Guida per freelance con clienti difficili Come navigare il complesso mercato creativo del 2026

Nel complesso ecosistema dei lavori della sfera culturale una buona parte di praticanti sono freelance. E, forse, prima di arrivare al burnout, dovremmo imparare a educare i clienti. Soprattutto in Italia, dove spesso si collabora con committenti che appartengono a due o addirittura tre generazioni precedenti alla nostra. Non è davvero colpa loro se faticano a capire che cosa facciamo, bisogna raccontare la complessità: basta guardare alle testimonianze che troviamo facilmente su Instagram e TikTok, con social media manager disperati perché sottopagati in aziende gigantesche che nel 2025 faticano ancora a comprendere l’utilità strategica del loro mestiere.

Tra resistenze generazionali, e mancanza di cultura digitale, la frustrazione cresce, ma forse la questione centrale è un’altra: siamo sicuri di aver esplicitato davvero il valore spesso immateriale del nostro lavoro? Serve una guida pratica per freelance che negoziano con mondi diversi e linguaggi contrastanti - dunque, eccola qui. 

Un lavoro creativo è pur sempre un lavoro

Iniziamo dal dire che il lavoro creativo non è diverso da nessun altro tipo di lavoro. Le qualità che lo formano - talento, ambizione, capacità di visione e gusto personale - sono condizioni che ritroviamo praticamente in qualsiasi altra sfera lavorativa. Le uniche differenze che emergono sono due: da un lato l’assenza di barriere tra la parte ludica della vita e quella lavorativa, poiché anche un party diventa un'occasione di networking; dall’altra l’aspetto nomade.

Come vediamo oramai anche in Italia, l’urbanistica delle città lo racconta bene: fuori dagli orari di ufficio ed in zone della città non propriamente dedite all’attività produttiva, capita di vedere bar affollati con persone al pc a qualsiasi ora. Infatti, anche se i numeri stanno calando, come ci confermano i dati del portale finanza che indicano un calo di partite iva aperte nel 2025 del -3,6%, il nostro Paese si conferma comunque uno dei paesi con più lavoratori autonomi in Europa

Riconoscere il proprio valore

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La negoziazione è un aspetto fondamentale che sicuramente non viene insegnato nelle scuole italiane e si apprende con la vita, ma non bisogna sempre accettare la prima offerta che viene proposta per un progetto. Spesso, da freelance, si fa l’errore di immedesimarsi nel cliente, di ragionare su che tipo di volume di fatturato ha o su che periodo sta passando l’azienda o la società per andare incontro alle loro esigenze. Invece bisogna pensare alle proprie esigenze: negoziare il tuo valore significa anche rendersi conto che sei tu utile all’azienda non il contrario. 

Rendicontare tutto, anche la ricerca

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Un altro consiglio che pensiamo sia indispensabile è richiedere al proprio committente il tempo di spiegarli la complessità del lavoro che stai svolgendo. Viene chiesto alla classe creativa di essere costantemente geniali per apportare freschezza e valore culturale con nuove idee e spunti utili all'accrescimento visuale ed economico di un progetto. Nel processo creativo, le soluzioni non sono mai dietro l’angolo: insieme alla realizzazione, la ricerca stessa occupa una grossa fetta di tempo. Tutto questo andrebbe rendicontato ai propri committenti, sia per tenerli al corrente della propria attività, sia per far capire loro che dietro anche solo dietro alla scelta di un'immagine per Instagram ci sono volute preparazione e conoscenza. 

Pianificare il lavoro con strategia 

A volte si entra in un workflow perfetto che fa viaggiare a livelli altissimi per ore, ma è importante non distrarsi. Tendenzialmente, un freelance è contemporaneamente coinvolto in diversi progetti e, a prescindere da chi paga di più, ciascuno è importante. Bisogna equilibrare gli sforzi per poter avanzare strategicamente e mantenere il controllo sulla propria attività, senza farsi intrappolare dalle personalità dei committenti più pressanti. Non esiste cliente di prima fascia o cliente di seconda: in un mercato del lavoro che ha perso ormai qualsiasi tipo di barriera (incredibilmente anche in Italia), per un freelance tutto, un domani, può diventare il lavoro principale. In questo mestiere si è costantemente imprenditori - anche se precari - perciò nessuna strada va chiusa. 

Non avere un paura di chiedere pagamenti in anticipo 

L'ultimo consiglio pratico riguarda il pagamento in anticipo nelle fasi di ricerca di un progetto. Anche una proposta va pagata, poiché anche propdurre un solo PDF introduttivo costa del tempo -  inoltre, si ha indirettamente fornito un input creativo al cliente ed al suo team. Non è detto che dopo quella fase decidano di prenderti in considerazione, ma anche la proposta iniziale rappresenta un contributo creativo che, se non retribuito, potrebbe trasformarsi in un lavoro regalato

In generale, il consiglio è sempre quello di anticipare più informazioni possibili al proprio cliente per essere chiari sui termini della collaborazione. È finita l’equazione che obbliga al solo risultato nel minor tempo possibile: la complessità, oggi, fa la differenza tra un professionista umano e una macchina. Del resto, anche educare i clienti ad avere a che fare con un freelance per distinguerlo dal rapporto con un lavoratore dipendente fa parte del lavoro creativo. E probabilmente rappresenta la prima forma di cura nei confronti del proprio lavoro.