"Coyote vs. Acme" ha sconfitto la Warner Bros. In sala dal 2 settembre, la battaglia legale di Willy il Coyote rispecchia quella che il film ha vissuto davvero

Il destino sa sempre cosa fare, anche con i film. Ci sono percorsi che, spesso, seguono logiche e incastri coerenti e da scoprire, e così è stato con Coyote vs. Acme. La vicenda che ha coinvolto il titolo ibrido, per metà live-action e per metà animato, riverbera dentro e fuori la pellicola visto che ciò che racconta non è poi tanto lontano da ciò che ha vissuto. E ringraziamo la Ketchup. Entertainment per averci permesso di vederlo, acquistandone la distribuzione. Un film che «volevano tenerci nascosto», un po’ come a ripetere il segreto racchiuso nella trama e che potrà ora essere rivelato.

Willy il Coyote contro il colosso Acme

@coyoteacmemovie

The trailer ACME doesn’t want you to see. Coyote vs. ACME. In theaters August 28th.

original sound - Coyote vs. ACME

Coyote vs. Acme di Dave Green, come si può supporre dal titolo, è la battaglia legale che il personaggio del signor Willy il Coyote sceglie di intraprendere contro il colosso Acme, soggetto basato su un articolo omonimo pubblicato nel 1990 da Ian Frazier sul The New Yorker. L’azienda produttrice è la responsabile di qualsiasi oggetto o congegno utilizzato nel mondo dei Looney Tunes, usata continuamente dal personaggio per ideare piani e catturare il suo acerrimo nemico, nonché agognato pasto, Beep Beep.

Rollerblade a razzo, catapulte imponenti, polvere da sparo ed esplosivi, tutto irrimediabilmente difettoso. Dopo una vita a sprecare il proprio intelletto dietro a trappole il cui esito non andava mai a buon fine, Willy prende la decisione di denunciare i continui malfunzionamenti causati dai prodotti della società, innalzando un polverone che svelerà da sotto il tappeto i loschi segreti che la Acme ha cercato di nascondere e che rischiano di venire a galla.

 Willy per l’azienda è semplicemente un altro piccolo scarafaggio da dover schiacciare. Un essere minuscolo rispetto all’impresa miliardaria che contesta, la quale è un’istituzione la cui potenza ed economia vanno di pari passo, mai state messe in dubbio e contro cui nessuno penserebbe di opporsi. È la storia del cittadino che giornalmente deve avere a che fare con la società capitalista in cui abita, e lo stesso vale per la pellicola, tirata fuori dall’ombra dell’azienda che lo aveva realizzato e che è  riuscita infine a farsi ascoltare.

Sgravi fiscali e progetti cancellati: il modus operandi della Warner

Nonostante il rilascio iniziale fosse previsto per il 2023, l’allora Warner Bros. detentrice dei diritti di Coyote vs. Acme decise di spostare in avanti la data di uscita del titolo, slittando di un anno per lasciare spazio al film-evento Barbie. Più il tempo passava, meno la data dell’opera trovava una collocazione, fin quando la società cinematografica non ha preso l’inspiegabile scelta di cancellare il film.

Un modus operandi non inusuale per la Warner. Nel 2022 era toccato al Batgirl di Adil El Arbi e Bilall Fallah. Diverse pressioni hanno portato l'azienda ad accantonare il progetto, nonostante fosse praticamente finito, con solo l’ultimo passaggio della post-produzione da dover completare. Le speculazioni sono state tante. C’è chi non riteneva il film degno, c’è chi crede sia stata una conseguenza dello stravolgimento interno della DC che dalla guida di Walter Hamada è passata al comando di James Gunn e Peter Safran.

C’è anche chi riteneva che la Warner preferisse perdere dei soldi e cavarsela con una riduzione dei costi dello studio invece che proseguire nel completamento dell’opera. Altri che un progetto pensato per il piccolo schermo di HBO Max non poteva puntare all’idea di film-evento a cui aspirava la DC con i suoi nuovi titoli. Per Coyote vs. Acme la motivazione è stata più esplicita (e contestata). In cambio di uno sgravo fiscale che permetteva all’azienda di dichiarare una perdita contabile, la Warner ha preferito procedere con la cancellazione del film evitando così investimenti di marketing e distribuzione che avrebbero dovuto sostenere l’opera di Dave Green.

Come Ketchup Entarteinment ha salvato la pellicola

@spookyaprilll So happy this film made it to the big screen. Even when you feel like a tiny drop in a pond, fight back 5/5 #coyotevsacme #filmteyvatislands #moviereview original sound - s

È probabile che lo studio non riponesse piena fiducia nel titolo ispirato al classico Chi ha incastrato Roger Rabbit, preferendo registrare una detrazione fiscale invece di proseguire con le spese di una promozione che non avrebbe avuto riscontro al botteghino. Ma, esattamente come Willy di fronte all’Acme, o anche come Davide di fronte a Golia, il cast e la produzione hanno insistito affinché il film uscisse. Ne hanno infatti lodato la fattura tanto da giustificare la lotta intrapresa contro la Warner, rimanendo decisi a portare l’opera in sala dove meritava di stare.

È qui che è entrata in gioco la Ketchup. Entertainment, l’equivalente dell’avvocato di Will Forte che nella storia rappresenta Willy. Dopo la cancellazione da parte di Warner, diversi furono gli studios che lanciarono una scialuppa al film. L’azienda però non voleva accettare una cifra che fosse inferiore agli 80 milioni, ma più il tempo avanzava, più le offerte venivano declinate, e più diventava difficile per Coyote vs. Acme vedere la luce. È su un prezzo di 50 milioni che le due società hanno trovato un accordo e in cui stavolta, nel tribunale cinematografico, sono stati i buoni a vincere.

Una vittoria dentro e fuori lo schermo

È per questo che con l’arrivo di Coyote vs. Acme al cinema si ha l’impressione di vedere sullo schermo le immagini di ciò che il film ha attraversato al di fuori della sala, con il processo di Willy contro la super-potenza che diventa metafora di ciò che il titolo ha vissuto. Il che aggiunge una nota vittoriosa alla pellicola, il cui valore è comunque indipendente dai collegamenti extra-testuali che possono intercorrere tra la finzione e la realtà. Sicuramente aumentano il piacere della visione, ma la pellicola sarebbe stata comunque gradevole anche senza il faticoso pregresso.

E questo perché, a prescindere da ciò che è accaduto, la trama parla con coscienza di come funziona la società, di come “potenti” fa spesso rima con “prepotenti” e di come se si trova il coraggio di reagire alle ingiustizie allora forse le cose possono cominciare a cambiare. A volte rimanendo anche sempre uguali, soprattutto se si tratta di dover inseguire un pennuto velocissimo nel deserto. Ma almeno stavolta non è stato solo il capitalismo a dettare legge, ed è successo sia dentro che fuori la sala cinematografica. 

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