5 cose da aspettarsi dalla Milano Fashion Week Men’s SS27 Piatto ricco?

Il weekend che si apre davanti a noi e che accoglierà i quattro giorni della Milan Fashion Week Men’s SS27 promette di essere, se non pienissimo, almeno interessante. Con sole 17 sfilate fisiche, sei delle quali sono di brand effettivamente italiani e quattro delle quali saranno ospitate in Fondazione Sozzani, verrebbe quasi da dire che questo fashion week-end sarà più chill per editor, buyer e content creator rispetto a Parigi, dove i nomi di richiamo invece abbondano. Come aspetto positivo, almeno, c'è il fatto che con la piazza relativamente sgombra dai classici giganti commerciali, la scena locale con le sue presentazioni e in alcuni casi i suoi show potrà emergere più in primo piano.

Per il resto confidiamo nell’estate e in settembre, con il suo maggiore fresco e il suo più nutrito calendario.

1. Il ritorno degli americani: Ralph Lauren e Thom Browne

Dopo il successo dell’ultima stagione, Ralph Lauren riconferma Milano come sua passerella per le collezioni menswear e raddoppia con un nuovo show. Insieme a lui si unisce Thom Browne, altro appuntamento dal respiro più internazionale della settimana, che la chiuderà lunedì poco prima di Armani. Potrebbe essere l’inizio di un trend? Oppure, con la crescente importanza del mercato USA, gli americani decideranno di tornare a sfilare a New York?

2.      Il film di PDF Channel

La nostalgia, l’hip-hop, gli anni ’90 e il sogno americano. Da anni ormai il progetto streetwear di Domenico Formichetti ha guadagnato un’enorme trazione culturale anche grazie al seguito di giovanissimi che adorano il direttore creativo del brand e ai profondi legami di quest’ultimo con la scena rap italiana. Dopo aver celebrato la sua consacrazione al Teatro Lirico di Milano l’anno scorso, quest’anno PDF ha trasformato la sua collezione SS27 in un film intitolato The Choice e diretto da Cecilia Fiorelli e che, presumiamo, proseguirà sulla medesima vena di autobiografia romanzata dello show FW26 dello scorso gennaio.

3.      Domenico Orefice alla Fondazione Sozzani

Domenico Orefice è una delle giovani stelle del firmamento milanese. Anche lui ha spesso frequentato il mondo hip-hop italiano negli ultimi tempi, con le sue creazioni viste addosso a Lazza, Geolier, Nerissima Serpe e Marracash. I suoi abiti, sospesi tra sensibilità scultoree e atmosfere dark, dominate dalla pelle nera, sono già stati protagonisti dello show di debutto Lumen visto lo scorso gennaio le attese sono ancora più alte. Ambientato sempre negli spazi di Fondazione Sozzani, il suo show chiuderà la giornata di domenica, una posizione di indubbio rilievo che riconosce l’indubbio merito del designer.

4.      La Midnight Cruise di Alchétipo

Altro talento nato dal prezioso incubatore di Fondazione Sozzani, Alchètipo è un brand interessante perché molto focalizzato sulla reinvenzione, in chiave leggermente gotica, dei codici sartoriali italiani. Anche gli abiti di questo brand hanno avuto di recente il loro breakout nel mondo della musica: il brand ha vestito i ballerini del recente video di Marco Mengoni e Angelina Mango dal nome Canto d’Amore, è apparso addosso a Sayf a Sanremo, oltre che ad artisti come Salmo, Niccolò Filippucci e Dardust. Quest’anno il brand non sfilerà ma presenterà sempre col supporto di Fondazione Sozzani ma nello spazio autonomo di Via Tazzoli.

5.      Meriisi al vintage

Forse il più punk e originale di tutti gli esordienti milanesi, Meriisi fa tutto di testa sua e ciò vale a dire, in modo gradevolmente anarchico. La cosa più affascinante, oltre ai blazer moirè, alle decadenti bluse di seta e ai trench pitonati, è l’irruenza e l’iconoclastia di un brand che non arretra nemmeno di fronte al sarcasmo nel parlare di sé. Con grande ironia e irriverenza, oltre che con un colpo di sardonica intuizione, il brand aveva lanciato il suo e-commerce su Vinted mesi fa e, proseguendo sulla stessa china, quest’anno presenterà la sua collezione con un pop-up da Pezze Vintage, una delle destinazioni cult del distretto vintage di Via Mora. Un trend culturale che prende sempre più piede e che il brand sta sardonicamente cavalcando.

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