Ma da dove vengono i braccialetti portafortuna che si comprano in spiaggia? La storia di un oggetto cult dell’estate italiana

I braccialetti portafortuna, detti anche braccialetti dell’amicizia, sono un po’ un classico dell’estate italiana. Venduti da decenni nel medesimo espositore di carta dove si legge ancora la scritta Portafortuna Brasiliani e con l’immagine, identica da sempre anch’essa, di un arcobaleno dove il colore rosso è associato all’amore, il verde alla speranza, il blu ai soldi e così via. Spesso non mancano immagini di palme e spiagge da sogno.

Negli anni questi braccialetti, indossati quasi sempre da bambini e pre-adolescenti, sono diventati una presenza così fissa e immutabile che, in effetti, nessuno si chiede più da dove vengano o perché siano popolari. Quindi qual è la loro storia?

Indietro nel tempo, in Brasile…

@theartofbrazilianliving Do you know the Senhor do Bonfim ribbon ritual? It’s a traditional ritual from Bahia, Brazil: you tie the ribbon around your wrist, make three knots, and three wishes. When it falls off naturally, many believe those wishes may come true. In Brazil, faith is deeply present and guides the way we live. Você conhece o ritual da fitinha do Senhor do Bonfim? É uma tradição da Bahia: você amarra a fitinha no pulso, faz três nós e três pedidos. Quando ela cai naturalmente, muitos acreditam que esses desejos podem se realizar. No Brasil, a fé está presente e guia a forma como vivemos. #Faith #TheArtOfBrazilianLiving #AlineMuniz #Bahia #brazilidade #BrazilianCulture #VisitBrazil #CulturalJourney #traveltiktok #BrazilTravel #salvadorbahia som original - The Art of Brazilian Living

Il nome che oggi i braccialetti possiedono ci dà un indizio importante su dove iniziare a indagare: il Brasile. Proprio lì sono famosi dei braccialetti che sono semplici strisce di carta noti come “nastri del Senhor do Bonfim”, “Bahia Bands” o, più letteralmente, “Pulseras de la Suerte”. La loro storia comincia nel Settecento: intorno al 1740 un viaggiatore portoghese fece portare in Brasile un'immagine sacra di Gesù, ancora oggi venerata come "Senhor do Bonfim". Circa settant'anni dopo, tra i fedeli di Salvador de Bahia si diffuse l'usanza di portare con sé come ex-voto un nastro colorato lungo esattamente quanto il braccio destro della statua, 47 centimetri, da cui il nome "medida do Bonfim", cioè "misura del Bonfim” per appenderlo ai cancelli della chiesa.

Da questo rito religioso, sorta di sincretismo tra cattolicesimo e culti afrobrasiliani, nasce l'usanza poi diventata laica e diffusa in tutto il mondo di legare il nastro al polso di un'altra persona con tre nodi, uno per ciascun desiderio, nella convinzione che il desiderio si avveri solo quando il nastro, consumato dal tempo, si stacca da solo. Nella tradizione originaria ogni colore del nastro è associato a una divinità delle religioni afroamericane, gli Orixá, con un proprio significato: il bianco per la salute, l'arancione per la felicità, il blu per la prosperità, il rosso per l'amore, il verde per il lavoro, il giallo per l'equilibrio.

I sottili braccialetti di cotone o nylon multicolore che si comprano oggi in spiaggia venduti in cartelline con la legenda dei colori stampata sopra, con arcobaleno e palme, sono un'evoluzione diretta di questa tradizione, commercializzata e resa prodotto di consumo di massa. Qui non è il nastro intero ad avere un colore, ma è il colore del filo posto alla base dell'intreccio a definire l'ambito del desiderio. È un sistema di significati che riprende da vicino quello dei nastri di Bonfim, ma se ne discosta leggermente, segno di quanto la simbologia si sia rimaneggiata nel passaggio dal santuario di Bahia alla bancarella da spiaggia.

Dal Brasile al mondo

Il salto decisivo che trasforma questi braccialetti in un fenomeno di massa avviene negli anni ‘80, e ha un'origine tutt'altro che spensierata. In quel periodo, in Guatemala, un tipo diverso di braccialetti tradizionali intrecciati iniziarono a essere indossati durante le proteste contro la repressione governativa e per denunciare la scomparsa di contadini e membri delle comunità Maya, vittime della violenta guerra civile guatemalteca.

Gruppi religiosi e attivisti solidali portano l'usanza fino agli Stati Uniti, dove i braccialetti cominciano a circolare durante raduni e manifestazioni politiche, caricandosi di significati diversi da quelli originari, ma mantenendo il nucleo simbolico del legame e della solidarietà tra chi li scambia. Da qui il fenomeno prende due strade parallele. Da un lato, il bracciale originario in macramè entra nella cultura pop come gadget artigianale legato ai campi estivi, al mondo hippie e successivamente alla moda "boho" degli anni ‘90 e 2000.

Dall'altro, il braccialetto in filo diventò una delle merci tipiche del piccolo artigianato itinerante, esportato in tutto il mondo insieme ad altri manufatti centroamericani come le borse tessute, i sonagli e la bigiotteria in fibre naturali. Qui è importante notare che i braccialetti “commerciali” originali presentavano l’arcobaleno ma il filo aveva sempre un colore dominante in base al desiderio, tratto che rimane ancora su alcuni ma non per tutti. Nella produzione ed esportazione di massa, è sopravvissuto solo l’arcobaleno.

L'Italia degli anni '80

In Italia, il commercio da spiaggia legato al mondo del braccialetto colorato si diffuse verso la fine degli anni ’80 dopo che iniziò la tradizione dei venditori ambulanti che, in origine, vendevano in spiaggia gioielli veri e propri. Poco tempo dopo, i braccialetti divennero prodotti in serie e distribuiti come merce da rivendita spicciola attraverso quegli stessi canali dell'ingrosso da cui gli ambulanti si riforniscono anche di teli mare, cappelli, costumi e altra bigiotteria: grossisti spesso dislocati nelle periferie delle città costiere.

Il loro successo si spiega con alcuni fattori molto concreti: il basso costo di produzione e di vendita, la facilità di trasporto in grandi quantità, un packaging  pensato apposta per essere immediatamente riconoscibile e "da regalare", e un'estetica vivace che si sposa perfettamente con l'immaginario delle vacanze al mare. A differenza della bigiotteria artigianale, qui il valore del prodotto non sta nella lavorazione individuale, ma nella ripetizione seriale di un simbolo. Ma forse è così, con un misto di caso e fortuna, che nasce un classico.

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