ross (2026)

Con SR_A, lo studio fondato nel 2019, questa intuizione diventa più esplicita. Ross inizia a lavorare sempre di più su oggetti, arredi, installazioni, spazi, prodotti industriali, senza che questo sembri davvero un cambio di settore. È piuttosto un’estensione naturale dello stesso linguaggio: se prima il corpo indossava la città, ora la città entra negli oggetti. Una sedia, un tavolo, un rubinetto, una toilette, una stanza diventano supporti diversi per parlare della stessa cosa: la tensione tra funzione e simbolo, tra uso quotidiano e carica sociale, tra lusso e memoria materiale.

È negli arredi realizzati con Friedman Benda che questo passaggio diventa particolarmente evidente. Pezzi come Trauma, Recovery, Rupture, Signal-3 o Border II, presentato nel 2025, hanno una forte presenza, come frammenti di architettura rimasti dopo un urto. Tutto comunica peso, non è soltanto visivo perché dentro questi oggetti si sente qualcosa di emotivo, sociale, storico. In un momento in cui gran parte del design contemporaneo prova a essere morbido, rassicurante e immediatamente desiderabile, Ross sceglie una direzione meno comoda. 

Parlare di ciò che resiste  

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Fire opens Stone - Samuel Ross (2022)
Fire opens Stone - Samuel Ross (2022)
ANAESTHESIA I - Samuel Ross (2022)
ANAESTHESIA I - Samuel Ross (2022)
Border - Samuel Ross (2022)
Border - Samuel Ross (2022)
SLAB - Samuel Ross (2022)
SLAB - Samuel Ross (2022)

La mostra COARSE, presentata nel 2023 da Friedman Benda a New York, racconta bene questo approccio. Qui Ross lavora su materiali industriali e li tratta come superfici vive: legno bruciato, metallo, pietra, marmo, elementi organici, fuoco, processi di trasformazione. Il risultato è una serie di oggetti che sembrano aver attraversato qualcosa: non sono lisci, non sono pacificati, ma hanno una ruvidità concettuale e fisica, come se ogni superficie conservasse una traccia.

È qui che il suo lavoro diventa davvero interessante per il design. Samuel Ross non disegna solo forme, disegna attriti. Porta dentro l’oggetto tutto ciò che spesso il design preferisce rimuovere: il conflitto, la classe, la fatica, la materia sporca, la tensione tra bellezza e disagio. Il brutalismo, nel suo caso, non è nostalgia del cemento né estetica da showroom. È un linguaggio per parlare di ciò che resiste

Il lavoro con Kohler 

Formation 01 - Samuel Ross (2023)
Formation 01 - Samuel Ross (2023)
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Formation 02 - Samuel Ross (2024)
Formation 02 - Samuel Ross (2024)
Terminal 02 - Samuel Ross
Terminal 02 - Samuel Ross

Anche il lavoro con Kohler va letto dentro questa stessa logica. Con Formation 01, Ross trasforma un rubinetto in un oggetto scultoreo, arancione, angolare, quasi alieno. Con Formation 02, presentato durante la Milan Design Week 2024 insieme all’installazione Terminal 02, porta quella tensione dentro il bagno, cioè dentro uno degli spazi più quotidiani e meno raccontati della casa. È una scelta intelligente, perché sposta il discorso dal mobile da collezione all’oggetto domestico invisibile. Il rubinetto, l’acqua, l’igiene, la toilette: elementi che di solito scompaiono nella routine diventano improvvisamente architettura, gesto, rito.

Questa è forse una delle sue intuizioni più forti. Ross prova a caricare di significato ciò che normalmente non guardiamo. Un bagno, un tubo, una superficie industriale, una seduta pesante, un colore segnaletico possono diventare linguaggio se vengono progettati con abbastanza precisione. Per questo il suo lavoro non appartiene davvero a una sola disciplina, ma è un sistema di segni che cambia supporto a seconda di dove può colpire meglio.

Non nascondere il conflitto 

@kohler

Nominated for the Fuorisalone Award 2024, Samuel Ross' Terminal 02 presents a provocative homage to the power of water and celebrates the release of the Formation 02 smart toilet. 

original sound - Kohler

I confini tra oggetto, immagine, spazio, moda e comunicazione sono sempre meno interessanti, mentre diventa sempre più importante capire se un creativo riesca a costruire una visione coerente attraversandoli. Ross ci riesce perché usa l’ibridazione come metodo. Ogni progetto sembra tornare sempre agli stessi nuclei: materia, corpo, città, classe, trasformazione, un lavoro di denuncia che contiene anche una forma di aspirazione che, però, non cancella la provenienza ma la rende visibile

Riscoprirlo oggi, o forse guardarlo meglio, significa capire che il brutalismo non è solo una questione di forme dure. Può essere un linguaggio emotivo, politico, materiale. Può parlare di città, accesso, memoria, appartenenza. Può trasformare una seduta in una postura sociale, un rubinetto in una scultura, un oggetto quotidiano in una dichiarazione. Ed è proprio qui che Samuel Ross diventa una delle figure più necessarie del design contemporaneo: non perché rende bello il conflitto, ma perché trova il modo di non nasconderlo.

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