
Le fantasie impressioniste della SS27 di Dries Van Noten Finalmente una collezione che sa di estate
L'après-midi d'un faune è un’opera curiosa, dalle molte vite e che ha cambiato molte vite: nato come poesia di Stephane Mallarmè, ridefinì i criteri del simbolismo; trasformato in musica da Debussy, divenne per molti l’inizio della musica moderna; coreografato da Vaslav Nijinsky per i Ballets Russes, aprì una nuova stagione nella storia della danza novecentesca.
Ieri, tutte queste varie nature sognanti, poetiche, decostruttive, coreografiche sono state chiamate in causa per lo show SS27 di Dries Van Noten, che ha usato il preludio di Debussy come fondale della sfilata e ha incorporato varie reminiscenze del mondo della danza oltre che della poesia stessa di Mallarmè, col suo senso del colore, della leggerezza e della chiarezza.
Julian Klausner, che ha sviluppato la collezione su questo punto di partenza tematico, aveva certamente l’idea di evocare uno spirito impressionista fatto più di impressioni di colori che di colori in sé, con tinte decise e dalle diverse temperature, ora cipria, ora menta, che trascoloravano ricordando tramonti riflessi nell’acqua o l’immagine di fronde controluce al sole catturata sulle retine quando si chiudono gli occhi.
Ma l’intera orchestra delle soluzioni grafiche è stata interpellata da Klausner: serigrafie, ricami, applique, tie-dye, gradienti di colori, microstampe. Il tutto giocato su una serie di consistenze tessili che partendo dalla base secca del tessuto tecnico del primo look, si moltiplicavano in cotoni, sete, pelli esotiche, maglieria.
Questo solare, poetico decorativismo era poi declinato con astuzia in una serie di capi abbastanza preziosi e particolari da far intuire la mente di un designer dietro ma anche un senso estetico abbastanza compiuto e onesto, che non vuole scioccare o sorprendere ma pensa al bello in sè in termini propri e non convenzionali, ma anche abbastanza pratici e indossabili da poter essere pensati all’intero di un vero guardaroba quotidiano.
Non mancavano tocchi eccentrici: shorts ricoperti da maxi-paillettes, ballerine da uomo con lunghe stringe avvolte sui polpacci, deck shoes in eco-pelliccia leopardata, top-foulard da uomo, camicie-tuniche semitrasparenti ed ensemble di pezzi diversi unificati da ricami floreali del medesimo colore applicati ovunque.
Sia il languore della musica che il make-up dei modelli che coi loro capelli bagnati e i loro occhi cerchiati di nero parevano svegliatisi dalle più afose penniche, comunicavano un forte senso della stagione estiva. Cosa non scontata in una Paris Fashion Week dove Louis Vuitton ha fatto sfilare puffer jacket in una collezione ispirata al surf e Dior ha messo cappotti di lana in passerella.
La capacità più notevole di Klausner, comunque, si conferma non solo quella di proseguire il lavoro di Van Noten in modo rispettoso ma anche molto personale e unico, ma anche quella di saper trasformare uno show in un atto narrativo utilizzando solo la musica e i look, un tipo di tocco leggero, pensato e sfumato che oggi non è più comune e, per questo, è assai più prezioso.






































































































