
"The Dog Stars" è un post-apocalittico che non convince Il film di Ridley Scott con Jacob Elordi mescola dramma, ironia e ambizione western senza far quadrare niente
È difficile poter far passare con la sufficienza un film come The Dog Stars - Le stelle dopo la fine quando a inizio del 2026 è uscito 28 anni dopo - Il tempio delle ossa. Lo è ancor di più considerando che il rilancio della saga di Danny Boyle nel 2025 ha apportato delle scelte visive ipnotiche e delle sequenze memorabili, come Ralph Fiennes su note metal nel sequel, mentre il lavoro di Ridley Scott è blando e anonimo.
La storia si basa sul libro omonimo del 2012 di Peter Heller. La sceneggiatura è affidata a Christopher Wilkinson e Mark L. Smith, quest’ultimo già alla scrittura di The Revenant. Ma nessuno di questi elementi che potrebbero essere di interesse, compresa la regia di Scott, riescono ad emergere con fervore da un’opera che esce depotenziata pur giocando sul genere esplosivo del post-apocalittico.
Il pessimismo di Scott
@20thcentury The world that was doesn’t exist. THE DOG STARS, a Ridley Scott film, starring Jacob Elordi, Josh Brolin, and Margaret Qualley, arrives in theaters and IMAX August 28.
original sound - 20th Century Studios
È stata un’influenza mortale a sterminare l’umanità. Pochi sono i sopravvissuti che ancora si aggirano sulla Terra, spesso messi in pericolo da predatori o da bande psicotiche che si radono la testa e si dipingono il corpo di bianco, e anche qui è impossibile non ripensare alla scena di Fiennes e il suo sabba.
È il 2035 e il giovane Hig, Jacob Elordi, ha aspirazioni più grandi di quelle del suo compare Bangley, il veterano Josh Brolin. Il ragazzo, accompagnato dal ricordo della moglie defunta e di una vita tranquilla che non esiste più, vuole cercare di approdare in una sorta di terra promessa. Ma cosa ci attende quando ogni cosa sembra finita? C’è davvero ancora speranza oltre ciò che conosciamo?
Ridley Scott sembra pessimistico mentre dirige The Dog Stars, come da lui stesso ammesso, e il finale del film non può che rasentare un conservatorismo che appartiene ai cinici e all’età che avanza. L’autore preferisce dire al pubblico che è meglio accontentarsi e restare a casa invece che aspirare ad altro ora che l’abisso si è rivelato. Certo, la ricompensa per una gita avventurosa potrebbe essere un incontro fortuito con Margaret Qualley, altro volto di Hollywood presente nel film, ma è bene non sfidare troppo la sorte, soprattutto se sei già tra i sopravvissuti ad una calamità mondiale.
Un film che non sa che tono avere
A parte il disfattismo che è insito nell’opera, ciò che manca sul serio a The Dog Stars - Le stelle dopo la fine è un guizzo che, quando effettivamente appare, è totalmente sconnesso rispetto al destino catastrofico che Ridley Scott ha imbastito. Il film ha momenti ironici, sa persino abbandonarsi alla leggerezza, ma queste sue incursioni umoristiche confondono ancora di più il tono.
Così la pellicola sembra non aver modulato bene tutti i registri coinvolti, sovrapponendoli e facendoli cozzare tra loro, compresa l’ambizione western. L’esito è perciò sgangherato, non però in senso positivo. L’anima matta che avrebbe potuto avere The Dog Stars è in realtà il risultato di una sceneggiatura lasciata a briglia sciolta, soprattutto durante il terzo atto, così come le interpretazioni del cast.
Elordi e Scott, un incontro sprecato
Jacob Elordi at the premiere of 'The Dog Stars' pic.twitter.com/ycNelm3AfB
— Best of Jacob Elordi (@BestJacobElordi) August 21, 2026
A capitanare il cast è Jacob Elordi, il giovane attore nemmeno trentenne che ha recentemente collaborato con Sofia Coppola, Paul Schrader, Guillermo Del Toro e a cui si aggiunge adesso il maestro Ridley Scott, arricchendo il suo curriculum. Peccato sia un film poco valorizzante per i due si sono trovati, la promessa di un grande viaggio che si conclude con un nulla di fatto.
Una missione fallita per Ridley Scott che però, nonostante la veneranda età di ottantotto anni, se continua con la media di un film realizzato ogni uno o due anni potrebbe presto rifarsi. Anche se dal suo ultimo vero bel lavoro, The Last Duel, ne sono passati ormai cinque.











































