Che fine hanno fatto The Core e Soho House a Milano? Tra iter burocratici e permessi di ristrutturazioni storiche, i club esclusivi della città tardano ad arrivare

L’esclusività funziona per una legge di sottrazione: più persone restano fuori, più chi è dentro si sente speciale. È una logica antica e trasversale, che nel tempo ha trovato una delle sue espressioni più strutturate nei club privati, dai circoli per gentiluomini dell’Inghilterra settecentesca a quelli aristocratici e alto borghesi italiani. Proprio in Italia esistono ancora circa una ventina di club esclusivi, come il Circolo della Caccia di Palazzo Borghese a Roma; la Società del Whist di Torino, co-fondata da Cavour nel 1841; il Circolo dell’Unione, il Clubino e la Società del Giardino a Milano. Negli ultimi anni, il panorama si è ampliato con formule ibride e più inclusive (per esempio, adesso anche le donne possono farne parte) come Casa Cipriani, Aethos Club e The Wilde

È in questo contesto che due colossi internazionali hanno annunciato lo sbarco a Milano. The Core e Soho House, progetti diversi ma con tratti comuni come l’esclusività e la promessa, finora non mantenuta, di aprire in città. Cosa sta davvero ostacolando l’apertura milanese?

The Core e un'odissea lunga sette anni

Secondo quanto riportato da un’inchiesta di Milano Today, l’appuntamento per l'inaugurazione del club era stato fissato per il 2020, ma a gennaio 2025 ancora non si è visto nulla. I lavori sono ripartiti nell’ottobre 2024 con l'ingresso di nuovi soci e dovrebbero concludersi con un ritardo di sette anni rispetto alle previsioni iniziali: fine cantiere prevista per marzo 2027, inaugurazione in estate.

Ma cos’è The Core? Il progetto nacque a Manhattan nel 2005 per iniziativa di Jennie e Dangene Enterprise, che volevano creare il circolo più esclusivo al mondo. The Core scalò rapidamente le classifiche mondiali, con liste d'attesa chilometriche e quote d'ingresso di 50mila dollari. Ma è nel 2019 che le due fondatrici scelsero Milano come seconda sede dopo New York, spinte forse dall’attrazione che la città suscita nell'élite internazionale. L'indirizzo è Corso Matteotti 14, a pochi passi da San Babila, in un palazzo storico di circa 4mila metri quadrati in affitto. Sempre secondo quanto riportato da Milano Today, la società The Core Milan, controllata da una holding del Delaware, sostiene spese di gestione del palazzo pari a 1 milione e 755mila euro all’anno.

Il progetto, per ora visibile solo dai render disponibili sul sito prevede cinque piani con ristoranti, sale da pranzo private, galleria del vino, laboratorio gastronomico, una clinica di medicina rigenerativa e longevità, centro estetico, palestra, teatro, biblioteca, spazi per eventi, suite e terrazze panoramiche.

Soho House, dal progetto di Brera all'ex Cinema Arti

@alexacurtisunfiltered I’ve never seen somewhere so dead on a Saturday #sohohouse original sound - DJFLe

L’altro grande club internazionale che ha promesso l’apertura a Milano è Soho House. Fondato nel 1995 a Londra da Nick Jones come piccolo club privato per artisti e attori, il marchio si è espanso in oltre quaranta città nel mondo con la filosofia di creare spazi accoglienti per creativi e una regola aurea: telefoni vietati nelle aree comuni.

Il progetto milanese era stato annunciato già nel 2018, con una prima location prevista in via Brera 19, di fronte alla Pinacoteca, ma quell’idea è naufragata dopo anni di immobilismo. Nel giugno 2024 è arrivato l'annuncio ufficiale di una nuova sede nell'edificio dell'ex Cinema Arti, situato tra Piazza San Babila e Corso Indipendenza, vicino a via Montenapoleone, ma anche per la Soho House milanese i lavori sono fermi da allora con una possibile apertura nel 2026.

L'esclusività è il vero problema

Entrambi i progetti sembrano essersi arenati tra iter burocratici, difficoltà nel restaurare edifici storici vincolati trattative immobiliari complesse, ma sembra proprio che sia solo questione di tempo. Ma questo ritardo può forse invitare a riflettere su quanto un’alternativa più inclusiva, nella riqualificazione di spazi cittadini, sia la scelta giusta. I circoli storici sono nati escludendo le donne e molti continuano a farlo. The Core e Soho House si presentano come realtà aperte a qualsiasi genere e orientamento, eppure filtrano gli ingressi in base ad altri parametri rimpiazzando la discriminazione di genere con quella economica e, ovviamente, di classe.

 

Una città ha bisogno di teatri, musei, case della cultura, spazi concerti dei luoghi imperfetti, spesso sotto finanziati, ma aperti. E forse alla fine è proprio questo che manca sempre di più a una città che continua a inseguire un modello internazionale, dimenticando che la vera ricchezza culturale si costruisce quando è condivisa e non quando è recintata. I cantieri che non si aprono potrebbero essere, paradossalmente, l'occasione per ripensare che tipo di spazi vogliamo davvero.