
L’Italia apre il primo centro per le dipendenze da social Si chiama Discover, sarà a Firenze e accoglierà i ragazzi dai 10 ai 25 anni
Giochi da tavolo, attività manuali, sport all’aperto e uno sportello d’ascolto: è la terapia che l’Italia ha scelto per la più contemporanea delle dipendenze. Si chiama Discover - Fuori dal guscio ed è il primo centro italiano specializzato nella dipendenza digitale, che aprirà a Firenze subito dopo l’estate, negli spazi della Biblioteca Chiarugi a San Salvi. L’accordo è stato firmato il 21 luglio da ASL Toscana centro, Comune di Firenze e dalla cooperativa sociale Retesviluppo, ed è rivolto a ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni, la fascia d’età che forse più di tutte ha visto peggiorare il proprio rapporto con il digitale dal Covid in poi.
Educare invece di proibire
Discover nascerà come spazio educativo, con un programma che prevede colloqui con specialisti, percorsi di orientamento e laboratori dedicati alla media education, disciplina che insegna un uso critico dei mezzi di comunicazione e a leggere in maniera corretta i contenuti digitali. Sono previste inoltre esperienze di gruppo, attività all’aperto e progetti manuali, per riportare i ragazzi a socializzare senza la necessità di uno schermo.
In casi di isolamento o sofferenza psicologica entrerà in gioco l’ASL, che attiverà gli specialisti presenti sul territorio. Il centro non imporrà proibizioni, ma punterà piuttosto su due strumenti: la disconnessione guidata e l’educazione a un uso consapevole della tecnologia, con l'ambizione di far passare i giovani dal ruolo di consumatori passivi a quello di padroni del proprio tempo, aiutandoli a bilanciare quello passato online con tutto quello che invece potrebbero impiegare senza display.
I centri contro la dipendenza digitale nel mondo
@ksanchezgavier took a month off of consuming social media and my life didn’t get ‘better’ but my perception did #fyp original sound - ksanchezgavier
L’attenzione del centro non si esaurisce solamente con i ragazzi. Genitori, educatori e allenatori avranno a disposizione appuntamenti formativi dedicati al babysitting digitale, che affronteranno temi critici come l’abitudine di piazzare i più piccoli davanti a uno schermo per tenerli buoni o lo sharenting, ossia la tendenza da parte dei genitori di pubblicare la vita dei propri figli sui social.
Quella di Firenze è una novità per l’Italia, ma altri istituti simili hanno già aperto nel mondo da tempo. Un caso è quello del National Center for Youth Internet Addiction Treatment di Muju, tre ore a sud di Seoul, dove arrivano ragazzi che, indicati dalla scuola e dalla famiglia, abbandonano i propri dispositivi per un periodo che va dalle due alle quattro settimane e riempiono le proprie giornate con attività sportive, laboratori e colloqui psicologici.
Ancor più simile ai princìpi di Discover, il governo metropolitano di Seoul ha aperto dal 2007 gli I Will Center, spazi dedicati ad affrontare questa dipendenza ben prima che degeneri attraverso percorsi di counseling che coinvolgono anche i genitori, attività di gruppo, esperienze nella natura e programmi di mentoring che possono durare anche un anno.
Cosa fanno gli altri paesi
@user163894324 genuinely wtf. i understand that it’s bad for people’s mental health, but there’s no reason why under 16 should ban it they should at least limit age required #uk #phoneban #tictok original sound - Julibuli
L'idea italiana sembra quasi controcorrente rispetto a quella degli altri paesi, che sembrano preferire i divieti rispetto all’educazione sul tema. Il Regno Unito ha presentato il 15 luglio l’ipotesi di spegnere i social di notte per chi ha 16 o 17 anni, cosa che ha raccolto già parecchie critiche sulla reale utilità. Martedì, la Francia è diventata la prima in UE a vietare i social agli under 15, con una norma che sarà operativa dal prossimo settembre. Sulla stessa linea si stanno muovendo Spagna, Grecia, Svezia, Slovenia mentre Australia, Indonesia e Brasile hanno sbarrato l’accesso ai social ai minori di sedici anni.
È difficile prevedere se una singola struttura a Firenze potrà arginare un fenomeno che altrove richiede leggi nazionali, ma l’iniziativa di Discover è già un buon segno: vuol dire che l’Italia sta iniziando ad occuparsi di un problema che è, purtroppo, sempre più diffuso.






































