
Alle elezioni di Midterm americane hanno fatto la differenza i giovani Gli under 30 statunitensi che hanno votato per il Partito Democratico sono stati molti di più del previsto
Si sono appena tenute negli Stati Uniti le elezioni di metà mandato, che hanno rinnovato tutti i 435 seggi della Camera e 35 dei 100 seggi del Senato. Il Partito Democratico ha ottenuto una solida maggioranza in entrambi i rami del Congresso, andando meglio del previsto in quasi tutto il Paese: ha vinto anche in stati in cui non veniva eletto da decenni e che fino a pochi mesi fa non erano considerati competitivi, come il Kansas o il Texas. I Repubblicani, al contrario, hanno subìto una sconfitta netta, dovuta in buona parte alla sempre maggiore impopolarità di Trump. Il voto era infatti considerato innanzitutto una prima valutazione del suo operato: il risultato schiacciante dell'ala democratica ora avrà inevitabilmente conseguenze sugli ultimi due anni del suo mandato.
È considerato normale che, nelle elezioni di midterm, il partito del presidente in carica perda qualche seggio al Congresso. La sconfitta dei Repubblicani, però, è stata ben più pesante del previsto: l’ultima volta che il partito all’opposizione aveva conquistato la maggioranza sia alla Camera sia al Senato era stato nel 2006, durante la presidenza del Repubblicano George W. Bush, che tre anni prima aveva avviato la guerra in Iraq – considerata una delle guerre più impopolari degli ultimi decenni. Questa volta, la portata della sconfitta è stata tale che persino Trump si è congratulato con i Democratici per la vittoria: un comportamento insolito per un presidente che parla regolarmente di brogli e complotti e che, in passato, si era rifiutato di riconoscere di aver perso le presidenziali del 2020, quando era stato battuto dal candidato democratico Joe Biden.
Lo spostamento delle preferenze di voto dei giovani elettori statunitensi
Le elezioni di metà mandato si sono svolte martedì 3 novembre 2026 e ora i media statunitensi stanno analizzando nel dettaglio i dati relativi all'affluenza per capire come hanno votato i diversi gruppi di elettori: tra le tendenze più evidenti c’è quella che coinvolge i giovani. Due anni fa erano stati uno dei punti di forza della vittoria di Trump, mentre questa volta gli elettori under 30 si sono schierati in modo netto con il Partito democratico. Lo confermano i dati del Voter Poll, la vasta indagine sugli elettori commissionata dalle principali testate statunitensi e condotta da SSRS, società americana specializzata in ricerche e sondaggi, che per questa rilevazione ha intervistato un campione di circa 80 mila persone su tutto il territorio nazionale. Secondo l'indagine, i candidati democratici alla Camera hanno ottenuto il 72% dei voti degli under 30, contro il 25% raccolto dai Repubblicani.
Secondo il Circle (Center for Information & Research on Civic Learning and Engagement), l’autorevole centro di ricerca della Tufts University, in Massachusetts, che da oltre vent’anni studia la partecipazione politica dei giovani americani, uno scarto di 47 punti percentuali nel voto degli under 30 non si era mai visto in un’elezione nazionale. Il record precedente risaliva alle elezioni di metà mandato del 2018, con 35 punti. Nel 2024, quando il voto per la Camera si è svolto insieme alle presidenziali, il vantaggio dei democratici in questa fascia d’età si era fermato ad appena 14 punti.
Cosa ha determinato la sconfitta del Partito Repubblicano
Uno dei dati più significativi delle recenti elezioni riguarda i giovani uomini: nel 2024 il 56% di loro aveva votato per Trump alle presidenziali, mentre quest’anno alle midterm quasi due su tre hanno scelto un candidato democratico alla Camera. Il cambiamento coinvolge anche gruppi che nel 2024 si erano orientati prevalentemente verso i Repubblicani, come i giovani bianchi. Ancora più evidente è stato lo spostamento nelle aree rurali: nel 2024 Trump aveva ottenuto il 60% dei voti degli under 30 residenti in queste zone, mentre oggi i Democratici sono in vantaggio di 20 punti percentuali. Si è inoltre quasi annullato il divario legato al titolo di studio, che per molto tempo ha rappresentato uno dei principali elementi di distinzione delle preferenze di voto negli Stati Uniti.
Stando alle prime analisi, una delle campagne che hanno suscitato maggiore entusiasmo tra i giovani, soprattutto nei centri urbani, è stata quella del democratico Abdul El-Sayed, che ha 41 anni, è musulmano e appartiene all’ala più progressista del Partito Democratico – insieme per esempio al sindaco di New York Zohran Mamdani o ad Alexandria Ocasio-Cortez. El-Sayed ha ottenuto un seggio al Senato in Michigan, uno stato tradizionalmente conteso tra Repubblicani e Democratici, diventando così il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti. Secondo diversi osservatori, la sua elezione dimostrerebbe che candidati con posizioni più a sinistra possono rappresentare una scelta vincente per il Partito Democratico anche al di fuori delle grandi città tradizionalmente progressiste. Per questo, El-Sayed potrebbe essere una delle figure più in vista della politica statunitense dei prossimi anni.
Più in generale, il risultato delle elezioni di metà mandato ha evidenziato il crescente malcontento dell’elettorato statunitense nei confronti della guerra in Medio Oriente avviata da Trump. Il conflitto è stato indicato in numerosi sondaggi come una delle principali fonti di insoddisfazione nei confronti dell'attuale amministrazione repubblicana, soprattutto per via delle ricadute economiche e del conseguente aumento del costo della vita che ha generato – non solo negli Stati Uniti. Diversi esponenti dello stesso Partito Repubblicano, inoltre, hanno cominciato a chiedere a Trump più o meno esplicitamente di tornare a concentrarsi sulle priorità di politica interna, in linea con il principio tanto sbandierato dell’America First. «Il motivo per cui abbiamo perso è la guerra [in Iran]», ha scritto su X il vicepresidente statunitense JD Vance.