
Che cos'è l'euro digitale? Il progetto sta facendo importanti passi avanti e tra qualche anno potrebbe essere introdotto in via definitiva
Da anni le istituzioni europee lavorano al cosiddetto "euro digitale", cioè una forma di moneta alternativa alle banconote fisiche da utilizzare per pagare digitalmente nei Paesi dell’eurozona, senza quindi fare affidamento ai circuiti tradizionali – come le carte di credito o il bancomat. L'iter del progetto sarà lungo e intricato, ma di recente ci sono stati importanti passi avanti.
A dicembre 2025 l'iniziativa aveva ricevuto l'approvazione giuridica da parte del Consiglio dell’Unione Europea, mentre lo scorso giugno anche il Parlamento Europeo (cioè l'altra istituzione che, insieme al Consiglio, esercita il potere legislativo) aveva dato via libera al progetto – ma sempre e solo dal punto di vista giuridico. A metà luglio, inoltre, la Banca Centrale Europea (BCE) ha definito l’elenco dei 36 operatori che prenderanno parte alla fase di sperimentazione del progetto – tra i selezionati ci sono anche diverse realtà italiane, come Poste Italiane, Montepaschi e UniCredit, tra gli altri. Se le negoziazioni e i test si concluderanno positivamente, l’euro digitale potrebbe entrare in vigore già nel 2029.
Come funzionerà l'euro digitale
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L’euro digitale, nel caso entrasse in funzione, sarebbe una vera e propria moneta, quindi verrebbe utilizzata obbligatoriamente in tutti i Paesi che adottano l’euro – ma potrebbe essere necessario ricorrere a un’applicazione, come una sorta di portafoglio digitale nel quale conservare la propria disponibilità in euro digitali. Attraverso questo strumento sarebbe possibile pagare nei negozi fisici e sui siti di e-commerce, oltre che trasferire denaro direttamente da una persona all’altra. Un’altra caratteristica prevista è la possibilità di effettuare pagamenti anche senza connessione a Internet.
Uno degli elementi che distinguerebbe l'euro digitale dagli attuali pagamenti con carta riguarda i costi delle transazioni. I consumatori non dovrebbero pagare commissioni, mentre per gli esercenti queste sarebbero soggette a limiti stabiliti per legge, con l’obiettivo di contenere i costi applicati oggi dai circuiti di pagamento privati. Le stesse regole varrebbero in tutti i Paesi dell’area euro. Il sistema potrebbe inoltre ampliare l’accesso ai pagamenti digitali anche per chi non dispone di un conto corrente, attraverso la possibilità di convertire il contante in euro digitali.
L’introduzione dell’euro digitale avrebbe infine una valenza strategica per l’autonomia europea nel settore dei pagamenti. Oggi una parte significativa delle infrastrutture utilizzate nel settore del digital payment fa capo a società statunitensi, come Visa, Mastercard e PayPal. Creare un sistema europeo permetterebbe invece di ridurre questa dipendenza e di rafforzare la sovranità tecnologica e finanziaria dell’Unione Europea, un tema diventato ancora più rilevante alla luce del progressivo deterioramento dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti, a causa della controversa e caotica politica estera di Trump.
Le mistificazioni sull'euro digitale
I principali sostenitori politici dell’euro digitale si trovano tra i partiti di sinistra e di centro, mentre le maggiori resistenze arrivano dai gruppi di destra ed estrema destra presenti al Parlamento Europeo. Una delle principali critiche mosse dai detrattori del progetto riguarda il timore che la nuova moneta possa finire per sostituire il contante – non è però questo l’obiettivo del progetto: l’euro digitale semplicemente dovrebbe affiancare il denaro fisico, offrendo ai cittadini un’ulteriore modalità di pagamento.
Un’altra obiezione ricorrente consiste nell’associare l’euro digitale alle criptovalute, ma si tratta di strumenti profondamente diversi. Il primo sarebbe una moneta a corso legale emessa dalla BCE, con un valore esattamente equivalente a quello dell’euro fisico, mentre le seconde sono asset digitali il cui valore può subire anche forti e rapide oscillazioni – non a caso vengono spesso utilizzati come strumenti di investimento.
Le perplessità sul progetto riguardano infine il possibile impatto sul settore bancario e finanziario, che ha espresso una forte opposizione all'iniziativa. Se una parte dei pagamenti oggi effettuati attraverso i circuiti bancari venisse trasferita sull’euro digitale, infatti, le banche potrebbero perdere una quota dei ricavi derivanti dalle commissioni. Per limitare gli impatti su questo ambito, il regolamento in discussione prevede che la BCE stabilisca un tetto alla quantità di euro digitali presente nel proprio "portafoglio", e che queste disponibilità non producano interessi, così da evitare che l’euro digitale diventi un'alternativa ai depositi bancari.










































