
Tokyo by Casey Omori / sabukaru
Si dice che la moda segua cicli di 20 anni, il lasso di tempo che intercorre affinché stili e tendenze si rinnovino e ciò che era di moda una volta torni ad esserlo. Anche il Giappone segue questa regola e ogni 20 anni i trend non solo vengono riciclati, ma anche aggiornati. Tokyo è conosciuta come uno degli epicentri mondiali della moda: se si guarda alla storia dello streetwear o più in generale dell’abbigliamento in Giappone, non ci vuole molto per capire che tutto è iniziato nelle strade di Ura-Harajuk. La parola "Ura-Hara" è difatti nel dizionario di ogni fashion addict e nomi come Hiroshi Fujiwara, Jun Takahashi e Nigo sono sempre al centro delle discussioni. 20 anni dopo, la moda dell'epoca Ura-Hara sta tornando in auge, ma con un tocco di modernità in più.
Proprio nell’era Ura-Hara il Giappone ha iniziato a essere una capitale della moda riconosciuta a livello mondiale nei primi anni '90. Ci sono due eventi di riferimento che vengono comunemente indicati come i promotori di questa epoca: l'avvio di GOODENOUGH nel 1990 e l'apertura di NOWHERE nel 1993. GOODENOUGH è stato fondato nel 1990 da 4 membri, il "Padrino dello Streetwear" Hiroshi "HF" Fujiwara, SK8THING, Tōru Iwai e Mizutsugu. E, sebbene oggi la gente associ immediatamente il volto di Hiroshi al marchio, all'epoca nessuno sapeva chi ci fosse dietro. Senza i social media, riviste come "LAST ORGY" erano la principale fonte di informazione per gli appassionati di streetwear. GOODENOUGH si faceva strada nelle pagine, ma non c'erano informazioni su chi ci fosse dietro il marchio, tanto che molti ipotizzavano si trattasse di abbigliamento da club londinese. È stato solo quando HF è stato visto indossare e presentare GOODENOUGH sempre più spesso sui magazine che la gente ha iniziato lentamente a collegare i punti.
L'ultimo evento che consolidò Ura-Hara come hot spot fu l'apertura del leggendario negozio NOWHERE nel 1993 da parte di due amici del Bunka Fashion College, Jun "Jonio" Takahashi e "2GO", alias NIGO. Il negozio ospitava un UNDERCOVER in erba e pezzi curati da NIGO, con il doppio significato di "NO WHERE" e "NOW HERE" lo store oggi non esiste più, ma ha rappresentato a lungo un punto di riferimento per le persone dell'epoca. I due eventi sopra citati sono comunemente indicati come l'inizio ufficiale dell'era Ura-Hara, ma ciò non significa che lo streetwear giapponese prima di allora non esistesse: marchi come Stüssy e Anarchic Adjustment si erano già fatti strada così come marchi giapponesi come TAR (Tokyo Air Runners). E anche dopo con GOODENOUGH e NOWHERE, ci sono un'infinità di brand, negozi e persone che hanno lasciato una grande impronta sulla scena street: HECTIC di Yoshifumi "YOPPI" Egawa, NEIGHBORHOOD di Shinsuke Takizawa, WTAPS di Tetsu "TET" Nishiyama, SOTQ di Kimihisa Senju, solo per dirne aluni. Quando i nomi sopra citati brillavano, naturalmente lo facevano anche le strade: la gente trovava il proprio stile, che si trattasse di capi NEIGHBORHOOD di ispirazione americana, di BAPE in stile hip hop o di WTAPS in stile militare, abbinati in modi mai visti prima. L'epoca Ura-Hara è stata davvero una delle scene più sfaccettate di tutti i tempi e non ci vuole molto per rendersene conto, basta dare un'occhiata a vecchie riviste come "asayan" o "FRUITS" per vedere cosa indossavano persone di quasi tutte le tribù della moda.
Ma tutte le cose belle devono finire, e l'era Ura-Hara non fa eccezione. I marchi ormai leggendari nati all'epoca diventavano naturalmente sempre più grandi, così come i loro campi da gioco. Da Ura-Hara al mondo intero si espansero, rendendo Tokyo il centro di tutto. Lo stile "Kawaii" divenne molto più popolare tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni '00 grazie ad artisti come Namie Amuro che introdussero una nuova estetica e un nuovo modo di vestire, tra cui quello che oggi chiamiamo comunemente stile Y2K. Una volta superati i 2000, sempre più negozi "selezionati" (come BEAMS) iniziarono ad aprire nei pressi dell'area di Jinnan, rendendola un altro punto di riferimento per la moda, tanto che oggi, grazie a BEAMS, Supreme Shibuya, Rag Tag e altri ancora, la zona di Jinnan è un crogiolo di streetwear.
Ma qualcosa è cambiato negli anni '00: con la reintroduzione dell'alta moda e dell'abbigliamento firmato, in particolare la nomina di Hedi Slimane a direttore creativo di Dior nella FW01. I jeans sono diventati più sottili, i cappotti più lunghi e i toni più scuri. Una tendenza che ha avuto impatto non solo solo sui fashion-nerd ma anche sulla moda di massa, che ha iniziato lentamente a orientarsi verso questa direzione, espandendosi sempre più. Con l'arrivo del 2010, la moda in Giappone e a Tokyo ha iniziato a superare i trend. Dopo il tragico terremoto del 3 novembre del 2011, la gente ha iniziato a ripensare il proprio stile e modo di vivere, ad indossare abiti non solo per apparire cool, ma come espressione di sè. La moda ha iniziato a spostarsi sempre di più in categorie più piccole o "tribù", come Koenji, nota per la sua cultura musicale, o Akihabara, celebre per la cultura degli hobby. Ma con la diffusione dei social media, le persone non dovevano necessariamente trovarsi in questi luoghi specifici per far parte di queste tribù. Così, al giorno d'oggi si può vedere un giovane punk vestito Vivienne Westwood dalla testa ai piedi che cammina per le strade del pulito ed elegante quartiere di Aoyama, o viceversa un "corvo" (appartenente alla community di coloro che amano brand come Yohji o CDG), che passeggia per la Nakano Broadway. La Tokyo di oggi è un mash-up di culture quando si parla di moda e, partendo dalle piccole strade di Ura-Hara Tokyo, è diventata ciò che è oggi. La città continua a cambiare e con l'introduzione di nuove tecnologie ogni giorno e chissà dove sarà tra 5, 10, 20 anni. Per scoprirlo bisognerà pazientare.











































































