
Hosted By: Renaissance Renaissance La fondatrice e direttrice creativa Cynthia Merhej parla di colonialismo, creatività in tempo di guerra e cosa significa creare un brand di moda in Medio Oriente
Non sono molti i brand che possono dire che il loro primo momento virale dell’anno sia arrivato già il primo gennaio, ma per Renaissance Renaissance il 2026 è iniziato decisamente con il botto. Fondato da Cynthia Merhej nel 2016, il brand è cresciuto in un periodo storico in cui separare la moda dalla politica, dal luogo e dall’esperienza vissuta è diventato sempre più difficile, se non impossibile.
Un intreccio di elementi che si è reso evidente, quasi come se fosse scritto dal destino, quando Rama Duwaji ha scelto di indossare Renaissance Renaissance in occasione dell’insediamento del marito, Zohran Mamdani, come nuovo sindaco di New York City. In altre parole, una donna di origini siriane ha indossato un brand libanese per l’inaugurazione del primo sindaco musulmano e socialista della città più influente degli Stati Uniti.
Nel corso degli anni, Renaissance Renaissance ha seguito una traiettoria che sfugge a qualsiasi categorizzazione. Sebbene il marchio e il suo atelier abbiano sede a Beirut, Cynthia Merhej ha vissuto e lavorato tra Parigi e il Libano, permettendo al brand di muoversi fluidamente tra la produzione locale e i circuiti della moda internazionale. La produzione è rimasta radicata nel Paese natale della designer, con alcune fasi sviluppate anche in Italia, e ha contribuito alla costruzione di un linguaggio incentrato sulla rinascita, la continuità e l’evoluzione.
Avvicinandosi al suo decimo anniversario, il cambiamento emerge come il tema chiave di questo anno significativo: un cambiamento interno al brand, ma soprattutto all’interno di un’industria che Merhej definisce «insostenibile, in particolare per i designer indipendenti».













































