
Cosa significano le Midterm americane per la moda? Le borse, se non altro, hanno reagito bene
La moda è politica ma, senza dubbio, alla moda non piace occuparsi di politica. E Donald Trump ha dato fin troppo da pensare alla moda negli ultimi due anni. Dall’assoluto circo dei famosi dazi di Trump (un autentico tormento anche per la stessa redazione di nss magazine che ha dovuto scriverne) passando per il ritorno del conservatorismo, le buffonate di Elon Musk, i tech-oligarchi, le controversie esplose a ogni progetto marketing di Sydney Sweeney, gli Ozempic bodies e le Mar-a-Lago faces, gli ultimi due anni sono stati un vero mal di testa per la cultura della moda, per chi la fa e per chi la commenta. Senza, per altro, far progredire la cultura dei nostri tempi di un singolo centimetro.
Ma all’indomani delle elezioni di metà mandato americane, che hanno consegnato ai Democratici il controllo di entrambe le camere del Congresso, la moda si trova coinvolta per molti versi, in primo luogo azionistici. Anche se ulteriori implicazioni senza dubbio esistono. Ma quali?
L’onda blu solleva le borse
Come spiega MF Fashion, infatti, i mercati europei del lusso hanno registrato una reazione decisamente positiva ai risultati di ieri notte. Mercoledì mattina i principali listini della moda europea hanno visto acquisti diffusi sui titoli del settore, essendo il risultato un segnale di maggiore stabilità per le aziende del lusso, oltre che una prospettiva di attenuazione delle tensioni commerciali e geopolitiche degli ultimi mesi.
Dopo l’annuncio dei risultati elettorali, Kering ha visto le sue azioni salire del 3%, seguita da quelle di Hermès salite del 1,9% e di LVMH che hanno visto un incremento del 1,1%. A Milano Moncler e Salvatore Ferragamo hanno guadagnato circa due punti percentuali, mentre Brunello Cucinelli ha fatto registrare un andamento leggermente negativo nelle prime ore di seduta. A Londra Burberry ha accelerato del 2,7% e a Zurigo Richemont ha messo a segno un +2,3%. In controtendenza, sul listino di Hong Kong, Prada ha chiuso la giornata in calo dell’1,17%.
Nel pre-market americano Estée Lauder ha mostrato un rialzo di circa un 1,2%, sostenuto anche dalla presentazione dei nuovi obiettivi finanziari al 2030. Nelle sessioni successive anche i titoli americani del settore, che in apertura erano apparsi poco mossi, hanno poi registrato rialzi significativi: Ralph Lauren ha chiuso in avanzamento del 4,48%, Capri Holdings del 5,8% circa, Tapestry del 3,54% e Zegna con un progresso vicino al 7%.
Come anticipavamo, questa esuberanza delle borse deriva dal fatto che, con la perdita del controllo del Congresso da parte dell’amministrazione Trump, è più o meno sparita la capacità di imporre unilateralmente nuovi dazi o di modificare di punto in bianco le politiche commerciali. In effetti, abbiamo visto negli ultimi mesi come gli USA fossero diventati il primo motore di crescita del lusso sul piano globale: Hermès aveva segnalato un incremento dell’8,8% nelle Americhe, Zegna aveva parlato di una crescita a doppia cifra nella regione e Kering aveva individuato il Nord America come unica area in espansione. La tenuta dei consumi di fascia alta, nonostante il clima di incertezza, aveva già mostrato una certa resilienza. Ora gli investitori scommettono che un Congresso diviso possa favorire un clima più favorevole alle aziende e ai consumatori di fascia premium.
Ma oltre alle Borse?
One silver lining from election night? Free trade was the biggest winner.
— Stephen Moore (@StephenMoore) November 4, 2026
Voters hated tariff policies, especially in the South and in rural America. pic.twitter.com/AULQyyZ899
Il risultato delle midterm ha non tanto realizzato ma quanto meno fatto intravedere una decompressione dei molti problemi geopolitici che hanno pesato sulle finanze della moda, di tutte le altre industrie e anche dei cittadini di tutto il mondo: conflitto in Iran, blocco del petrolio, dazi e politiche commerciali ma anche il progresso dell’industria delle AI. La cosa riguarda soprattutto Stati chiave come il Texas, che rappresenta circa un quarto della capacità di data center pianificata negli Stati Uniti, e la cui nuova governatrice democratica Gina Hinojosa è parecchio contraria allo sviluppo de-regolato di data center e chiede moratorie e regole stringenti. E infatti, come spiega Morning Star, le azioni dei produttori di chip asiatici sono crollate.
Per quanto riguarda la moda in senso stretto, però, potrebbero esserci cambiamenti. La recente spinta alla crescita della ricchezza americana, che ha sostenuto in parte la ripresa della domanda di lusso negli Stati Uniti, è legata infatti ai nuovi ricchi generati dal boom dell’intelligenza artificiale e, in misura minore, dalle criptovalute. Analisti e report di settore citati da Reuters sottolineano come le IPO e le rivalutazioni di società legate all’AI (da SpaceX a OpenAI e Anthropic) abbiano creato migliaia di nuovi milionari e miliardari, molti dei quali stanno indirizzando parte di quella liquidità verso orologi, gioielli, borse, immobili di lusso, jet e yacht.
Bloomberg ha proprio detto che le nuove ricchezze dell’AI possono colmare il vuoto lasciato dal precedente ciclo delle criptovalute e dare ossigeno al settore del lusso, a patto che le recenti vendite sui chip e le preoccupazioni sui finanziamenti dei data center non si trasformino in un crollo più ampio. Allo stesso modo, Business Insider riporta che, finché le valutazioni AI non si incrinano, questa nuova ricchezza resta un motore importante dell’attuale upswing del lusso americano. Se però quei segmenti finissero sotto forte pressione, la base di spesa dei “nuovi ricchi” tecnologici si ridurrebbe e il lusso ne risentirebbe in modo diretto. E allora i problemi sarebbero di ordine ben maggiore.







