
A Sanremo 2026 la guerra è brutta ma non bisogna nominarla La terza serata è stata un alternarsi di questioni importanti e hit del momento

Entriamo su Instagram. Scrolliamo. Foto vacanze dei nostri amici. Carosello sui morti di Gaza. Scrolliamo. Selfie di conoscenti a quell’evento che sembra così divertente. Nuove scoperte dagli Epstein Files. Scrolliamo ancora. Video di persone uccise in Palestina, in Ucraina, qualche reel tenero con dei cuccioli, che siano cani, gatti o una scimmietta abbandonata, insomma, un cucciolo qualsiasi. E, nel mezzo, qualche selfie. La terza serata della 76esima edizione del festival di Sanremo è stata esattamente così. Anzi, più sembrata, visto che parole come Gaza o Palestina sono impronunciabili sul palcoscenico dell’Ariston.
Il passato che oscura il presente
"a casa mia eravamo sicuri, tutti di sinistra" detto da una donna di 105 anni a sanremo, in diretta rai telemeloni, mi sto pisciando sotto, servito signoraaa
— apatica (@apatica_) February 24, 2026
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La stessa modalità di ricezione, i medesimi contenuti proposti, l’ormai costante sensazione di sconcerto che ci lasciano le notizie che ogni giorno si alternano sui nostri smartphone: tutto è stato amplificato sopra uno dei palchi più famosi di tutta Italia. Che Sanremo abbia degli spazi riservati ai momenti da olio cuore è ormai cosa nota. Anche Gianna Pratesi, la centenaria conosciuta al primo appuntamento col festival, era lì a rappresentare la storia della nascita della “Repupplica” italiana, ma al contempo a restituirci un senso di calore per la sua veneranda età.
Un po’ come successo nuovamente con Mogol, novant’anni il prossimo agosto, a cui va un premio alla carriera come la sera precedente è andato anche a Fausto Leali (81 anni) giusto per mantenere una coerenza interna nella narrazione dell’evento musicale, ovvero che va bene avere in gara gente con nomi tipo Aka 7even, Nyat, Samurai Jay, ma i nostri riconoscimenti vanno sempre e solo agli ottuagenari e in su.
Un bombardamento di informazioni randomiche
Sanremo 2026 prima serata out of context #Sanremo2026 pic.twitter.com/1xUKg465Nu
— yeehaw de angelis (@mnlghtindanish) February 24, 2026
Onorificenze a parte, anche se integrate nell’anima schizofrenica della narrazione sanremese, ciò che ha dimostrato la serata è stata come questo bombardamento di informazioni randomiche in cui siamo immersi tutti i giorni, dalle questioni più serie a quelle più superficiali, sia ormai una cifra a cui bisogna sottostare anche secondo la televisione pubblica. Prima la competizione dei giovanissimi di Sanremo, poi Mogol, poi canzoni, poi Laura Pausini che si esibisce per la pace nel mondo, poi canzoni, poi Carlo Conti che ricorda che no è no e il consenso è importante, poi di nuovo canzoni, poi momento contro la violenza sui ragazzi e poi, infine, canzoni.
Una sequenza che si è ripetuta come in batteria, sganciando una trovata dopo l’altra in un clima di surrealismo e ipocrisia. Dove le guerre sono tutte brutte, ma non si possono nominare. Dove un cantante come Ermal Meta porta al festival una canzone sui bambini uccisi in Palestina, ma non può nemmeno presentarsi sul palco con una spilletta. Dove Laura Pausini intona Heal the World con i bambini del Piccolo Coro dell'Antoniano per diffondere un messaggio di pace e, il secondo dopo, il conduttore chiede loro se sanno Le tagliatelle di nonna Pina.
Che il servizio pubblico abbia l’obbligo e senta la responsabilità di inviare messaggi importanti che arrivino a un largo numero di spettatori è un gesto edificante e nobile - con uno share che continua a calare, fermo al 59,5% nella seconda serata. Ma se devono essere momenti ricattatori, approssimativi e solamente di passaggio tra un concorrente in gara e l’altro allora sarebbe meglio non ci fossero affatto, perché così è solo un modo per nascondersi dietro a un dito. Abbiamo detto che la guerra è brutta (come insegnava Corrado Guzzanti con Il Caso Scafroglia) quindi non possono recriminarci niente. Abbiamo detto che no è no, perché approfondire l’argomento sulla violenza di genere?
Al festival non c'è spazio per l'attualità
@danidellorco Irina Shayk, modella russa e co-conduttrice della terza serata del Festival di Sanremo, ha scelto di non affrontare temi politici legati alla guerra tra Russia e Ucraina, dichiarando di voler celebrare esclusivamente l’amore, la musica e l’unità. Ha detto di essere fiera delle sue origini russe e di voler portare un messaggio di pace, senza entrare in questioni politiche, accettando anche eventuali critiche sulla sua presenza. La comunità ucraina, influencer, giornalisti e opinionisti hanno fortemente criticato la Rai per la scelta di affidare la conduzione alla supermodella, in quanto russa. #sanremo #russiaucraina #ucraina #festivaldisanremo tranloptruon - trân
La verità, in tutto questo, è che Sanremo non sembra proprio il luogo adatto in cui parlare di certe cose. Attualmente, ma probabilmente neanche in un futuro, come non lo è stato in vari casi nel passato. L’impressione è che non si sappia proprio quale sia la traiettoria su cui proiettarsi con le serate, in cui ciò che dovrebbe essere obbligatorio, l’intrattenimento, è ciò che più scarseggia. Lo dimostra l’ospite chiamata in sostituzione del comico Andrea Pucci, la modella Irina Shayk, che forse si è interrogata anche lei su quale fosse il senso della sua presenza lì, visto che non sono riusciti nemmeno a farla parlare (con in più l’impedimento stesso della lingua) e che, a serata finita, sembra aver semplicemente proseguito la tradizione delle bellezze sul paco che negli anni hanno visto passare all’Ariston supermodelle come Vittoria Ceretti, Eva Herzigová e Megan Gale.
Il mondo al di fuori dell'Ariston
E mentre sul palcoscenico di Sanremo si mette in scena un pastrocchio, a fare qualcosa è sempre chi c’è al di fuori. Partiti da Barcellona e in arrivo in acque liguri, l’artista Laika col suo team arrivano dopo un viaggio in barca le cui vele hanno sopra dipinti i volti di una donna e di bambini gazawi. L’opera, dal titolo AGAIN, vuole riaccendere l’attenzione su ciò che sta ancora accadendo nei territori palestinesi e sulla nuova spedizione della Global Sumud Flotilla che avverrà il prossimo 12 aprile. Oltre all’imbarcazione, un altro lavoro di Laika serve per non dimenticare cosa sta avvenendo: dal titolo Come le farfalle, un poster con una bambina con dei fiori in mano e delle ali che le spuntano dietro la schiena è stato affisso al centro della città di Sanremo. Un solo gesto che vale più di tutti quelli visti sul palco.








































