Anche secondo la legge Live Nation è un monopolio illegale L’ha deliberato una giuria di Manhattan

Se avete comprato un biglietto per un concerto negli ultimi vent’anni, è molto probabile che lo abbiate fatto su Ticketmaster o su TicketOne. Il primo è di proprietà della multinazionale americana Live Nation, il secondo è formalmente un competitor che nel tempo ha finito per muoversi all’interno dello stesso ecosistema, per restare al passo con un mercato sempre più concentrato. Ma la competitività, semplicemente, non esiste, dato che una giuria federale di Manhattan ha stabilito che Live Nation ha costruito negli anni un monopolio illegale sull’intera industria dei concerti negli Stati Uniti. 

Live Nation è un monopolio?

La risposta breve è sì, almeno secondo la giuria federale di Manhattan, che mercoledì ha chiuso uno dei processi antitrust più seguiti negli ultimi anni negli Stati Uniti. Come racconta il New York Times, dopo sette settimane di udienze e quattro giorni di deliberazioni i giurati hanno stabilito che Live Nation ha operato come un monopolio illegale violando le leggi federali e statali, dando così ragione alle 34 procure americane che avevano intentato la causa. Non è una sentenza definitiva nel senso più pratico del termine, perché ora sarà il giudice Arun Subramanian a decidere quali saranno le conseguenze concrete, ma il verdetto apre scenari che fino a poco tempo fa sembravano impensabili, tra cui anche una possibile separazione tra Live Nation e Ticketmaster.

Secondo quanto riportato anche dal Guardian, il cuore dell’accusa è sempre stato il cosiddetto modello «flywheel», cioè quel sistema integrato in cui Live Nation controlla più livelli della filiera, dalla promozione dei tour alla gestione delle venue fino alla vendita dei biglietti. Un meccanismo che, sulla carta, crea efficienza, ma che nella pratica avrebbe schiacciato la concorrenza impedendo ad altri operatori di competere davvero. Durante il processo è emerso che Ticketmaster vende circa dieci volte più biglietti del suo principale concorrente, mentre Live Nation gestisce o ha interessi in centinaia di venue e organizza decine di migliaia di eventi ogni anno. 

Live Nation accusata di aumentare i prezzi ai consumatori

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La giuria ha anche quantificato il danno per i consumatori, stabilendo che Ticketmaster avrebbe fatto pagare in media 1,72 dollari in più per ogni biglietto venduto – da non confondere con il Dynamic Pricing – una cifra che moltiplicata per centinaia di milioni di ticket diventa un impatto economico enorme. Live Nation ha sempre respinto le accuse, sostenendo di operare in un mercato competitivo e di non imporre vincoli alle venue o agli artisti, ma il processo ha portato alla luce anche pratiche più opache, tra cui pressioni sui partner e strategie per aggirare le regolamentazioni sulle commissioni – un’accusa che (per puro caso) era partita due anni fa dai fan di Taylor Swift all’epoca dell’Eras Tour

La situazione in Italia

La causa negli Stati Uniti potrebbe creare un effetto a catena che potrebbe presto arrivare anche nei paesi dell’Unione Europea. Mentre negli USA la questione è arrivata in tribunale, in Italia lo scorso febbraio Live Nation ha acquisito l’Unipol Forum di Assago, una delle venue più importanti del Paese per i grandi concerti internazionali e nazionali insieme al Carroponte e al Teatro Repower. Anche qui il modello tende a replicarsi, con un unico attore che controlla sempre più anelli della catena, dalla produzione degli eventi agli spazi in cui si svolgono fino alla vendita dei biglietti. Non esiste ancora una causa simile a quella americana e il contesto normativo europeo è diverso ma, già nel 2024, per la reunion degli Oasis, il governo inglese si era mobilitato per intervenire sulle pratiche di Ticketmaster per proteggere i fan.