Perché i palestrati sono fissati coi completi stretti? Chiamiamola una “deformazione professionale”

Il 2026 è l’anno del palestrato. L’ossessione del workout, del tracciamento dei macro, della creatina e delle proteine whey ha ormai consumato tutto e tutti. La cultura del fitness è anche al centro di un groviglio ideologico e culturale nella cui matassa sempre più voci della “cultura” e anche della politica stanno cercando il significato della mascolinità contemporanea. Questa ricerca passa anche dalla moda. Non tanto perché il palestrato ami sperimentare (non lo ama) ma perché questa cultura ha iniziato a “deformare” le regole classiche della sartoria in base ai propri concetti e priorità. L’esempio più evidente è l’ossessione dei palestrati per i completi stretti.

Se, online, basta guardare foto in completo di Conor McGregor, Clavicular o di Andrew Tate o dei numerosi “maschi alfa” che infestano Internet, nella vita vera è sufficiente un rapido sguardo ai passanti per strada per notare che le proporzioni generose di un classico completo napoletano, poniamo, sono considerate quasi una stravaganza. Una mentalità iper-letterale, infatti, porta molti uomini a credere che pantalone e giacca non debbano creare una silhouette ma semplicemente aderire al corpo il più vicino possibile. Il termine “etero-basic”, purtroppo, non è stato inventato a caso. Ma come è nata questa passione del maschio alfa per il capo aderente?

Metrosessuale a chi?

Iniziamo con una breve digressione storica. Nella metà degli anni ’90 il menswear consisteva per lo più in completi classici e si portava dietro molti strascichi del power suiting del decennio precedente, basti pensare al guardaroba di film come Wall Street. A un certo punto arrivarono Helmut Lang e Raf Simons che, in risposta alle abbondanti proporzioni armaniane, proposero completi dal taglio chirurgico: pantaloni stretti e senza pinces con vita medio-bassa e gambe dritte, giacche dalle spalle non accentuate con maniche più alte e sottili e revers più piccoli.

All’epoca lo stile divenne famoso come “skinny suiting”. Era più slanciato e androgino, aveva un aspetto più moderno e divenne l’espressione della cultura metrosexual di fine anni ’90, quella degli uomini metropolitani che tenevano particolarmente alla cura del corpo e del guardaroba senza necessariamente essere gay. Il completo skinny divenne mainstream con il Dior Homme di Hedi Slimane ma, negli anni successivi, finì per essere così codificato nella cultura ufficiale che già nei primi anni 10 era diventato la colonna portante dello stile “smart casual”. Fu lì che il trend innovativo degli anni ’90 si calcificò in standard, anche grazie diffusione in Europa dei vari fast fashion come Zara o H&M con i loro completi a buon mercato.

Dettagli e proprozioni

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«A prescindere dalla qualità sartoriale», fa notare su X il sempre brillante @dieworkwear nel commentare un articolo di WSJ sulla “muscle suit” di Connor McGregor, «è interessante notare come l’abito attillato sia passato dall’essere associato al metrosexual nei primi anni 2000 (gay, europeo, lezioso) all’ipermascolinità di oggi (guerriero, culturista, macho). Questa transizione è indissolubilmente legata al fatto che la maggior parte dei clienti non sa molto di sartoria e acquista abiti da aziende made-to-measure gestite da imprenditori che, a loro volta, non ne sanno molto. In tutto questo processo non c’è nemmeno un vero sarto». 

Ma @dieworkwear prosegue: «Quando designer come Hedi Slimane e Thom Browne hanno ridotto le dimensioni del completo, i loro capi calzavano tecnicamente a pennello sui modelli ectomorfi che mandavano in passerella. I revers non si piegavano; il colletto rimaneva al suo posto; i bottoni non tiravano. Il nuovo “muscle suit” realizzato su misura non è altro che una variante di questa tendenza, ma adattata a fisici muscolosi». 

Il tema rimane sempre quello delle proporzioni: il completo, che sia prodotto su misura da zero o adattato sul cliente, non deve mai aderire al corpo, tirarlo, creare pieghe. Ma come si legge sempre su WSJ, il tema è che i palestrati vogliono mettere in mostra i muscoli anche col completo. C’è un conflitto di finalità: gli abiti sartoriali non sono fatti per mettere in mostra il corpo, anzi, servono a disciplinarne la silhouette.

A prescindere, un po’ in tutta la cultura mainstream, esiste un condizionamento culturale che porta a percepire come più normali o accettabili completi che in realtà sono attillati e come strani, antiquati o leziosi i completi più abbondanti. Ma quindi come devono fare palestrati e gym bro a trovare un completo?

Come scegliere un completo se siete muscolosi

L’errore più comune che palestrati e gym bro fanno è, come si diceva, il completo troppo stretto che comprime o deforma la silhouette. Il rischio principale è apparire compressi, con spalle che tirano e bottoni sotto sforzo. Un abito ben realizzato deve invece accompagnare ogni fisico, sia i più esili che i più sviluppati, consentendo ogni movimento senza tensione. Ma indossare un completo da palestrato è possibile: Dwayne Johnson ne indossa di ottimi, lo stesso valga per Henry Cavill e Idris Elba che però sono inglesi quindi partono avvantaggiati. Hugh Jackman è un altro esempio.

La spalla è la prima cosa da guardare. La cucitura deve posizionarsi esattamente sul bordo della spalla ossea, senza scivolare verso il bicipite o creare un “effetto ala”, ovvero quella protuberanza laterale che fa sembrare la giacca troppo stretta. Sul petto e sulla vita bisogna sapersi regolare. Il torace ampio richiede spazio sufficiente affinché la giacca resti piatta, senza formare pieghe o tirare sul bottone, ma deve comunque stringersi in vita: deve creare una forma a “V” e mai a “X”. Nel caso di giacche bespoke, meglio optare per la giacca con tela di crine di cavallo tra tessuto esterno e fodera che mantiene meglio la forma.

Per i pantaloni, i modelli skinny o eccessivamente affusolati, che aderiscono troppo ai quadricipiti e ai polpacci creando un “effetto imbuto”. La coscia riempie completamente la parte alta del pantalone, creando una tensione evidente sul tessuto, mentre la gamba si stringe in modo innaturale alla caviglia. È inutile avere un pantalone largo in alto se deve poi stringersi in basso perché lo squilibrio rompe la proporzione naturale della gamba. Un pantalone ben costruito deve invece mantenere una linea coerente dalla coscia al polpaccio, creando una silhouette piena e unitaria. Infine, il pantalone deve cadere dolcemente sulla scarpa, sfiorandola. Il pantalone che mostra la caviglia è corto e goffo.

Per quanto riguarda i tessuti, le lane leggere o i blends (intorno ai 250-350 grammi) risultano ideali perché offrono traspirabilità senza aggiungere volume. I tessuti pesanti e rigidi tendono invece a ingrossare ulteriormente la figura. Un singolo petto con vita definita rimane la soluzione più versatile per chi ha una corporatura muscolosa, perché slancia e mantiene un aspetto autorevole senza appesantire.

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