Coperni ha chiuso definitivamente La crisi del lusso miete la sua prima vittima

È raro, nella moda, che un brand chiuda. L’ultimo, nella recente memoria, era Y/Project. Eppure la notizia è stata confermata proprio oggi: Coperni ha chiuso. Si sapeva che il brand fosse in crisi e, a inizio ottobre, nss magazine aveva pubblicato un’analisi delle circostanze che avevano portato Coperni alla crisi. Oggi però sono stati i co-fondatori e direttori creativi Arnaud Vaillant e Sébastien Meyer in un memo personale condiviso sui social a mettere la parola fine.

Dopo mesi di tensioni irrisolte con il proprio distributore esclusivo e azionista di maggioranza, Tomorrow London, i due designer hanno spiegato di non essere riusciti a risolvere una controversia prolungata legata a somme non pagate. «Questi otto anni sono stati straordinari», hanno scritto. «Coperni è sempre stata un’avventura collettiva e siamo immensamente orgogliosi di ciò che abbiamo creato». Hanno ringraziato la Fédération de la Haute Couture et de la Mode (FHCM), i negozi, i buyer, la stampa, le celebrità, le modelle e tutte le figure del settore che li hanno sostenuti. 

Ma hanno chiuso con una nota di ottimismo: «Mentre il mondo diventa sempre più impegnativo, in particolare nell’industria della moda, crediamo che ci sia ancora tanto da creare e reinventare. L’innovazione è sempre stata la nostra passione e una priorità in tutto ciò che facciamo. Guardiamo avanti con ottimismo e tante idee, e non vediamo l’ora di condividerle con voi». Ma cosa è successo effettivamente?

Un riepilogo della crisi di Coperni

Se oggi Coperni ha chiuso, la colpa è di Tomorrow Ltd, piattaforma di distribuzione wholesale britannica che dal 2019 fungeva da licenziatario, distributore esclusivo e azionista di maggioranza del brand. Tomorrow riceveva tutti i ricavi e riconosceva royalty ai brand del portfolio (tra cui anche Martine Rose e Charles Jeffrey Loverboy), rimborsando inoltre i costi esterni al design, come sfilate e campagne. Secondo quanto dichiarato da Coperni, con il deteriorarsi del business wholesale di Tomorrow a causa delle difficili condizioni di mercato, l’azienda ha smesso di versare la quota di ricavi e i rimborsi dovuti. 

I conti di Tomorrow Ltd. erano a dir poco disastrosi. Vogue spiega che già nel 2024 il fatturato era crollato del 34% a 8,4 milioni di sterline, il margine di profitto lordo era sceso dal 76% del 2023 al 41%, e le perdite operative erano salite del 28% anno su anno a 7,5 milioni di sterline. Tutte problematiche nascoste ma poi esplose Coperni cancellò improvvisamente la sfilata FW26. Secondo dati emersi durante la procedura giudiziaria, anche il fatturato di mercato di Coperni era in calo: da 15,2 milioni di euro nel 2023 a 13 milioni nel 2024 e a 10,9 milioni nel 2025. I ricavi della società operativa crescevano grazie a royalty e fee, i costi fissi di personale, infrastrutture, produzione e marketing però erodevano i margini, spingendo l’attività in rosso. Quando i pagamenti di Tomorrow si erano interrotti del tutto, il circuito finanziario è bruciato.

 

Lo scorso giugno Coperni SAS (la società operativa francese che gestiva le operazioni quotidiane e i team, diversa da Coperni UK Limited che deteneva la licenza) aveva ottenuto la protezione del Tribunale di Parigi e stava ristrutturando il debito. La procedura di redressement judiciaire era stata aperta l’11 giugno 2026 proprio per far fronte ai mesi di pagamenti arretrati da parte di Tomorrow, che secondo il brand aveva anche terminato l’accordo di licenza in essere. Vaillant aveva dichiarato all’epoca che, privati di queste risorse, brand e dipendenti si trovavano sotto una forte pressione finanziaria, nonostante lo sviluppo internazionale continuasse. Si erano presentati tre possibili compratori, ma evidentemente nessuno è riuscito a salvare il brand.

Tra l'altro, lo scorso marzo Tomorrow Ltd era stata venduta a Progetto 11, holding italiana della piattaforma e-commerce The Level Group (che collabora con brand come Palm Angels, Herno e Off-White). L’ex CEO e fondatore di Tomorrow, Stefano Martinetto, si era dimesso dopo il completamento della vendita. Da quel momento i fondatori di Coperni avevano tentato di riacquistare il controllo del brand da Progetto 11. La holding italiana, da parte sua, aveva descritto una situazione già compromessa al momento dell’arrivo: «La nostra visione si basa su ciò che abbiamo trovato quando siamo arrivati a fine marzo: un’attività già nel mezzo di una più ampia disputa su proprietà e governance, priva di finanziamenti, che ha portato anche alla cancellazione dell’ultima sfilata, e fondatori che cercavano di riacquisire il controllo».

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