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Chi è il proprietario di Supreme Italia?

In un'intervista al Wall Street Journal, Michele Di Pierro ha risposto alle accuse di plagio

Chi è il proprietario di Supreme Italia? In un'intervista al Wall Street Journal, Michele Di Pierro ha risposto alle accuse di plagio

Dopo la prima intervista rilasciata a nss magazine in forma anonima più di un anno fa, Michele di Pierro - mente e braccio dietro a Supreme Italia - è uscito per la prima volta allo scoperto, rilasciando un'intervista al Wall Street Journal, uno dei giornali americani più famosi e blasonati al mondo. La battaglia tra i IBF - la società che controlla Supreme Italia e Supreme Spain - e Supreme NY, sembra ancora lontana da una soluzione, visto che ora si è spostata dall'Europa alla Cina, dove il brand di Di Pierro ha aperto due store a Shanghai. Le aperture cinesi avevano scatenato le reazioni di James Jebbia che aveva rilasciato una delle sue rarissime interviste a Business of Fashion.

Nell'intervista l'imprenditore originario di Bisceglie in Puglia (e non di Barletta come spesso viene indicato) ha ripercorso le origini di quando nel 2015 registrò il brand, casualmente solo un mese dopo rispetto alla registrazione di Supreme NY:

Quando ho provato a registrare il marchio l'ho fatto in buona fede. Non sapevo neanche che Supreme esistesse, non era conosciuto in Italia, non c'era neanche un negozio.

 

Prima di fondare Supreme Italia, Michele Di Pierro ha lavorato nel settore tessile del Barlettano, un'area industriale specializzata nella realizzazione di felpe e magliette stampate. Attorno al 2005 dalle fabbriche di Barletta uscivano le magliette di Monella Vagabonda, Jonk 46, Miss Ribellina e molto altro. Dal 2012 in poi iniziò proprio in quell'area il fenomeno del legit fake, con i brand paralleli di Boy London Italia e Pyrex Original. Di Pierro si è fatto un nome nella rappresentanza dei brand ed è stato coinvolto in una vicenda riguardante il fallimento di una catena di negozi sportivi, su cui la magistratura ancora non si è pronunciata.

Nell'intervista Di Pierro al Wall Street Journal, sostiene che il suo brand sia sostanzialmente diverso da quello di Jebbia, nonostante usino entrambi lo stesso boxlogo rosso e il font Futura, usato dall'artista Barbara Kruger nelle sue opere:

Il nostro successo non dipende dal boxlogo, ma dalla qualità

 

Ora che la battaglia legale si è spostata in Cina, Di Pierro ha detto che ha "più avvocati che dipendenti", precisando che la partnership con Samsung che diede scandalo a livello globale era stata organizzata dai suoi partner cinesi. Le parti stanno ancora aspettando che le autorità cinesi si pronuncino sul caso e sembra probabile che non ci vorrà ancora molto tempo prima di arrivare ad una conclusione. Ironia della sorte, Di Pierro ha concluso l'intervista dicendo che anche lui sta combattendo il falso prima durante la fase di produzione in Turchia e oggi in Cina:

Ho dovuto smettere di produrre in Turchia perché dalle fabbriche uscivano migliaia di prodotti sottobanco. 
Ho visto un bus con la scritta Supreme Italia che ne io ne i miei partner cinesi avevamo autorizzato.