
L'Italia è ancora ferma alla "Berlusconi Summer" Un mondo di bandane, camicie bianche e serenate con Apicella
Nel mezzo delle molte e preoccupanti notizie che agitano quest’estate, quella sulla vendita di Villa Certosa allo sceicco del Qatar di qualche settimana fa è parsa più che mai la fine di un’era. La villa di Porto Rotondo era in effetti tra i principali luoghi-simbolo della mitologia che Silvio Berlusconi costruì intorno a sé nel corso dei suoi lunghi decenni in cima alla politica italiana, a metà tra il giardino di delizie e il palazzo reale.
E in realtà molto del carisma di Berlusconi si basava anche sul suo stile di vita così aspirazionale, che sostituì quello di Gianni Agnelli come benchmark per lo stile di vita dell’italiano medio. In effetti, proprio l’estate era la stagione in cui Berlusconi brillava di più. Che poi è il motivo per cui oggi la cultura pop ha dimenticato l’eredità politica e culturale del Cavaliere, tra bunga bunga e malaffari, per ricordarne gli opulenti e ridanciani eccessi, vera culminazione di un edonismo alto-borghese tutto italiano. Ma perché ci piace ricordare così tanto le estati di Silvio Berlusconi?
Un politico al mare
Tra i miti fondanti del mito berlusconiano, ci sono gli esordi sulle navi da crociera. Uno dei primi lavori di Berlusconi, quando era ancora studente universitario a Milano, fu quello di cantante e animatore sulle navi da crociera. Insieme al suo amico storico Fedele Confalonieri, si esibiva come cantante a bordo di navi per intrattenere i passeggeri durante le vacanze estive. Questo periodo è spesso citato nella sua biografia come uno dei primi palcoscenici dove sviluppò le sue capacità di intrattenitore e comunicatore.
Oltre a quelle capacità di imbonitore, però, il mito di Berlusconi era costruito anche sulla prestanza fisica dei suoi anni giovanili (negli anni della Seconda Repubblica gli imprenditori erano ancora molto “grigi” e seriosi) e altre foto famose lo ritraggono al mare ad Hammamet mentre flette i muscoli delle braccia, in una posa che oggi attribuiremmo forse a qualche looksmaxxxer.
C’è poi il legame tra Berlusconi e la vela. Dagli scatti che lo ritraggono insieme a Gianni Agnelli e Loca Cordero di Montezemolo sulla barca di 36 metri Extra Beat, famosi perché mostrano un Agnelli spavaldo e a torso nudo al timone e un Berlusconi con camicia e pantaloni che si regge ai divani del pozzetto; fino alle celebri barche del Cavaliere, come ketch da 42 metri di nome Principessa Vaivia, prima prestato e poi venduto a Ennio Doris sullo sfondo di una Sardegna da sogno, e come il battello da 48 metri Morning Glory che era stato di Rupert Murdoch.
La leggenda vuole che i due si fossero visti in un incontro segreto proprio su questa lussuosa barca per discutere un’eventuale vendita di Mediaset al titano internazionale Sky ma che, alla fine dell’incontro, non solo Berlusconi si tenne il suo network ma convinse anche Murdoch a vendergli la barca. Ma, come si diceva in apertura, il vero “santuario” del mito estivo di Berlusconi fu Villa Certosa.
Un’estate in Sardegna
@tg1rai Le 100 immagini inedite di Villa Certosa, pubblicate da un sito americano. La storica dimora estiva di Silvio #Berlusconi, in vendita a 500 milioni di euro. #Tg1 audio originale - Tg1Rai
Villa Certosa, l’enorme complesso residenziale di Silvio Berlusconi affacciato sul mare della Gallura, in Sardegna, è stata il teatro estivo del berlusconismo, un luogo dove la vacanza si mescolava al soft power politico (Berlusconi era in fondo il boss finale degli “amici con casa al mare” così amati dagli italiani) in un vortice di politica, mondanità e stravaganza che Paolo Sorrentino ha immortalato così bene nel dittico di Loro.
Quando Roma si svuotava ad agosto, il Cavaliere riceveva lì capi di Stato, ministri, alleati politici e giornalisti, mescolando affari di governo e relax con una naturalezza che, all’epoca, lasciava sconvolti un po’ tutti tranne gli ospiti. Sul piano politico, Berlusconi aveva sdoganato l’idea di un centro di potere informale che non era troppo diverso dal concetto storico di “palazzo estivo” che inizia dal mito di Ecbatana nell’impero Persiano e prosegue fino a Castel Gandolfo per i Papi, Balmoral per i reali inglesi e il meno conosciuto Palazzo di Marivent a Maiorca. Proprio per questo, nel 2004, la villa venne ufficialmente riconosciuta come «sede alternativa» per ragioni di sicurezza, quasi alla stregua di Palazzo Chigi.
Il complesso comprende sette ville, dépendance, giardini e una serie di capricci architettonici tra cui laghetti artificiali con cigni, un anfiteatro, un finto nuraghe, un bunker, un percorso di talassoterapia con piscine digradanti e il celeberrimo vulcano artificiale. Quest’ultimo, attivato per la prima volta una notte di Ferragosto, fu così convincente da far scattare l’allarme della Protezione civile tra i vicini.
Berlusconi, grande appassionato di giardinaggio, curava personalmente le piante che includevano centinaia di palme, ibiscus e soprattutto cactus, tra i quali uno in particolare, era stato ribattezzato «il cervello di Tremonti». Ma la vera informalità della villa era rappresentata dal suo proprietario e dalle mise che sceglieva per accogliere i capi di stato estero suoi ospiti.
Un presidente in bandana
In Sardegna, Berlusconi si concedeva molte libertà con i suoi look, che rimasero tanto controversi quanto, oggi, iconici. La bandana bianca annodata in testa durante la visita di Tony Blair nell’agosto 2004 entrò immediatamente nella leggenda: serviva a coprire i segni di un recente trapianto di capelli, ma divenne simbolo di un’estate intera. Con quel fazzoletto in testa, il look total white e il sorriso sempre pronto, il Cavaliere sembrava l’incontro tra un imprenditore milionario e un pirata. E forse fu proprio quel look a popolarizzare l’idea del total white in estate per i finance bro di questo paese.
Gli ospiti illustri non mancavano. George W. Bush, Hosni Mubarak, José María Aznar e José Zapatero passarono di lì. Tony Blair, nonostante le resistenze della moglie Cherie che faceva da scudo fotografico, si lasciò convincere e fu omaggiato con fuochi d’artificio che nel cielo disegnarono un gigantesco «W TONY». Vladimir Putin fu forse l’ospite più affezionato: arrivò nel 2003 con tanto di navi da guerra russe al seguito e tornò più volte. Le serate erano allietate dalle canzoni di Mariano Apicella, il cantautore napoletano con cui Berlusconi duettava volentieri, compresa la celebre «Meglio ‘na canzone».
In quelle occasioni si esprimeva il vocabolario estetico del Presidente in vacanza: sempre e solo in camicia, bianca, azzura o blu navy, con pantaloni lunghi che potevano o meno essere in tinta (a volte mescolava blu diversi) e solo in poche foto, in realtà, una camicia a maniche corte. Ma il mito di Villa Certosa include risvolti inevitabilmente più boccacceschi.
L’affaire Zappadu e la calda estate del 2007
Nella Pasqua del 2007, Antonello Zappadu riuscì a immortalare Silvio Berlusconi seduto su una panchina del giardino, circondato da tre ragazze molto più giovani, con una delle quali mano nella mano. Le immagini, pubblicate dal settimanale Oggi con il titolo L’Harem di Berlusconi fecero il giro del mondo e diedero il via a una delle tempeste mediatiche più clamorose degli anni Duemila. Si vedevano ragazze in topless e tanga, oltre all’iconico scatto del premier ceco Mirek Topolánek, allora presidente di turno dell’Unione Europea, completamente nudo a bordo piscina in compagnia di alcune giovani ospiti. Zappadu documentò inoltre l’uso di voli di Stato per trasportare amici e invitati, fatto che spinse la magistratura ad aprire un’indagine.
Lo scandalo ebbe un’eco internazionale straordinaria, finendo sulle prime pagine dei principali quotidiani inglesi, americani, latinoamericani, cinesi e cechi. Persino due Premi Nobel come José Saramago e Mario Vargas Llosa intervennero pubblicamente, il secondo ringraziando il fotografo per aver portato alla luce quella che definì una commistione preoccupante tra potere e vita privata.
Sul fronte giudiziario, per Zappadu cominciò una lunga odissea di processi per violazione di domicilio, privacy e, in seguito, truffa. La maggior parte delle accuse venne archiviata o prescritta; lui stesso dichiarò di possedere in realtà circa cinquemila fotografie scattate tra il 2006 e il 2009, molte delle quali custodite in Colombia. Nel 2018, durante uno degli ultimi processi a Tempio Pausania, Berlusconi fu ascoltato come persona offesa, i due si incontrarono in aula, si salutarono cordialmente e scambiarono qualche parola. Zappadu uscì prosciolto da tutti i procedimenti, mentre Emilio Fede, che lo aveva attaccato duramente in tv, finì condannato per diffamazione.
Fino all’ultimo, comunque, Berlusconi continuò a usare la villa come base strategica. Nell’estate 2021, tra ulivi e laghetti, provò a tessere la tela per diventare presidente della Repubblica, invitando a turno leader della destra e non solo. Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Matteo Salvini e altri parteciparono a quel tour in macchinina elettrica guidato dal Cavaliere stesso, che, come raccontato da La Russa, sfrecciava tra le curve come un pilota di Formula 1, incurante delle raccomandazioni di Marta Fascina.
Oggi che Villa Certosa si prepara a una nuova vita sotto bandiera qatariota, il suo status di luogo leggendario della cultura pop italiana non è cambiato ma forse leggermente offuscato. Con la sua vendita si è davvero chiusa un’era dove l’estate secondo Berlusconi ha rappresentato un concentrato di sogni, eccessi, ambizioni e ironia del tutto legato al decennio. Un posto dove l’estate italiana, per vent’anni, ha avuto un sapore unico un po’ diplomatico, un po’ circense, e decisamente indimenticabile.