Londra by Adelaide Guerisoli

La realtà multiforme dello street style londinese è inizialmente spaventosa, per chi arriva da fuori. Come i suoi abitanti è chiusa a riccio, le sue strade intrecciate senza fine e senza sosta, apparentemente popolate da gente che non appartiene alla città, ma che ha imparato a recitare la parte. Appena si atterra a Londra, il cielo nuvoloso, i musi lunghi e gli sguardi scontrosi che si incontrano in metro, la prontezza con cui le caffetterie inghiottiscono e sputano clienti sul marciapiede ti fanno sentire spaesato, solo al centro di un luogo che forse non ha identità; ma inaspettatamente, così come a volte le nuvole scure che caratterizzano i cieli inglesi si schiudono facendo trapelare sottili raggi di sole, il melting pot culturale londinese si rivela in tutta la sua infinità, invitandoti finalmente a prenderne parte. 

Lo street style di Londra è come spesso lo dipingono i reportage e i film qui ambientati, sbriciolato in subculture come pedine su una mappa, ciascuna caratterizzata da colori e tratti distintivi a seconda del quartiere. Il rossiccio dei mattoni che compongono le case di King’s Road, nel cuore del Chelsea, ha rappresentato per anni l’energia pulsante dello street style di Londra. Là dove Mary Quant e Vivienne Westwood stupivano l’intero sistema moda, la prima negli anni ‘60 con le minigonne e la stampe geometriche per le fidanzate dei mod, la seconda nei ’70 con SEX, la boutique anti-convenzionale per i punk dalle creste altissime e le statement t-shirt tenute insieme da spille da balia, adesso regna l’ordine. Flotte di signorine in trench color caffè e ballerine firmate zampillano da un negozio all’altro, raccontandosi l’un l’altra del loro ultimo weekend a Parigi e di quanto sia comodo viaggiare in Eurostar. Perché a ovest di Londra, fino al superamento della collina di Primrose Hill e dei locali di Soho, lo street style è ormai cresciuto, pettinato, non più voglioso di formare nuove mode, ma contento di rimanere sobrio e minimalista, ben ancorato all’estetica mod che governava quelle strade cinquant’anni prima, tra Vespe sfreccianti, camicie stirate e pantaloni stretti. 

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È un po’ più a nord, agli angoli di Hyde Park ma ben oltre Kensington, che Londra riesce davvero a brillare dell’animo interculturale per cui è nota al mondo. Notting Hill e Portobello Road, sebbene vittime certe dell’invadenza gentrificante che le ha ormai trasformate in attrazioni turistiche, sono uno dei centri cosmopoliti più ricchi sulla Terra. Per le strade del quartiere si può ancora sentire il profondo lascito culturale delle comunità irlandesi, ebraiche, marocchine e caraibiche che ci vivono da tempo. È quest’ultima quella che più ne ha influenzato lo stile, dalle tinte accese degli abiti del Carnevale di Notting Hill, a quelle più tenui delle Wallabees, le scarpe in camoscio dalle suole in crepe di gomma, icona dello stile jamaicano. Anche Camden, culla dello stile alternativo, dei chiodi di pelle e delle calze a rete, nonostante costantemente presa d’assalto da turisti e affini, vive di vita propria. Qui la gente ama ancora le Dr Martens, lo stile steampunk, i tatuaggi e i piercing, anche se, rispetto a una volta, è stato tutto reso molto più Instagrammabile. 

Spostandosi verso il centro della città, qualche fermata dopo Piccadilly Circus e Covent Garden, si cominciano ad incontrare gli studenti di moda, quelli che tra il London College of Fashion di Oxford Street e la Central Saint Martins di King’s Cross fanno da poco parte della quotidianità di Londra, ma ne rispecchiano perfettamente la cultura street style. Ci sono quelli che amano l’usato e che preferiscono un paio di cowboy boots con la suola rotta, piuttosto che un paio di scarpe nuove; quelli che indossano solo e sempre look in bianco e nero, camicie oversize e borse con logo in bella vista; e poi quelli che, sentendosi finalmente liberi dalle costrizioni sociali imposte da genitori e conoscenti nelle loro piccole città natali, sperimentano con tinte per capelli, piercing, abbinamenti sorprendenti e trucco in stile contemporaneo. Tutto meno che noioso, fintanto che sia spettacolare e che lasci passanti e turisti a bocca aperta, domandandosi, «Come gli è venuto in mente?» Più ad est, invece, a partire dal quartiere di Shoreditch, si snoda una fitta rete di boutique di abbigliamento vintage curato che hanno reso la zona un centro di ritrovo per chi adora il the matcha e i mercati di fiori al mattino, e i drink e la techno la notte. È qui che sono apparsi i primi parachute pants e le prime Salomon, qualche anno fa, ed è sempre qui che le ragazze riescono a scovare lunghi cappotti in camoscio e pelliccia, stile Penny Lane in Quasi Famosi, o una Fendi Baguette anni 2000 in perfette condizioni. 

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Lo street style di Londra non è facilmente comprimibile in un’unica definizione, proprio perché ogni angolo della città, in quanto vastissima e ricca di storie e aneddoti, ha un flair unico a sé. Per chi ci ha vissuto ma poi è scappato, per chi ha imparato a conoscerla ed ha deciso di rimanere, il fascino della città risiede proprio nella sua inafferrabilità. Londra è lo specchio del mondo, nel bene e nel male, e anche la sua cultura street style ne riserva questa ambiguità; una città pericolosa per chi deve ancora scoprire la propria identità, perché essa stessa sottoposta ad un incessante intercedere di nuovi trend e stili di vita, ma il luogo giusto per sperimentare ed abbandonarsi ai propri impulsi, con la moda come con sé stessi.

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