
«Siamo tornati a giocare per le strade» Intervista a Paolo Cannavaro Una rinascita bella come Piazza del Gesù e lo Stadio Maradona
Tra i fenomeni culturali attraverso i quali una città e un popolo possono ritrovare prestigio e slancio, anche guardandoli dall’esterno, ci sono le opere di singole menti illuminate o creative, ma anche manifestazioni collettive che si stringono intorno a icone, che diventano totem di appartenenza. Il calcio è tra queste forme di espressione collettiva, capace a Napoli come in pochissimi luoghi del mondo di produrre epici momenti di gioia, che hanno raggiunto l’apice con le celebrazioni del terzo Scudetto. Se Napoli sta vivendo culturalmente un momento d’oro, il calcio sta giocando un ruolo fondamentale in questo percorso, iniziato simbolicamente quasi un ventennio fa grazie a una generazione di calciatori di cui ha fatto parte Paolo Cannavaro, capitano del primo trofeo azzurro vinto dopo 22 anni e, da napoletano, attento osservatore di tutto quello che il calcio ha dato e continua dare alla città.
“La cosa più bella che quel momento ha portato a Napoli è aver permesso ai ragazzini di tornare a giocare per le strade con le maglie del Napoli. In quegli anni ci sono state tante conversioni di fede, ora la squadra è tornata al centro della città.”
“Napoli sta vivendo un momento d’oro, e come spesso accade il calcio riesce a dare l’accento, a sottolineare quello che già c’è”, dice Paolo Cannavaro sottolineando come in fondo quello che vediamo ora è sempre stato sotto gli occhi di tutti. “Napoli è bellissima e lo è sempre stata, i grandi artisti Napoli li ha sempre prodotti ma negli ultimi anni mancava la squadra che desse un tocco in più. Tutto questo aiuta a non pensare più a Napoli come a una città piena di problemi, e il calcio è parte di questo cambiamento culturale, questa è la cosa che mi rende più orgoglioso.” È naturale che con un ex-calciatore del livello di Paolo Cannavaro, capitano per indole, lo sguardo sulla città venga filtrato dalla lente del calcio, che per l’ex difensore ha anche una responsabilità verso Napoli, esattamente come ogni aspetto della cultura. “Siamo noi napoletani in prima persona a sentire questo cambiamento, lo stiamo vedendo e non è scontato, i turisti poi lo percepiscono ancora di più di riflesso, è una bella vittoria per Napoli ma ora speriamo che anche le istituzioni facciano la loro parte”.
Il calcio ha sempre significato tanto per la città di Napoli, basta guardare le foto della festa per lo Scudetto di Maradona per riconoscere molte somiglianze con quelle scattate per le vie della città dopo il terzo tricolore. A causa degli scarsi risultati di fine anni ’90 e inizio 2000, con la crisi societaria del 2004, per qualche stagione è come se la città avesse attraversato un vuoto vertiginoso, con il fiato trattenuto fino al ritorno in Serie A nella stagione 2006/2007, quando tra i grandi protagonisti c’era proprio Paolo Cannavaro: “Quella stagione è stata la rinascita, era solo un campionato di Serie B ma guardandola oggi è stata davvero una rinascita”. Il fiato trattenuto è tornato ad essere un grido e la rinascita di cui parla Cannavaro è quella del senso di appartenenza della città intorno alla squadra. “La cosa più bella che quel momento ha portato a Napoli è aver permesso ai ragazzini di tornare a giocare per le strade con le maglie del Napoli. In quegli anni ci sono state tante conversioni di fede, ora i bambini tifano Napoli e giocano con le maglie dei propri idoli, la squadra è tornata al centro della città.”
La Serie A per Napoli è stata la rinascita, l’inizio della curva a originare un cerchio che per Paolo Cannavaro non è ancora stato chiuso, nemmeno con la vittoria dello Scudetto. Uno dei momenti a cui è più legato però è la Coppa Italia alzata da capitano il 20 maggio 2012, oltre vent’anni dopo l’ultimo trofeo del Napoli. Anche in questo caso è necessario pensare a quel successo della squadra come a un momento del percorso di rinascita della città, a cui Cannavaro da il titolo di “gioia”, capace di definire un senso di consapevolezza e rivalsa completamente ritrovato: “la vittoria sulla Juventus è stata il modo per dire che stavamo arrivando e che avevamo preso coscienza del fatto che se gli altri volevano vincere dovevano aspettare anche noi prima o poi. Quella Juve era forte e dopo aver vinto lo Scudetto qualche giorno prima avevano aspettato a festeggiare, pensando di poterlo fare anche insieme alla Coppa Italia. È stato un modo per dire che c’eravamo”.
Da quel momento sono arrivate tante stagioni in Champions League, i campionati sempre al vertice e i campioni che hanno fatto sognare le big europee, andati via da Napoli senza mai dimenticarla davvero. Quello che è riuscita a fare la Napoli calcistica negli ultimi quindici anni è proprio aver fatto sentire la napoletanità anche all’esterno, “questo grazie a calciatori campani come me e Grava per esempio, che abbiamo trascinato tutti, instaurando un legame forte con la città e con un tifo che era più scettico e difficile da trascinare rispetto a oggi, anche questa è stata una conquista e il simbolo di una rinascita”. In questo processo di crescita è stato fondamentale aver iniziato per gradi, con un gruppo che Cannavaro definisce come “una banda di matti che non sapeva cosa andava a fare in giro”, intendendo come sia servito quello spirito per conquistarsi tutto un po’ alla volta, dalla Serie A fino all’esordio in Champions League, giocandosela ai gironi con il Manchester City, il Bayern Monaco e il Villarreal, perdendo solo con il Chelsea poi vincitore della coppa.
Per Paolo Cannavaro il Napoli è un patto tra la città e quella voglia di assottigliare la distanza tra presente e futuro, tra aspettative e realtà, è un cerchio che non si chiude mai, “bella come Piazza del Gesù e lo Stadio Maradona visto dal quartiere in cui sono cresciuto, ogni volta è un’emozione speciale”.
Photographer Carmine Romano
Stylist Roberta Astarita
Photographer Assistants Luca Tarricone, Matteo Sagliocco
Stylist Assistant Beatrice Pretto
Interview Tommaso Berra
Special thanks to Lello Esposito.





























































