Miuccia ha annunciato che la collezione Primavera Estate 2020 di Prada non sfilerà come da tradizione alla Milano Fashion Week ma a Shanghai, in Cina, il prossimo 6 giugno.
Senza correre il rischio di azzardare con dietrologie fantasiose, oltre alle motivazioni ufficiali della scelta, che sarebbe giustificata dalle celebrazioni del 40° anniversario del gemellaggio tra Shanghai e la capitale della moda italiana, si nascondono ragioni più concrete. Il dato reale è quello che la MFW non riesce a competere e a reggere la marcia delle altre città del circuito moda, in particolar modo della visibilità e potenza economica del mercato cinese. Il danno di immagine è notevole e lascia un vuoto nel palinsesto che difficilmente riuscirà ad essere compensato con qualche evento, già annunciato dal brand. Prada non sta rifiutando Milano, ma la Fashion week milanese, che non rispecchia la vivacità e lo sviluppo che sta vivendo la città. Il brand ha partecipato alla Design Week appena trascorsa, con un'evento in-store in galleria Vittorio Emanuele, a conferma di come ci sia la consapevolezza del potenziale della città, non allineato con le scelte prese dalle istituzioni.

Perché Prada abbandona la Milano Fashion Week Miuccia ha scelto Shanghai per il lancio della collezione Primavera Estate 2020 | Image 1

Con questa decisione, la maison nata proprio a Milano nel 1913 condanna i limiti e l'immobilità del sistema moda italiano, nascosti timidamente dietro alle coppe Martini di qualche party in Via Montenapoleone. La speranza è che questa decisione sia solo un passaggio temporaneo, una semplice esigenza di marketing, come successo ad altri brand italiani nell'ultimo anno, che hanno scelto di presentare le loro collezioni fuori da Milano. La trilogia parigina di Gucci ne è un esempio, così come Armani, Moschino, Palm Angels e Dolce & Gabbana. Proprio quest'ultimo aveva scelto proprio Shanghai come città per presentare la sua collezione lo scorso novembre, cancellato solamente dalla bufera scoppiata intorno alla conversazione avvenuta in direct tra Stefano Gabbana e Diet Prada.

La donna di Miuccia sfilerà ancora a Milano, a dimostrazione di come sia rimasto un certo appeal e tradizione intorno alle proposte delle collezioni femminili, le quali riescono ancora a coinvolgere le top model più richieste e influenti, attributo fondamentale nella Insta-era.

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La nota positiva è che almeno la Milano della moda mantenga un dialogo con città internazionali come Shanghai, tra le più vivaci e vibranti culturalmente, come ha dichiarato anche la stilista Miuccia Prada.

“La Cina ha sempre occupato un posto di rilievo nell’immaginario di Prada. [...] L'attitudine e l'identità di questa città, la sua dinamica capacità di far interagire il passato con il presente, il vecchio con il nuovo, sono fonti di costante scambio e interesse”

Prada infatti intrattiene un dialogo speciale con l'Asia, soprattutto da quando nel 2017 ha inaugurato il Prada Rong Zhai, per la prevenzione del patrimonio artistico cinese, all'interno del quale è stata presentata anche la collezione Resort 2018. La maison italiana inoltre, dal 2011 è quotato in borsa proprio sulla piazza di Hong Kong.

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Economicamente Prada è sana e dopo diversi esercizi in calo, il gruppo ha archiviato il 2018 con ricavi a quota 3,142 miliardi di euro, in crescita del 6% a cambi costanti, anche se sotto le attese degli analisti e incalo rispetto al 2017. Il mercato dell'Asia Pacific ha riportato una crescita delle vendite del 10%, di più rispetto ad ogni altro territorio, ciò deve aver fatto riflettere riguardo alle strategie societarie.

Patrizio Bertelli, CEO del gruppo, a fine anno aveva dichiarato che ci sarebbe stato un "rinnovamento strategico, per conferire all'azienda una struttura più dinamica e una nuova capacità di interpretare l'evoluzione culturale delle nuove generazioni di consumatori". Nuove generazioni rappresentate appunto dal pubblico asiatico, quello che dispone di maggior potere d'acquisto.

A Milano rimangono solo amare consolazioni, Prada infatti non abbandonerà completamente la manifestazione, ma ha già annunciato che organizzerà a Fondazione Prada un'evento musicale il 14 giugno, e che mostrerà la collezione SS20 con una presentazione statica. Altra consolazione, il ritorno di una maison storica e importante per Milano come Etro.

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Prada, uno dei pilastri della moda italiana e figlio fedele della Milano design Week, con questa decisione ha definitivamente condannato la manifestazione italiana a uno stato provinciale, che non può più soddisfare le aspettative, soprattutto economiche, dei grandi brand. Prada forse non vuole contrarre quel morbo che ha portato molti brand italiani ad accontentarsi di se stessi, a credere che il nome possa bastare per la gloria eterna. Non regge più il mito costruito negli anni '80 dell'identità del creativo, i brand hanno bisogno di rinnovarsi e reggere il ritmo del gruppo degli inseguitori. La settimana della moda milanese rischia di dover far fronte con nuovi mostri, e non saranno i Frankenstein apparsi sui capi della collezione FW19 presentata da Miuccia a gennaio.