
Le vacanze coi genitori sono di nuovo cool In tempi di crisi, sempre più giovani fanno di necessità virtù
Dieci anni fa viaggiare era semplice. Erano gli anni dei voli low-cost, del fascino post-hipster dei localini cheap, dei primi ed economici passi di Airbnb. Anni in cui, per i giovani turisti, il mondo sembrava un buffet a prezzo fisso e in cui, soprattutto, il modo di sperimentare i paesi esteri era del tutto diverso da quello noioso, standardizzato dei propri genitori. E in effetti dire che si andava in vacanza coi genitori era molto poco cool. Non si può essere «young, wild and free» durante una beneducata, noiosa vacanza familiare. Ma oggi le cose sono cambiate.
Nel 2026, viaggiare è diventato parecchio impegnativo. Airbnb ha prezzi tali che la gente è tornata a preferire gli hotel; da pittoreschi, i localini cheap sono diventati esosi avamposti della gentrificazione e l’industria del turismo ha reso ogni comfort del viaggiatore tipo una nuova voce di spesa.
E se oltre a calcolare il lato economico ci mettiamo anche che la Gen Z non ha il culto della trasgressione dei Millennial, andare in un resort con papà e mamma non pare poi un incubo, anzi. Quest'estate, infatti, un nuovo trend di TikTok mostra sempre più ventenni godersi apertamente le vacanze coi genitori, naturalmente tutte pagate. Ma perché proprio quest’anno?
Sembra all-inclusive ma non lo è
@natandethan Who doesn’t love it when they crash their parents romantic holiday - IG ethanaveiro / __natalietaylor #fyp #foryoupage #trending #viral #relationships Escape (The Pina Colada Song) - Rupert Holmes
«I love this all inclusive holiday», è la frase-tormentone dei moltissimi video su TikTok che, quest’estate, mostrano giovani turisti (spesso americani) seduti al ristorante e meravigliati di non dover pagare il conto. Un’altra scenetta che si trova spesso sui social è quella dei genitori che parlano sottovoce col padre che chiede alla madre «Why did you bring her?». Insomma, si fa molta ironia ma il succo è che, per Millennial e Gen Z, viaggiare con i propri genitori significa soprattutto non dover pagare quasi nulla di tasca propria. Ma fare una lussuosa vacanza coi propri parenti può anche essere un simbolo di status? In parte sì.
Pensiamo a The White Lotus, serie che anticipa e influenza le tendenze del viaggio di lusso, e dove gli unici personaggi della generazione Millennial o Gen Z che si vedono sono lì precisamente perché sono in vacanza con i propri genitori. Ma anche serie come The Summer I Turned Pretty o We Were Liars dipingono la vacanza di lusso come qualcosa di inscindibile dalla presenza di una famiglia abbiente. Nel caso dell’eurosummer vista dai social, in effetti, tutti i ventenni “auto-invitatisi” nelle costose vacanze dei propri genitori sono sempre in alberghi lussuosi o ristoranti e bar scenografici. Quasi come a dire che flexare la propria famiglia sia kinda chic.
In generale, poi, viaggiare con la propria famiglia è considerato sempre meno cringe oggi. Secondo uno studio di Skyscanner, negli ultimi due anni, il 33% della Gen Z ha viaggiato con genitori e nonni, mentre il 30% dei Millennial ha viaggiato con figli e genitori. Inoltre, «il 29% degli adulti della Generazione Z considera il risparmio o la divisione delle spese di viaggio come motivazione principale per viaggiare con la famiglia». Secondo Happy Minds «le ricerche su Skyscanner con il filtro “famiglia” sono cresciute del 66% negli ultimi due anni e le conversazioni su Reddit dedicate ai family trip segnano un +387%» mentre sempre più adulti includono figli nei viaggi per creare ricordi familiari insieme e la stragrande maggioranza li include nella pianificazione.
Ironia o infantilizzazione?
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Oltre alle ragioni di ordine pratico e finanziario dietro l’attrattiva delle vacanze con i propri genitori, è interessante notare la realtà dipinta dal linguaggio dei meme e dei video che si trovano online. Oltre all’ironia del «Chi l’ha invitata?» e del «Chissà perché è tutto gratis», l’insistenza sulle età troppo avanzata dei figli e l’umoristica sconfessione della retorica del godersi i figli prima che crescano, dato che invece non sembrano volersi schiodare dal metaforico seggiolone, contorna l’intero fenomeno di un alone di infantilizzazione, spesso auto-indotta. Dietro di essa, ci sono le spie di un disagio economico sempre più marcato.
Secondo il Bank of America Institute, non solo la Gen Z spende in media il doppio di quanto guadagni, ma il 42% della Gen Z vive di stipendio in stipendio, il 49% indica il costo della vita come principale ostacolo alla sicurezza economica e il 17% spende più della metà dello stipendio in affitto, una quota in salita dal 13% nel 2025 e dal 10% nel 2024. In Europa, Il Sole 24Ore riporta che il tasso complessivo di rischio di povertà o esclusione sociale per i giovani tra 15 e 29 anni era del 24,2% fino all'anno scorso mentre secondo altri dati Eurostat in Croazia, Slovacchia, Italia, Spagna, Polonia, Grecia e Irlanda, oltre l'80% dei giovani tra 16 e 29 anni vive con i genitori o contribuisce al reddito familiare mentre nella fascia 25-29 anni, oltre il 60% vive ancora con i genitori.
In questo senso, spostandoci sul piano psicologico, il processo di regressione che spesso si attiva in chi, cresciuto, torna nella casa d'infanzia per le vacanze ritrovandosi nel mezzo di dinamiche comportamentali adolescenziali, cambia del tutto. Da fonte di disagio e ritorno forzoso all'impotenza dell'adolescenza, la regressione che le vacanze coi genitori attivano diventa un ritorno al senso di sicurezza e alla spensieratezza dell'infanzia dato che le incombenze e noie della vita adulte vengono sospese.
È un fenomeno che, con un termine alquanto offensivo, la stampa italiana bollò come quello dei “bamboccioni”, scegliendo di ignorare tutti gli ostacoli e le storture accumulatesi negli anni che hanno progressivamente allontanato i giovani dall’obiettivo dell’indipendenza economica. Potremmo dunque dire che il ritorno dei ventenni alle vacanze pagate dai genitori non è solo un trend dei social media, ma il risultato inevitabile di quasi due decenni di erosione del reddito e della ricchezza giovanile rispetto alle generazioni precedenti. Per fortuna, almeno, ci si può consolare in famiglia.