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Anche Black Mirror è stato superato dalla realtà

La serie che raccontava la distopia del domani si è dovuta arrendere all'assurdità di oggi

Anche Black Mirror è stato superato dalla realtà La serie che raccontava la distopia del domani si è dovuta arrendere all'assurdità di oggi

La cultura pop ha sempre avuto la capacità di anticipare temi e eventi che col passare del tempo sono diventati realtà o la versione più simile a ciò che avevano predetto. 2001: Odissea nello Spazio e Ritorno al Futuro avevano immaginato quelli che poi sarebbero stati i moderni tablet e gli hoverboard, mentre caso più famoso di questo fenomeno è quello de I Simpson, spesso citati perché capaci di prevedere – addirittura – il futuro. Nel 2016 tornò all’attenzione del pubblico un episodio dell’undicesima stagione andato in onda negli Stati Uniti il 19 marzo 2000 e intitolato “Bart al futuro”: gli sceneggiatori avevano raccontato di un ipotetico futuro nel 2030, in cui Lisa sarebbe diventata il primo presidente donna degli Stati Uniti. Nell’episodio Lisa si trova a dover fronteggiare una pesante crisi economica ereditata dal presidente Trump. I Simpson avevano quindi immaginato una presidenza Trump (poi diventata realtà) attirando l’attenzione di diversi media: lo sceneggiatore Dan Greaney spiegò poi che la coincidenza della presidenza Trump al tempo «sembrava semplicemente l’ultima tappa logica prima di toccare il fondo». In realtà quelle che sembrano predizioni sono solo il frutto di una sapiente visione sull’attualità e la società, aiutata da un’abile capacità di scrittura da parte degli sceneggiatori. È vero però quello che dice Greaney: queste coincidenze accadono perché sembrano il traguardo più logico.

Chissà se è giunto a questa conclusione anche Charlie Brooker il creatore di Black Mirror, che con l’arrivo della sesta stagione su Netflix fa i conti ormai con l’eredità più grande della serie: in dieci anni ha dimostrato una straordinaria capacità nel raccontare storie che poi sono diventate realtà. E per una serie che parla del futuro – lontano e prossimo – è un grande punto di forza (da considerare tale almeno fino a quando non ci ritroviamo per davvero i cani robotici della Boston Dynamics a darci la caccia). Charlie Brooker non ha una sfera di cristallo, ma è vero che il campo della tecnologia con cui spesso la sua serie gioca è molto più “prevedibile”. Spesso in Black Mirror i concetti messi in scena si basano su innovazioni già avvenute o prevedibili per chi guarda al futuro con un occhio più cinico. Altre volte, invece, sembra che lo show sia effettivamente capace di prevedere il futuro, rivelandosi stranamente azzeccato quando le sue previsioni si avverano nella realtà. Un esempio? Il Vision Pro della Apple, che si appresta ad aprire “l’era dello spatial computing” nel campo dei visori di realtà mista: a molti ha ricordato il futuristico impianto oculare del finale della prima stagione “The Entire History of You” che permetteva di registrare e rivedere tutto quello che i protagonisti facevano e vedevano. Lo stesso Brooker in una recente intervista a Wired ha dichiarato di aver pensato che il visore della Apple fosse «proprio da Black Mirror». Le coincidenze non finiscono qui: il celebre episodio con l’orsetto blu animato, “The Waldo Moment”, vedeva un personaggio dell’intrattenimento diventare la figura chiave di un movimento politico populista. Qui le similitudini col presente si sprecano.

In questa nuova stagione però Charlie Brooker fa qualcosa di diverso. Cancella l’idea che ci siamo fatti di Black Mirror e scrive qualcosa di completamente diverso: questo spiega perché alcuni dei nuovi episodi non toccano argomenti cari alla serie, come la tecnologia; non c’è nulla di simile ad invadenti visori semplicemente perché è già stato fatto. C’è un richiamo sempre al presente come nel primo episodio “Joan is Awful”, dove si fa satira sui servizi di streaming e sulle capacità delle I.A. in narrazioni macchinose (ma anche divertenti) care allo show. Rimane costante nei nuovi episodi un ammonimento – più che sul non creare questi oggetti – sulle persone che vi sono dietro: deboli, imperfetti e pronti a mandare tutto all’aria. Viene da sorridere a pensare come Black Mirror, la serie che per anni ha raccontato la distonia tecnologica meglio di chiunque altro, si sia vista costretta a fare marcia indietro, a cambiare traiettoria proprio perché quelle storie che Brooker amava raccontare con fare provocatorio, sono diventate fin troppo simili alla realtà.