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La nuova capsule di PLĀS Collective conquista Fondazione Sozzani

Intervista con la fondatrice, Nathalie Danten

La nuova capsule di PLĀS Collective conquista Fondazione Sozzani  Intervista con la fondatrice, Nathalie Danten
Fotografo
Vito Bertoldi

Gli spazi di Fondazione Sozzani, dal cortile alla stanza espositiva che s'intravede oltre una parete di fiori in metallo, sono sommersi dagli allestimenti di PLĀS Collective, il progetto collaborativo dedicato alla maglieria e lanciato nel 2021 dalla designer uruguaiana Nathalie Danten. Questa sera, 9 maggio, verrà inaugurata la nuova mostra COUNTERCULTURE, che celebra l’unione tra pratiche e settori distanti tra loro nel mondo delle arti creando collaborazioni con realtà esterne a quelle classiche della moda. Scopriamo le nuove proposte di PLĀS insieme alla sua fondatrice, mentre ci racconta dell’unico filo conduttore che farà da sfondo e da influenza alle installazioni presenti, “Deconstruct to Reconstruct”. Il punto di partenza è uno dei maglioni del brand che funge da punto di partenza tematico e spunto creativo, in seguito Clinica Botanica, Fosbury Architecture, Simone Crestani e Anonima/Luci hanno creato altrettante installazioni ispirandosi alle materie presenti nel maglione stesso: il nylon riciclato, scelto da Anonima/Luci per la maniera in cui riflette i raggi delle loro creazioni, e il mohair, utilizzato da Clinica Botanica per intessere il supporto a una cascata di grandi foglie vegetali, e da Simone Crestani per un grande albero di cristallo appesa su quattro corde di mohair. In collaborazione con il curatore e set designer del collettivo Francesco Pizzorusso, Fosbury Architecture ha realizzato un allestimento ispirato all'impuntura del maglione creando un vero e proprio filo di maglia che è stato teso tra un manichino e l'altro. Persino il buffet, ci anticipa Danten, copia l’intreccio della lana, riprendendo il filato su alcuni dei dolci proposti. 

«PLĀS nasce come piattaforma per presentare diverse realtà creative», ci racconta Danten. «Ogni anno realizziamo una capsule collection attorno ad un concept, e poi scegliamo artisti diversi per realizzare delle opere che ne raccontino la storia». Nel giro di soli tre anni, PLĀS è diventato una piattaforma in cui menti creative ben diverse tra loro si ritrovano per confrontarsi e raccontare qualcosa di sé, anche se, come sottolinea la fondatrice, non si tratta di una community. «È una bellissima parola ma penso che sia inflazionata», aggiunge. «La parola community diluisce un po’ tutto, quando qui forti personalità contribuiscono al progetto e si sfidano a vicenda». Con il sottotitolo “Deconstruct to Reconstruct”, COUNTERCULTURE non mira a creare una sorta di club esclusivo di artisti, fine a se stesso, bensì un complesso tessuto creativo in cui ogni elemento contribuisce a rafforzare la trama in quanto unico. Non a caso, la carriera di Danten nella moda è iniziata nello studio della maglieria. 

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«All’inizio mi ispiravo agli star designer», ci racconta Danten, ricordando la sua passione per Galliano e i suoi primi anni alla Parsons di New York. Tra un progetto è l’altro, ci dice, ha imparato l’importanza della collaborazione, un'osservazione che l'ha motivata velocemente ad abbandonare l’idea di “farcela da sola" per lanciare invece PLĀS, «una grande piazza, un'open-call per diverse realtà». Come tutte le iniziative indipendenti, il collettivo ha dovuto sudare per riuscire a sfondare nella industry, ma il continuo supporto di attività come Fondazione Sozzani, che spesso ospita le mostre organizzate da Danten e i suoi colleghi, è la prova della sua riuscita. «È un equilibrio tra il commerciale e il creativo», racconta la fondatrice in merito alle sfide che sta tuttora affrontando per portare PLĀS verso gli obiettivi predefiniti. «Devi continuare a insistere perché nessuno verrà da te ad aiutarti, devi essere testardo: la vera sfida è non mollare». Grazie al collettivo Danten non si annoia mai, ma ci dice che il glamour e i glitter non c’entrano niente col suo lavoro. «Non rimarrei nella moda se non credessi che ci sono persone davvero brave, ma è un settore avido, è dura», aggiunge. «È spostare scatole, è chiamare le persone, è essere fastidiosi, però c'è un motivo se le persone continuano a lavorare nella industry». Passando dal sogno di diventare celebrity designer a costruire un collettivo in cui tutti si ritrovano sullo stesso piano creativo, gli sforzi di Danten per PLĀS sembrano aver già portato i propri futti, la dimostrazione di come, persino in un mondo egoista come la moda, i progetti più innovativi non portano una sola firma.