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Tutto quello che c'è da sapere su Carol Christian Poell

Il designer austriaco che usa capelli, denti e ossa vere per le sue creazioni

Tutto quello che c'è da sapere su Carol Christian Poell Il designer austriaco che usa capelli, denti e ossa vere per le sue creazioni
Carol Christian Poell Horsetail Knickerbelt fe-male s/s 2000
Carol Christian Poell Male AW 2004-05
Carol Christian Poell Male AW 2004-05
Carol Christian Poell Male AW 2004-05
FW 2015-16 Fencing Jacket
Carol Christian Poell Glamour Italia, Aprile 2000
Mainstream-Downstream SS2004

L’estrema sperimentazione e l’artigianalità possono sembrare due realtà molto distanti tra loro, basandosi rispettivamente su innovazione e tradizione. Se però ci si riferisce a un designer in particolare che negli anni Novanta si è contraddistinto per il suo sperimentalismo unico, questa distanza si accorcia notevolmente: quel designer è Carol Christian Poell. Gran parte della vita del creativo austriaco è avvolta nel mistero, essendo disponibili pochissime informazioni su di lui, cosa che ne incrementa notevolmente il fascino, se la sua poliedrica creatività non dovesse essere sufficiente allo scopo. La sua famiglia possiede un’azienda di pelletteria che nella formazione di Poell svolgerà un ruolo cruciale, rendendolo un esperto nel trattare la pelle in modo tradizionale, così da poter sperimentare con capacità chirurgiche. E infatti tutte le distorsioni e le manipolazioni che applicherà a questo materiale nel corso della sua carriera sono proprio legate alla sua grande expertise sul tema.

Dopo aver studiato prima a Graz, poi a Vienna e infine a Milano, nel 1995 conosce Sergio Simone con il quale fonda il suo brand CCP. Da questo momento in poi la sua moda avanguardista e radicale potrà pienamente manifestarsi, sviluppata sul concetto di materia e sulla sua costante trasformazione. Pur trattandosi di collezioni di ready-to-wear, la precisione di ogni minimo dettaglio, così come la perfezione dei tagli e delle cuciture, chirurgici appunto, rimanda a un approccio d’alta moda attraverso il quale offre una sua personale visione di un vitalismo in divenire, qualcosa che si sta costantemente formando e che sembra quasi pulsare dall’interno. Il riferimento al neo-poverismo, quale evoluzione dell’Arte Povera, è una punto fermo nel lavoro di Poell che spesso, in modo implicito o più esplicito, sembra citare le opere di Damien Hirst e la sua scomposizione e ricomposizione, come dimostrano i celebri animali dell’artista suddivisi in sezioni e blocchi. 

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Carol Christian Poell Horsetail Knickerbelt fe-male s/s 2000
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Carol Christian Poell Male AW 2004-05
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Carol Christian Poell Male AW 2004-05
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Carol Christian Poell Male AW 2004-05
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FW 2015-16 Fencing Jacket
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Carol Christian Poell Glamour Italia, Aprile 2000
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Mainstream-Downstream SS2004

Ma il lavoro di Poell è un continuo binomio tra un’innovazione avanguardista da una parte e la scelta delle più canoniche tecniche tradizionali dall’altra. Una dimostrazione di ciò è data dall’uso smodato, in gran parte delle sue collezioni, di elementi sartoriali che definiscono una porzione importante del suo stile e della sua estetica, rappresentandone in realtà il punto di partenza principale per le rielaborazioni e i rinnovamenti. I capi vengono processati attraverso una reinterpretazione che sembra essere sempre in fieri, quasi viva appunto, come una sorta di costante mutazione genetica. Un esempio? I guanti con tre dita e gli artigli o le sneaker ricoperte di una resina che gocciola dalle suole. Ma la conferma di tutto ciò sono soprattutto i trattamenti che riserva alla pelle, materiale prediletto da Poell, che viene lavorato con evidenti cuciture, abrasioni e cicatrici che enfatizzano sia l’effetto transitorio che il vitalismo; e ancora l’utilizzo di capelli veri per la creazione di cravatte, così come di denti e ossa – tutti verissimi – incastonati in bracciali e orecchini. Particolarmente noto è anche l’uso di sangue vero per la tintura dei pellami, sempre con l’obiettivo di ricreare questo stato a metà tra la vita e la morte, in continua evoluzione. Anche la morte, infatti, secondo il creativo racchiude vitalità che porta alla trasformazione, che è ciò che accade con la decomposizione. Perciò non sorprende di certo che una delle sue più note presentazioni sia avvenuta all’interno di un obitorio, su dei modelli distesi per ricreare l’atmosfera mortifera con tanto di diffusione del fetore tipico del disfacimento di un cadavere. 

Questo tipo di estremismo estetico e concettuale ha lo scopo di stimolare una reazione contro l’idea di bellezza canonica e di tutto ciò che comunemente rientra in questa categoria senza che ve ne sia una reale ragione, se non quella legata ai luoghi comuni e ai preconcetti. Un ultimo cenno merita, proprio a ulteriore riprova di tutto questo, la presentazione della collezione SS 2004 intitolata Mainstream-Downstream che rappresenta un momento passato alla storia della moda: tutti i capi sono stati indossati da modelli che come corpi morti si sono lasciati trasportare dalla corrente del Naviglio Grande di Milano richiamando l’Ofelia di John Everett Millais. Attualmente il designer che si è sicuramente distinto per i suoi accessori di nicchia, vive un momento di sospensione dalla moda, si dice dedicandosi solo al su misura, come si può evincere anche dal suo sito nel quale campeggia una grata con due protesi dentarie incastrate all’interno quale unica pagina, concettuale ed estrema come sempre.