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Chi si cela dietro al successo di Vêtements?

Vi presentiamo i suoi membri

Chi si cela dietro al successo di Vêtements? Vi presentiamo i suoi membri

Avanguardia, sovversione, hype. Sono questi i termini associati più frequentemente a Vêtements, il brand-fenomeno del momento. In una fase in cui il fashion system sta attraversando una profonda crisi – sia a livello economico che creativo – Demna Gvasalia e il suo collettivo (“setta”, come alcuni si divertono a definirlo) sono riusciti a creare un impero mediatico con pochi precedenti nella storia del costume.

A partire dall’Autunno/Inverno del 2014, stagione di debutto di Vêtements sulle passerelle parigine, il mondo della moda è stato travolto da un esercito di ragazzi abbigliati con esplicite referenze alla cultura underground, alla musica punk, techno e talvolta metal, e in generale a uno streetwear oversize e decostruito, tanto nonchalant quanto studiato nel minimo dettaglio. Importante sottolineare che si tratta di “ragazzi” – e non di modelli nel senso più classico per termine.

Uno dei punti di forza di Vêtements risiede proprio nella ferma volontà di proporre un’immagine molto vicina al look e alla fisicità del suo consumatore finale, indagato per la sua personalità e non per le sue misure standard da mannequin.

Nell’arco di poche stagioni il brand è diventato un diktat: ha fagocitato le tendenze street style catturate fuori dalle maggiori sfilate – secondo solo a Gucci, probabilmente – e ha saputo imporre un immaginario talmente forte e definito che Susie Bubble ha ipotizzato la trasformazione del nome del brand in aggettivo, come a indicare un movimento culturale globale – al di là dell’industria della moda e delle sue tendenze. A breve, potremmo dunque ritrovarci a descrivere qualcosa come molto “Vêtements”, e concordare tutti univocamente sul suo valore estetico.

Nell’epoca di Instagram e dell’esposizione mediatica a tutti i costi, a fare la differenza sono i volti: Vetements è emerso anche – o soprattutto? – grazie alla personalità dei membri del suo collettivo, alcuni tuttora segreti, altri (molto) ben in vista.

Stiamo parlando dei volti della nuova Parigi underground, forti in quanto emblema di un sogno condiviso – quello della Ville Lumière e della sua nightlife spregiudicata, dei party in casa e dei vernissage alcolici suggellati da una foto da centinaia di like.

Non è un caso che, tra le location scelte per i défilé del brand a Parigi ci siano state in ordine cronologico un gay club e un ristorante cinese nel quartiere multietnico di Belleville, ben lontani dai più tradizionali (e centrali) Opéra Garnier, Palais de Tokyo e Théatre du Chaillot.

Chi sono, dunque, questi giovani dal fascino spietato, vessillo della nuova Parigi e linfa vitale di Vêtements? 

 

#1 Clara Deshayes

Francese di Versailles, è meglio nota con lo pseudonimo di Clara 3000. Ha capito che la musica sarebbe diventata la sua vita una notte del 2007, a 17 anni. Ha abbandonato gli studi per dedicarsi alla carriera di dj e, nonostante la giovane età, ha già scaldato le consolle dei club più importanti al mondo – oltre a comporre le colonne sonore per alcune delle sfilate più hot del calendario parigino. Se state bene attenti, potete anche scorgerla sulle passerelle di Balenciaga, Jacquemus, Courrèges e Vêtements. Però sì, dovete fare parecchia attenzione: Clara è bellissima e ha un fisico mozzafiato, al pari delle modelle più richieste in circolazione.

 

#2 Lotta Volkova Adam

Nata Vladivostok, Russia, comincia la sua carriera come designer di menswear dopo gli studi presso la Central Saint Martins di Londra. Nel 2007 si trasferisce a Parigi, dove comincia a lavorare come stylist dopo un incontro fortuito con la fotografa tedesca Ellen von Unwerth. Attualmente collabora con diversi magazine (Man About Town, Dazed & Confused, AnOther, O32C…) oltre a essere la stylist ufficiale – leggi braccio destro – di Vêtements.

 

#3 Paul Hameline

Un viso d’angelo che tradisce un animo ribelle. Ventenne nato e cresciuto a Parigi, nel 2014 viene notato da Eva Gödel mentre preleva a uno sportello bancomat nel Marais, e firma subito un contratto con Tomorrow Is Another Day, l’agenzia di modelli tedesca più richiesta del momento (di cui Eva è la fondatrice). Da quel momento varca le passerelle di Prada, Maison Margiela, Lacoste, Hood by Air, Kenzo, Haider Hackerman, Neil Barrett e, ovviamente, Vêtements, di cui è attualmente musa ispiratrice. Oltre a lavorare come modello, si diletta come dj (in coppia con Lotta Volkova) e come attore: lo trovate sugli schermi con Like Cattle Towards Glow e Francofonia.

 

#4 Pierre-Ange Carlotti

Il suo nome vi rimanderà immediatamente al libro di Vêtements pubblicato lo scorso gennaio da IDEA Books - Vêtements. Nato in Corsica ma residente – bien sûr – a Parigi, è il fotografo del team, che si diletta a immortalare ogni momento prima, dopo e durante lo show. La sua fotografia, intrisa di edonismo e provocazione sessuale, cattura lo zeitgeist creativo della capitale francese.

 

#5 Simon Porte Jacquemus 

Titolare di un brand di prêt-à-porter altrettanto fortunato e rivoluzionario, Simon Porte – noto più semplicemente come Jacquemus, cognome di sua mamma da nubile – è l’enfant prodige della moda francese, nonché grande amico e sostenitore della gang di Vêtements. La sua linea omonima, fondata a soli 20 anni, mira a ritrovare l’ingenuità tipica dell’infanzia, riproponendo spesso simboli primordiali come figure geometriche. Potete trovarlo nel suo studio parigino con le mani imbevute di pittura, oppure in sella a un cavallo bianco.

 

E pensare che Vêtements in francese significa semplicemente "vestiti"...