
Dentro l'accademia del nuovo Made in Italy Come Accademia Italiana fa dialogare le scuole col mondo delle eccellenze italiane
Quando un'accademia diffonde un nuovo concetto di Made in Italy, sta costruendo molto più di un'estetica. Sta formando un modo di pensare, progettare e leggere il presente attraverso cultura, territorio, tecnica, immaginazione e responsabilità. Accademia Italiana lavora su questa idea: un Made in Italy vivo, attivo, capace di uscire dal repertorio rassicurante della tradizione per diventare linguaggio contemporaneo, un metodo di ricerca e pratica condivisa della comunità. Il Final Work è uno dei luoghi in cui questa visione prende forma.
Per Accademia Italiana, il Final Work non è solo la tesi di fine corso, ma un progetto parallelo, riservato agli studenti degli ultimi anni, i tre del triennio e i due del biennio, costruito ogni volta attorno a un curatore esterno, sempre una figura di rilievo del mondo della creatività internazionale, e a un tema unico e trasversale che attraversa tutti i dipartimenti: fashion, design, grafica, gioiello, fotografia. I lavori migliori selezionati dal curatore confluiscono in una pubblicazione bilingue e in una mostra finale aperta al pubblico.
È un'operazione che dice molto di come Accademia Italiana intende la propria identità: un istituto AFAM fondato nel 1984, con sedi a Firenze e Roma e oggi parte del network internazionale AD Education, che punta a formare figure creative capaci di muoversi in modo trasversale tra discipline, linguaggi e ambiti progettuali. Professionisti che, pur partendo da una formazione specifica, sviluppano un metodo e una visione applicabili a contesti differenti, fino a diventare creativi a 360 gradi, capaci di leggere, interpretare e trasformare la complessità contemporanea.
Il Final Work è arrivato quest'anno alla sua terza edizione. Tre curatori, tre temi, tre modi diversi di attraversare il progetto: Fabio Viola nel 2024, Matteo Ward nel 2025, Matteo Cibic nel 2026.
Il Final Work 2026: AIdentities, con Matteo Cibic
Per l'edizione più recente Accademia Italiana ha scelto Matteo Cibic, artista transmediale italiano classe 1983, formatosi tra Politecnico di Milano, Kingston University e Fabrica, noto per oggetti giocosi e antropomorfi che uniscono funzione e ironia e per un lavoro esposto in sedi come il Museo delle Arti Decorative di Parigi, lo Shanghai Museum of Glass, la Triennale di Milano e il Museo del Gioiello di Vicenza.
Il tema scelto è AIdentities, un percorso curatoriale sviluppato nei mesi scorsi con gli studenti delle sedi di Firenze e Roma attorno a identità, sostenibilità, ricerca sui materiali, intelligenza artificiale e ruolo sociale del design. «Nei ragazzi incontrati in questa esperienza ho riconosciuto il desiderio di esistere senza essere costretti a spiegarsi completamente» ha raccontato Cibic, parlando di una generazione che «attraversa il presente con linguaggi fluidi e instabili» e che nel gesto manuale, nell'errore, nella traccia del tempo sui materiali, trova ciò che distingue l'intelligenza umana da quella artificiale.
Come ricordano nell'introduzione alla pubblicazione i vertici dell'Accademia, dal direttore generale di AD Education Italia Nicola Accurso al direttore accademico Filippo Pernisco, dalla campus manager di Roma Livia Di Nardo ai coordinatori dei singoli dipartimenti, l'identità di quest'anno è stata letta come tensione tra unicità individuale e appartenenza collettiva, tra memoria ed eredità culturale e la spinta a raccontarsi con linguaggi nuovi. I risultati del percorso sono stati presentati al pubblico in due appuntamenti lo scorso giugno: a Firenze, in occasione di Pitti Uomo, e poi a Roma, entrambi con talk e vernissage alla presenza di Matteo Cibic, aziende e professionisti del settore.
Le edizioni degli anni passati
Nel 2025 la curatela era stata affidata a Matteo Ward, imprenditore e promotore della sostenibilità, CEO di IO Fashion Textiles Home e co-fondatore di WRÅD, con il tema Youthopia: un invito agli studenti a immaginare mondi possibili, tra utopia come direzione etica del progetto e distopia come specchio critico del presente.
Per la prima edizione del format, invece, tenutasi nel 2024, il curatore era stato Fabio Viola, tra i principali esperti italiani di gamification, con il progetto Let's plAI, presentato al Museo Sant'Orsola di Firenze durante Pitti Immagine Uomo: un percorso che ha messo il gioco al centro del lavoro di oltre 100 studenti come linguaggio capace di abbattere barriere culturali e linguistiche.
Game design, sostenibilità, immaginazione e cultura materiale diventano così territori di confronto in cui le idee si contaminano, cambiano direzione e trovano nuove possibilità. Il genio italiano prende una forma più attuale: intelligenza collettiva, capacità di relazione, dialogo tra discipline, attitudine a trasformare vincoli, eredità e contraddizioni in nuovi immaginari. Il Final Work attiva una community che lavora, discute, sperimenta e costruisce il futuro del design, per Accademia Italiana, nasce anche qui, nel movimento continuo tra pensiero, pratica e confronto.




















































