Il trend del consumo analogico esiste solo su internet? Forse ci aiuta solo a sentirci meglio con noi stessi

Il 2026 è iniziato come l’anno dell’analogico, conseguenza della nostalgia per un tempo che la Gen Z non ha vissuto e che, tuttavia, sembra voler sperimentare a tutti i costi. Su TikTok, i contenuti degli influencer che raccontano il proprio percorso di "detox digitale" continuano a resistere all’algoritmo, diventando un format capace di raccontare un’intera generazione. Secondo il report Connected Consumer 2024 di Deloitte, la Gen Z trascorre mediamente 9 ore al giorno online, risultando la fascia d'età con il maggiore utilizzo di strumenti digitali. Più della metà (56%) degli intervistati dichiara inoltre di avere difficoltà a limitare il tempo trascorso davanti agli schermi.

Quindi, è davvero possibile vivere una vita analogica al giorno d'oggi? E, soprattutto, raccontarla sui social appare un paradosso e, forse, una scusa per sentirci meglio con noi stessi. Piuttosto che aspirare a vivere una sorta di obsolescenza indotta, perché non si riesce a trovare una via di mezzo attraverso cui gestire il proprio rapporto con il cellulare, nell’era della digitalizzazione assoluta?

Una narrazione paradossale

@storyhausmedia We’re living a more chronically offline, analog life this year not only to create your best, most authentic content, but also to take back your originality, opinions, and creativity. I think we can allll use it. Who’s in? #analoglife #analog #whimsy #slowliving original sound - noahksticks

Tutti raccontano qualcosa calibrato sulla propria vita, ma non viviamo tutti la stessa realtà. Se i social ci insegnano cosa significhi il privilegio di potersi isolare e, dunque, vivere in modo più analogico, ci mostrano anche la disparità, le differenze sociali e lavorative. La verità è che non tutti possono permettersi di "tagliare i rapporti" con una realtà ormai digitalizzata e che, spoiler, funziona attraverso la tecnologia e i sistemi informatici. Ma vivere una vita analogica, oggi, cosa significa davvero? Non usare più i social? Sostituire lo smartphone con un dumbphone, ovvero un dispositivo creato per effettuare soltanto chiamate e scattare qualche foto? Oppure ascoltare la musica dalle cassette o da un giradischi?

La vita analogica ha davvero a che fare con i dispositivi che utilizziamo, o meglio, con il cellulare? Oppure la verità è che il problema non sono gli strumenti, ma i social stessi? Dais, content creator ventitreenne, dichiara a Dazed: «Ho iniziato questo percorso perché mi sono ritrovata a perdere tempo a scrollare tra i contenuti. Entravo su TikTok per pochi minuti, alzavo lo sguardo ed era passata mezz'ora. Creo contenuti online e lavoro anche nei social media, quindi i miei veri lavori si basano su questo, ma durante il mio tempo libero sapevo di dover fare un cambiamento».

La sua non è una dichiarazione isolata. Di questi video ce ne sono migliaia in cui il vero elefante nella stanza è la dipendenza dai social media. Siamo affascinati dalla narrazione della vita degli altri, da racconti che, a tratti, assumono contorni utopistici. E nel 2026 siamo così ossessionati dalla vita altrui da aspirare addirittura a rievocare un’epoca ormai passata, come gli anni Settanta, in cui la vita sembrava più semplice e, agli occhi di una generazione che non l’ha mai vissuta, anche più autentica.

Analogico è sinonimo di autenticità?

@almostfiorentina it’s a nokia summer #nokia #nokia3210 #detox suono originale - almost

Dietro tutta questa ansia generazionale, forse, si nasconde il fatto che assistere continuamente alle vite altrui, che spesso appaiono migliori delle nostre, è doloroso. E così la formula magica dell’analogico diventa un palliativo. C’è poi un altro aspetto. Le piattaforme verticali, come TikTok o Instagram, rappresentano forme di intrattenimento. Questo non rende i dispositivi digitali delle trappole per i comuni mortali che non dispongono del tempo che tanto rimpiangono, ma semplicemente degli strumenti. Tutto il ventunesimo secolo è fondato sull’intrattenimento e sulla creazione di contenuti come prodotto. Le stesse influencer che documentano il proprio percorso verso una vita più analogica, tramite un cellulare, fanno esattamente questo.

Questo, inoltre, dimostra anche come siano cambiati alcuni mestieri e come i social e la tecnologia siano diventati risorse attraverso cui trarre guadagno. La tecnologia, di per sé, rappresenta anche una scorciatoia per tutte quelle operazioni che richiederebbero uno spostamento fisico e un maggiore investimento di tempo, lo stesso tempo che la Gen Z spende a scrollare sui social. I sistemi fiscali, quelli sanitari, i servizi pubblici, l’istruzione e, com’è giusto che sia, anche i canali d’informazione sono ormai quasi completamente digitalizzati.

@poci.tv Le giraffe non sono più un problema :) #digitaldetox #iphone #socialexperiment #dopaminedetox suono originale - Poci.tv

La vita analogica è dunque un’utopia e una scusa della Gen Z per non accettare il fatto che le ore trascorse a osservare vite che non sono la nostra, non siano il frutto di un soggiogamento digitale, quanto piuttosto la dimostrazione di come la nostra capacità di attenzione e concentrazione si sia progressivamente spostata lontano da ciò che nella nostra quotidianità richiede una responsabilità maggiore: migliorarla, raggiungere traguardi importanti o, semplicemente, imparare a prendersi cura di sé autonomamente, senza lasciarsi influenzare da persone che, come prevede la contemporaneità, su quei consigli costruiscono il proprio guadagno.

La rivoluzione analogica

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Piuttosto che puntare il dito contro la tecnologia e urlare alla rivoluzione analogica come se fosse lo strumento capace di liberarci da tutti i mali dell’età moderna, potremmo forse assumerci la responsabilità delle scelte che riteniamo migliori per noi. E se, qualche volta, ci capita di passare qualche ora a scrollare, non è necessariamente un comportamento da demonizzare. È intrattenimento e, in certi casi, anche una forma di rilassamento, un modo per "staccare" il cervello. Forse ciò che dovrebbe davvero farci riflettere sono le motivazioni che ci spingono a voler eliminare completamente i social e, più in generale, la tecnologia dalle nostre vite. Perché, alla fine, pretendere di vivere una vita analogica e raccontarla attraverso un telefono sui social non è soltanto un paradosso, ma anche una grande menzogna.

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