
"L’uomo dei sussurri" è un thriller vuoto e banale Dal romanzo di Alex North un serial killer movie che spreca il confronto tra Robert De Niro e Michael Keaton
Su Netflix è arrivato un nuovo thriller, L’uomo dei sussurri di James Ashcroft. Un genere che è un classico per la piattaforma, i cui titoli spesso racimolano un numero non indifferente di visualizzazioni, ma che non sempre riscuotono l’approvazione della critica. Opere destinate al dimenticatoio, ma che durante la visione fanno percepire una qualche emozione. Spesso negativa, è indubbio, ma almeno c’è qualcosa in più del nulla e il nulla è la cosa peggiore che un film potrebbe mai far provare. Purtroppo l’opera di Ashcroft ricade in questa categoria
Due uomini dei sussurri e un bambino scomparso
@netflix The deadliest killers can’t be silenced. #RobertDeNiro, #AdamScott & #MichelleMonaghan original sound - Netflix
La storia de L’uomo dei sussurri, basata sul romanzo di Alex North, potrebbe essere anche intrigante, sebbene morbosa. Un serial killer, lo stesso del titolo del racconto, rapisce e uccide dei ragazzini utilizzando il modus operandi di un vecchio “collega” in carcere da anni. Un emulatore, un complice o semplicemente un impacciato seguace?
Qualunque siano le sue motivazioni, il mostro convince le vittime ad uscire dalle loro case e a seguirlo. È ciò che fa anche il piccolo Jake (Acston Luca Porto), figlio del personaggio di Adam Scott, sempre più immerso in progetti “impegnati” e nel ruolo di scrittore per la seconda volta dopo l’horror Hokum. A seguito della sua scomparsa, il padre non può fare altro che chiamare il proprio di genitore, un vecchio detective interpretato nientemeno che da Robert De Niro, con cui ha perso i contatti da anni e che aveva catturato il primo uomo dei sussurri.
Un cast di stelle non basta
Best part of The Whisper Man is how Adam Scott is like “we need a fresh start so I should probably move my young son to a town where boys his age go missing all the time”
— Cassandra (@TheMovieMermaid) August 30, 2026
Il cast di grandi nomi non finisce qui. Nel ruolo dell’agente impegnata a scovare il serial killer c’è Michelle Monaghan, mentre l’originario criminale ha le fattezze di Michael Keaton. Non che la loro presenza, così come Scott e De Niro, siano di particolare importanza ai fini del risultato del film. Si tratta di attori che sanno che ogni tanto conviene accettare qualche produzione per battere cassa e assicurarsi un altro paio d’anni di tranquillità. È il contrappasso da assecondare per poter accettare lavori meno redditizi ma più artisticamente gratificanti.
Con L’uomo dei sussurri, tra l’altro, la scelta non è stata nemmeno così infelice. Eppure ci sono titoli che non rischiano di rovinarti ma restano come delle macchie nere e superflue nella tua carriera, come in questo caso. Il thriller targato Netflix è caratterizzato da un'inconsistenza e un'incurante prevedibilità e non si impegna neppure quando lo spettatore sa esattamente cosa sta per accadere. Sembra accettanre cautamente che la narrazione vada avanti sperando che nessuno si lamenti.
Questo influisce tanto sulla storia quanto sui personaggi, caratterizzati senza particolare profondità. Non importa se c’è un assassino dalla natura malata che compie azioni disdicevoli su dei bambini e della cui psicologia si vorrebbe capire qualcosa di più, perché nella sceneggiatura scritta da Ben Jacoby e Chase Palmer è ridotta a discorsi retorici e male snocciolati.
Un thriller che non lascia il segno
@ojdacritic I had someone convince me The Whisper Man was scary lol, Besides that I thought the movie was just ok. Some character decisions were driving me crazy Michael Keaton was truly twisted..that was interesting. But as someone that really likes the movie Prisoners I wasn’t blown away #thewhisperman #movie #thriller #netflix #adamscott You might think Im crazy - Arixnagrxnd
Anche il tema principale della paternità, reiterato tanto nel rapporto tra i protagonisti di Adam Scott e Robert De Niro quanto nelle pratiche portate avanti dal killer, è più come un’eco impalpabile che un argomento su cui riflettere, con una sequela di banalità su cui è del tutto innecessario soffermarsi.
Per non parlare poi della raffigurazione del killer impersonato da Keaton. L’ispirazione all’Hannibal Lecter di Anthony Hopkins è presente, seppur flebile. A tradirla non è mal la performance dell' ex Batman, quanto la scrittura del suo personaggio. Il mistero costruito attorno alla sua figura sfuma nel momento in cui compare sullo schermo, soprattutto quando inizia a intavolare un arguto battibecco col suo doppio/nemesi De Niro, che si rivela vuoto esattamente come il resto. Il risultato è un titolo come un altro del catalogo della piattaforma, dove la parola thriller fa rima con mediocrità.