
Riuscirà OnlyFans a far tornare la moda eccitante? La piattaforma seduce sempre più brand indie, persino alla Paris Fashion Week
All’ultima Paris Fashion Week le frontiere dei media hanno iniziato a cambiare. Se già da un anno a questa parte diversi creator di OnlyFans dall’immenso seguito hanno iniziato ad apparire tra le liste degli invitati dei brand, questa stagione sono stati i brand stessi a collaborare con la piattaforma che un tempo Bloomberg definì «un gigante dei media da un miliardo di dollari che si nasconde in piena vista». Sia LGN – Louis Gabriel Nouchi che Pleasures hanno presentato capsule co-brandizzate con OnlyFans mentre, nelle settimane precedenti, Poster Girl aveva presentato una serie di capi in lattice nato dalla stessa collaborazione.
Se un tempo la collaborazione di brand e designer con OnlyFans aveva qualcosa di sordido, oggi la piattaforma è diventata un fenomeno mondiale al pari di Vinted, ha riscritto la maniera in cui affrontiamo e discutiamo le nostre preferenze e ha portato nel discorso pubblico un certo livello di sex positivity che non si vedeva dalla fine degli anni ’90. Così come Vinted e Vestiaire Collective rappresentano le nuove frontiere dello shopping di moda, anche OnlyFans può diventare una nuova frontiera della comunicazione?
Il sesso vende, la moda pure
Come si diceva, OnlyFans aveva inizialmente (e conserva ancora, a essere onesti) una sfumatura di sordido e di proibito. La prima designer a superare questa impressione arrivò relativamente presto, però. Nel febbraio del 2021, l’americana Rebecca Minkoff diventò la prima personalità della moda più nota ad aprire un profilo per trasmettere in diretta la sua sfilata, condividerne i retroscena e offrire sessioni di chat a pagamento. Nel medesimo anno anche il multibrand berlinese Voo Store iniziò a produrre contenuti di moda con art direction più o meno osé e a tema queer per OnlyFans dopo che la censura di Instagram divenne troppo severa.
Tutte partecipazioni che fecero notizia ma restarono marginali. Eppure a questo punto OnlyFans si voleva distaccare dalla nomea di portale pornografico e invece porsi come potenziale piattaforma dove qualunque fan potesse interagire a distanza più ravvicinata con la propria celebrità di riferimento, che si trattasse di creativi, atleti, attori famosi, cantanti e via dicendo. Nel 2021, OnlyFans lanciò il Creative Fund dedicato alla musica, nel 2022 quello alla moda che vede coinvolta la stessa Minkoff. Nel tempo, questo Creative Fund divenne praticamente un canale tv e anche Creative Fund: Fashion Edition si trasformò in un reality la cui ultima edizione ha visto un’ospitata di Law Roach come giudice-star.
Le cose restarono relativamente tranquille per un po’: OnlyFans si normalizzò presto e non fece più scandalo. Nel 2025 però arrivò un boom di attività. In aprile, la designer newyorkese Elena Velez portò sulla piattaforma una capsule streetwear con felpe e t-shirt decorate da corpetti stampati, presentata in occasione della fashion week. Pochi mesi dopo anche Rick Owens lanciò un profilo il cui intero ricavato venne devoluto a una fondazione a sostegno dei giovani transgender. A settembre Hillary Taymour, fondatrice di Collina Strada, portò sulla piattaforma una masterclass sul business della moda e del merch.
Arriviamo così al 2026. In corrispondenza al suo show FW26 di gennaio, Louis-Gabriel Nouchi apre un canale con film esclusivi, dietro le quinte, esperimenti ASMR e collaborazioni artistiche, arrivando anche a comparire su OFTV, il canale streaming gratuito della piattaforma, per raccontare il proprio processo creativo. La capsule derivata dalla collaborazione tra i due è quella presentata alla fashion week appena conclusasi. Tra aprile e giugno invece Poster Girl lanciò la sua capsule in lattice accompagnata da un profilo creator dedicato agli scatti in studio, per poi arrivare, a luglio, alla collaborazione con Pleasures presentata in un battello sulla senna per la Paris Fashion Week. Ma come mai questo incremento di attività?
Meglio del classico Instagram?
@bkcase_official LGN ×ONLY FANS Fashion week in Paris @LGN Louis-Gabriel Nouchi Louis Gabriel Nouchi's Alien collection brought childhood nightmares to life in an underground car park in Le Marais. With pounding techno, dim lights, and a diverse cast of models, the runway felt like stepping into a sci fi horror movie. Braided hair face huggers, elasticated veils, vampiric coats, space-crew jumpsuits, and body-hugging dresses with subtle ruching created a mix of cosmic eroticism and futuristic style. The show wasn't just about shock value it explored alienation and identity, reflecting on how the word "alien" is used to dehumanize people, while celebrating diversity and self-expression. Nouchi also added playful touches inspired by OnlyFans and Sigourney Weaver's iconic looks, blending provocation with wearability. This collection proves that fashion can be subversive, inclusive, and effortlessly cool, turning fear into fascination and nightmares into runway magic. Every piece feels bold, sensual, and utterly unforgettable. Thank you for the invitation! #LouisGabrielNouchi #AlienCollection#viral #fashiontiktok #foryourepage 原創音樂 - BK CASE
Dietro l'accelerazione che il rapporto tra moda e OnlyFans ha visto negli ultimi mesi non c'è soltanto la curiosità dei brand verso un canale nuovo, ma anche una crisi ormai evidente dei social tradizionali. Come ha riportato Puck in settimana (e come nss magazine rilevava esattamente un anno fa) l'engagement su Instagram per i brand del lusso è abbastanza crollato negli ultimi anni, nonostante continuino a pubblicare con la stessa frequenza di prima. Di mezzo ci sono tanti fattori riassumibili nel dato che i brand di moda su Instagram sono terribilmente noiosi, postano solo pubblicità e nulla di coinvolgente, appaiono distanti e istituzionali. Per questo si appoggiano alle pagine dei fan ufficiose come @newbottega e @versaceeventi.
Oltre alla crescente istituzionalizzazione dei profili dei brand, ci sono anche gli algoritmi che premiano più i contenuti sponsorizzati rispetto a quelli organici, spingendo le aziende a spendere sempre più solo per mantenere la visibilità senza aumentarla e anche un discorso di audience tossica che espone designer e retailer a ogni sorta di cyberbullismo. Tutto un belligerante scenario che, su OnlyFans, diventa assai più piano e disteso.
Non essendo finanziato dalla pubblicità, OnlyFans non deve ottimizzare i contenuti per trattenere l'attenzione in un flusso infinito, ma apre un rapporto diretto tra chi crea e chi sceglie consapevolmente di abbonarsi. È una logica di accesso volontario che filtra l’audience, e porta chi si iscrive a farlo con relativa apertura mentale, non ci sono troll o misteriosi bot. La cosa consente ai designer sia di controllare meglio i propri contenuti, sia di non “parlare al vuoto” in feed social dispersivi, sia di disobbligarsi rispetto a policy di moderazione restrittive verso temi legati al corpo e alla sensualità, da sempre centrali nel linguaggio della moda.
In generale, comunque, la disorientante vastità del web sta portando creator e brand stanno a muoversi digitalmente in ecosistemi non tanto “chiusi” quanto più aperti a chi è davvero interessato come le newsletter di Substack, ma anche i canali di Youtube dove si diffondono i video essay, le chat di Twitch e Discord. Insomma piccoli spazi delimitati dove ci si possa concentrare su qualunque sia il tema d’interesse senza esporsi al caos, agli algoritmi, ai troll e alle insidie di un Internet sempre più paludoso e confusionario.














































