
La nuova frontiera dell activewear è il vintage Il nuovo trend della Gen Z è l’abbigliamento sportivo Y2K

Chi l’avrebbe detto che il successo del vintage Y2K sarebbe arrivato anche nelle palestre? La content creator Natalia Spotts è diventata virale per i suoi video con la didascalia: «Ricordandomi che ho il libero arbitrio e posso indossare vintage in palestra». Il suo feed è popolato da capi d’ispirazione anni ’90 e 2000 - pantaloni della tuta, T-shirt grafiche e activewear dai colori a neon - che rimandano a un tempo e a un luogo in cui l’abbigliamento sportivo era cool, più simile a un esercizio di styling che a una mera divisa per l’allenamento.
Se i trend guardano al passato per riscrivere il presente, anche Dazed ci riporta al 2007, a Londra, quando Gwyneth Paltrow e Madonna vennero paparazzate mentre andavano in palestra. Tra tute a vita bassa e stampe Ed Hardy, non solo erano a loro agio ma emanavano (o forse sarebbe meglio dire emanano) coolness, non necessariamente per la scelta del look quanto per la diversità estetica che intercorreva tra le due celebrity. A partecipare a questo trend, oggi, ci sono anche Bella Hadid, che si fa fotografare per le strade di New York con look sportivi e effortless o Olivia Rodrigo che festeggia il nuovo anno in un Blumarine anni 2000 ed ultima, ma non per importanza, Charli XCX, imperatrice dell’estetica messy, che nel suo streetstyle non perde occasione di sfoggiare qualche pezzo vintage.
La nuova cifra stilistica della Gen Z
@addisonre When aqua meets pink @VSPINK #pinkpartner Aquamarine - Addison Rae
Dopo la tempesta della Brat Summer e l’ascesa di modelle come Gabbriette e Alex Consani, la pop culture ha sviluppato un’ammirazione per l’edginess e l’autenticità. La verità è che la Gen Z si è stancata dell’estetica patinata e del continuo richiamo alla perfezione, motivo per cui i contenuti sui look sportivi vintage stanno gradualmente influenzando l’algoritmo. Questo fenomeno è legato anche al ritorno dell’analogico nella vita di tutti i giorni, come dimostrano i trend delle audio-cassette e delle lettere scritte a mano, che rappresentano un tentativo, per la Gen Z, di rivendicare l’autenticità e il valore della quotidianità, che nell’era digitale sembrano svanire tra la moltitudine di contenuti standardizzati.
Per questo motivo, nel caso dell’activewear, non c’è da stupirsi se i TikToker che condividono i loro outfit da palestra in perfetto stile Y2K aumentano sempre di più. Anche altri creator si sono uniti al movimento, con Isabella Vrana che sovrappone colori e styling di carattere a dispetto del minimalismo moderno, mentre Cierra O’Day, nota per la sua passione per i capi vintage, ha cominciato a proporre look da palestra composti da soli pezzi di seconda mano: pantaloni della tuta a gamba larga con layering di T-shirt, il tutto completato da cuffie con filo.
Esercizi di stile
In una realtà in cui la conformità infesta il mondo della moda e dell’activewear, si è affermato lo status symbol delle Clean Girl, di cui le sorelle Jenner sono le principali ambassador, con il pilates elevato a disciplina cardine di questa estetica. Basti pensare ad alcuni colossi dell’abbigliamento sportivo, come Lululemon o Alo Yoga, che dietro uno stile di vita sportivo promuovono una vita fatta di privilegi, matcha, spiritualità fittizia e costosissime lezioni di reformer pilates e yoga.
Il fatto che così tante aziende si stiano concentrando sul proporre abiti aspirazionali, in termini di lifestyle piuttosto che di praticità, è parte centrale del problema. Quello che viene chiamato stile, l’identità che ognuno di noi rivendica attraverso lo styling, viene neutralizzata dall’omologazione. Più recentemente esempi di perfezione e iper-estetizzazione, come l’onnipresente Hailey Bieber, sono stati recentemente spodestati da riferimenti e icone più messy. L’era dei colori tenui e delle tonalità pastello è morta. Lo si può vedere per esempio nelle scelte di styling di popstar come Addison Rae, che si mostra su TikTok in reggiseno e leggings anni 80, o più in generale nelle paparazzate delle celebrity.
Sempre a proposito di activewear e personalità note, il coinvolgimento dello sport nel mondo della moda sta accelerando notevolmente: a dimostrarlo è la diffusione degli sportivi come ambassador dei grandi brand del lusso. Lo abbiamo visto con discipline come il tennis, il calcio e la ginnastica artistica, attraverso figure come Jannik Sinner con Gucci, Coco Gauff con Miu Miu, oppure Kylian Mbappé per Dior o Lorenzo Musetti con Bottega Veneta. Non è poi così sbagliato che a rappresentare lo sport nella moda siano personalità che a quello stesso mondo appartengono davvero.
Perché il vintage?
@arbela.elena Anyway, this is your sign to go thrift a cute and simple workout outfit #vintagesportswear #workoutwear #exerciseathome original sound - arbela
Le palestre costose, che strizzano l’occhio agli aspiranti influencer e impongono set sovrapprezzati e sneaker immacolate, non sono poi così seducenti per chi è fuori dalla bolla patinata del fitness. Anche perché - che si tratti di recessione o meno, non tutti hanno 300 euro su cui sudare - interpretare l’activewear in chiave più alternativa oggi suona non solo più accessibile, ma anche molto più autentico. Alla luce di queste considerazioni si presenta una questione che rende più complesso il discorso sull’activewear: il vintage è davvero la soluzione per sdrammatizzare l’aura di perfezione che si è creata, paradossalmente, attorno all’abbigliamento sportivo oppure esso stesso è diventato parte della cultura performativa contemporanea?
Forse questo ha a che fare con la visibilità che stanno ricevendo le palestre, che diventano luoghi sempre più fotografati e terzi luoghi in cui non si incontrano più i soli conoscenti o colleghi, ma nuove occasioni per relazionarsi, in cui il vestirsi in modo performativo e allenarsi in vintage Jean Paul Gaultier o Dolce&Gabbana negano la mentalità, passata, secondo cui la casualità regola i nostri outfit sportivi. Secondo la piattaforma di trend prediction e insight WGSN, il mercato globale dell’abbigliamento second-hand cresce tre volte più in fretta dell’intero settore moda, con la Gen Z in testa. Quasi il 40% si rivolge al resale per il daily wear, non solo per i rari pezzi firmati: una mentalità che, naturalmente, si sta estendendo anche ai capi da palestra.
Il desiderio di pensare, personalizzare e assemblare il proprio look è parte di un approccio caratterizzante della Gen Z: rivendicare la propria identità, anche attraverso il proprio gusto personale in fatto di vestiti e a dimostrarlo il numero crescente dei valori nel mercato del vintage da parte delle nuove generazioni.













































