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La sneaker delle sottoculture: la storia della Nike Air Max Plus 'Tn'

La silhouette simbolo dei chavs protagonista dell'ultima collabo di Supreme

La sneaker delle sottoculture: la storia della Nike Air Max Plus 'Tn' La silhouette simbolo dei chavs protagonista dell'ultima collabo di Supreme
Julien Boudet
Julien Boudet
Julien Boudet
Julien Boudet

Per la sua ultima collaborazione con Nike, Supreme ha scelto di lavorare su una sneaker storica, un esempio non solo dell'innovazione tecnologica in cui il brand di Beaverton è impareggiabile, ma anche dell'impatto culturale che una scarpa può avere sul tessuto sociale di paesi molto diversi (e distanti) tra loro. La storia della Nike Air Max Plus, meglio conosciuta come Nike Tn, è una storia di casualità, di innovazione quasi inconsapevole e di un successo commerciale clamoroso, legato fin da subito a gruppi sociali ben definiti e identificabili. 

Un tramonto in Florida 

Nel 1997 Nike era impegnata su un progetto, denominato Sky Air, con il suo retailer più importante, Foot Locker. Il gigante dello sportswear aveva come compito la creazione di una nuova running shoe che includesse la tecnologia Tuned Air, l'ultima innovazione in casa Air Max che puntava sull'impiego di due semisfere inserite nella suola e nella Air Unit per ottimizzare la stabilità della scarpa e ridurre la pressione sul tallone. Tra le oltre quindici proposte che Nike presentò a FL nessuna fu accettata. 

Sean McDowell, un nome che in seguito scrisse la storia dello Swoosh, era appena arrivato da Nike quando gli fu chiesto di disegnare una scarpa che soddisfacesse Foot Locker e i milioni di fan del brand. 
Fu quando udì il nome del progetto che McDowell si ricordò degli schizzi che aveva realizzato durante una vacanza in Florida guardando il tramonto, quel cielo tinto da sfumature blu e azzurre, interrotto dal nero delle sagome delle palme mosse dal vento. E fu proprio da quel ricordo che nacque la creazione della Nike Air Max Plus

In termini di produzione e di design la silhouette rappresenta un unicum nella storia del brand, non solo per quell'estetica così divisiva. McDowell, ad esempio, disegnò a mano libera lo Swoosh che decora lateralmente la sneaker, che infatti è diverso da tutti gli altri, più allungato e sottile. "Erano i miei primi giorni da Nike, e nessuno mi aveva dato indicazioni in questo senso. La forma è un po' strana e ho messo il bordo nella parte interna, mentre tecnicamente le guidelines del brand impongono che si trovi all'esterno" raccontò il designer. L'ispirazione marina della scarpa si ritrova nell'esoscheletro che ricopre la tomaia, con quegli inserti in plastica nera a simboleggiare il profilo delle palme al tramonto. Uno dei dettagli più distintivi della scarpa resta il codolo che decora il tallone, che nel progetto di McDowell doveva rappresentare la coda di una balena, "la parte più iconica dell'animale". (È ironico che in Francia e in Italia la scarpa sarebbe poi diventata nota con il nome 'squalo').
Non va dimenticato che la Tn nasce come scarpa da running, e infatti rispetto ad altre scarpe da lifestyle resta molto più leggera. Per tutta la tomaia della scarpa vennero poi inseriti dei dettagli in tessuto riflettente, un’introduzione proposta da McDowell, corridore lui stesso, e fondamentali per far sì che i runner fossero visibili dalle auto che gli andavano incontro nelle sessioni di corsa notturne. McDowell fu costretto ad inserire il logo esagonale recante il branding Tn - che diventò poi il simbolo della scarpa - ponendolo sul tallone e sulla suola della sneaker. 

La sfida maggiore nella realizzazione della scarpa fu il gradiente di colore della tomaia, quella particolare sfumatura di colori che non era mai stata fatta da Nike. Forse anche grazie (o a causa di) alla sua mancanza di esperienza e a una certa incoscienza, McDowell volò in Asia, nelle fabbriche del brand, per capire come ottenere quella precisa sfumatura. Grazie ad un effetto 'sublimato', bastò colorare il tessuto con una sfumatura più chiara e stamparci sopra le tonalità più scure. Le prime tre colorway con cui la silhouette fu rilasciata restano le più iconiche, perché rappresentarono un momento di rottura rispetto a allo sneaker game di quegli anni e un momento di svolta per Nike, che in una sola scarpa racchiuse le sue innovazioni più importanti. 

"Voglio comprare questa scarpa" 

Quando i vertici di Foot Locker videro la sneaker per la prima volta restarono talmente colpiti da cancellare focus group e ricerche di marketing, optando invece per una strategia senza precedenti. All'orario di uscita delle scuole, in uno store FL venne posto su uno scaffale, in mezzo alle altre sneaker, un paio di Nike Air Max Plus. Nel giro di dieci munuti si era già raccolta una piccola folla attorno alle scarpe, giovani ragazzi che chiedevano cosa fossero, quanto costassero, come poter acquistarle. Il successo era iniziato. 

Quando la Air Max Plus fu lanciata, nel 1998, l'Air Max dell'anno doveva essere proprio la 98, ma non ci fu praticamente competizione. Non solo perché a livello di prezzo la Air Max 98 era più cara, ma soprattutto perché non presentava nessun tipo di innovazione o nuova tecnologia in grado di giustificare un prezzo così elevato. Per quanto non fosse a buon mercato nemmeno la Air Max Plus, che uscì ad un prezzo di 125$, si trattava di una silhouette talmente nuova e diversa da tutto quello che c'era in circolazione che il successo fu dirompente. 


Tamarri di quartiere, chavs e eshays 

Il successo della scarpa si lega fin da subito a contesti sociali ben precisi, a quel pubblico di giovani ragazzi, fedeli clienti di Foot Locker, di solito appartenenti a classi sociali medio-basse, ancora più spesso cresciuti tra case popolari e quartieri difficili. 

Se in Italia il fenomeno conosce la massima espansione nelle periferie delle grandi città, in Francia si lega ai sobborghi parigini e alla città di MarsigliaJulien Boudet, uno dei fotografi più importanti e influenti della fashion industry, ha sempre avuto un'ossesione per questa scarpa, che è rimasta negli anni una grande fonte d'ispirazione per lui. Boudet ha raccontato a nss magazine l'impatto della sneaker in Francia, dove è cresciuto. 

Quando uscì avevo 14 anni, andavo al liceo, e fu letteralmente una rivoluzione, perché già sognavamo le Air Max (all'epoca le più recenti e più famose erano le Air Max Triax), ma quando vedemmo i colori e il design della TN ce ne innamorammo subito. Il fatto che fosse venduta solo da Foot Locker (lo store più vicino era a un'ora e mezza da noi, che all'epoca ci sembrava come un volo di sei ore) e il fatto che fosse molto costosa (1000 franchi - circa 150 euro) la rendeva molto diversa da tutte le Nike che conoscevamo. Fu presto associata ad un certo tipo di ragazzi che ascoltavano hip-hop francese e indossavano tute (soprattutto di Lacoste) e cappellini. Nacque lo stile "Lacoste Tn".  

Julien Boudet
Julien Boudet
Julien Boudet
Julien Boudet

In Inghilterra la scarpa diventa parte di un fenomeno più grande, di un trend, quello dei chav, che va ben oltre l'estetica, per connettersi invece a stereotipi di carattere sociale e di classe. Prima del loro ritorno su TikTok, dove vengono presi in giro per il modo in cui parlano e si truccano, quello dei chavs fu un fenomeno profondamente inglese nato all'inizio degli anni Duemila: giovani ragazzi appartenenti alla working class che abitavano nelle case popolari, parlavano in slang e con un fortissimo accento, conosciuti per il loro atteggiamento aggressivo, non solo verso i coetanei ma anche verso gli insegnanti, che spesso sfociavano in risse e scontri. I chavs diventarono anche un fenomeno di costume, facendosi conoscere per la loro uniforme fatta di tute - firmate Nike, Sergio Tacchini, Kappa - cappellini, puffer jacket, meglio se di The North Face, e Nike Tn, tutti item in cui era fondamentale che i loghi fossero ben visibili, per dare una precisa idea di sé. 

Ma ancor più che nel Regno Unito fu in Australia, e in particolare nella periferia di Sydney, che la Nike Air Max Plus andò a connottare quei giovani gruppi di ragazzi, i cosiddetti eshays o lads, che non si discostano molto dalle caratteristiche dei chavs. Anche gli eshays appartenevano a famiglie della working class, cresciuti molto spesso nelle case popolari, si muovevano in gruppetti di ragazzi, quasi tutti maschi, tutti con un atteggiamento aggressivo. I chavs australiani, a differenza di quelli inglesi, si dedicavano anche a piccole attività criminali, in particolare ai furti, tanto che ancora oggi se un eshay ha indosso un paio di Nike Tn si dice che le abbia rubate a qualcuno. La divisa di questa sottocultura australiana è fatta di polo da rugby, preferibilmente a righe, felpe di cotone (Nautica è il brand prediletto), pantaloncini della tuta, borsello, meglio se di Nike, Armani o Gucci, meglio ancora se fake, e le immancabili Nike Air Max Plus ai piedi. Per gli eshays lo sportswear diventa il simbolo di un certo status quo, la rappresentazione di tutto ciò che volevano ma che al tempo stesso gli era recluso, ma che pur di ottenere erano disposti ad infrangere la legge. 


La legacy 

Nel corso di questi 22 anni la scarpa è stata protagonista di centinaia di riedizioni, riproposta in nuove colorazioni e inedite declinazioni, restando uno dei modelli più venduti di Nike (e di Foot Locker, anche se non più retailer esclusivo). Non va dimenticato che la componente tecnica delle Tn, la Tuned Air, rimase un'innovazione talmente rivoluzionaria da essere sostituita solo nel 2006, con l'introduzione della tecnologia 360.

Molte release della scarpa furono territoriali, a testimonianza di quanto l'impatto della scarpa abbia avuto effetti molto diversi sui mercati in cui fu venduta. Negli Stati Uniti, ad esempio, il successo della scarpa fu moderato, e la silhouette fu apprezzata da un pubblico di sneakerhead più di nicchia che nel resto del mondo. In Francia la sneaker è stata recentemente protagonista della collaborazione tra Paris St-Germain e Olympique Marseille, due città simbolo nella storia della scarpa. Il Regno Unito è però forse il luogo in cui la legacy della sneaker si fa sentire ancora molto forte. Basti pensare al successo di Skepta, che nel video di Shutdown rappresenta esattamente quei British roadmen, piccoli teppisti di quartiere che fumavano erba sotto casa, spesso con un paio di Nike Tn ai piedi. Sempre Skepta, per la sua collaborazione con lo Swoosh, fece suo il logo esagonale di Tn, trasformandolo in Sk. Un'estetica che rivive nelle fotografie di Vicky Grout, giovanissima fotografa inglese che ritrae la scena grime e garage come nessuna, o in versione aggiornata nell'immagine e nel lavoro che porta avanti Slowthai, non a caso scelto come volto della campagna per la riedizione della sneaker nel 2018. 

In un mercato saturo di prodotti ormai tutti uguali, in cui l'hype e il prezzo di resell determinano il successo di una sneaker, la storia della Nike Air Max Plus 'Tn' dimostra come un semplice paio di scarpe possa avere connotazioni ed effetti ben più profondi sulla società, sulle persone che ne fanno parte, sul contesto sociale in cui nascono, e da cui vorrebbero emergere.