
Come cambierà l'economia mondiale con la guerra in Iran Ci si aspetta un ulteriore aumento dei prezzi dell'energia
La compagnia petrolifera statale saudita Saudi Aramco ha annunciato la chiusura della raffineria di Ras Tanura Refinery, sulla costa orientale dell’Arabia Saudita affacciata sul Golfo Persico. La decisione è stata presa dopo che l’esercito saudita ha intercettato due droni provenienti dall’Iran che, secondo le autorità, erano diretti contro l’impianto. La raffineria di Ras Tanura, con una capacità di oltre mezzo milione di barili di petrolio al giorno, è una delle più grandi e strategicamente rilevanti del Medio Oriente. Anche il Qatar ha fatto sapere che due droni iraniani hanno colpito alcuni impianti energetici del Paese, a dimostrazione della volontà dell’esercito iraniano di colpire non solo obiettivi militari, ma anche infrastrutture essenziali dei Paesi del Golfo, in modo da destabilizzare l’intera regione e allargare potenzialmente il conflitto.
Il timore che la guerra in Iran possa interrompere i flussi energetici dal Medio Oriente ha già spinto al rialzo i prezzi di petrolio e gas. Nelle prime ore di lunedì, alla riapertura dei mercati dopo il fine settimana, il prezzo del petrolio è aumentato fino a 13 punti percentuali, prima di ridimensionarsi parzialmente. Il Brent Crude, la quotazione di riferimento per i mercati europei, ha toccato gli 82,3 dollari al barile – il livello più alto dal gennaio 2025 – per poi scendere intorno ai 78 dollari. Anche altri indici energetici hanno registrato oscillazioni simili.
Capire l'importanza dello stretto di Hormuz
European gas prices now up 50%! https://t.co/2YK0KaXbp8
— Douglas Macgregor (@DougAMacgregor) March 2, 2026
La guerra in corso non si sta combattendo solo sui territori dell’Iran, dei Paesi che si affacciano sul Golfo Persico e di Israele, ma anche nei tratti di mare circostanti. In particolare, uno dei principali fattori che hanno causato l’aumento del prezzo del petrolio è il blocco – finora solo parziale – dello Stretto di Hormuz, il passaggio che collega il Golfo Persico al Mar Arabico e separa la penisola arabica dall’Iran, che ne controlla una delle sponde.
Lo stretto di Hormuz ha un’importanza commerciale enorme, non solo per il Medio Oriente: da qui transita circa un quinto del petrolio scambiato a livello globale, oltre a grandi quantità di gas naturale. Durante il fine settimana l’Iran ha cercato di ostacolare il passaggio di navi nello stretto. Non si è ancora arrivati a un blocco formale della navigazione, ma il traffico marittimo da giorni è pressoché azzerato. Inoltre, almeno tre imbarcazioni sono state attaccate e una persona è morta. Molte navi si sono fermate dopo che la stessa Marina statunitense ha avvertito di non essere in grado di garantire la sicurezza del traffico navale nella regione, nonostante la sua presenza nell'area.
Come stanno reagendo i mercati alla guerra in Iran
Un caso emblematico per capire come gli effetti della guerra in Iran potrebbero propagarsi a livello globale ha a che fare con Maersk, una delle più grandi compagnie di trasporto marittimo al mondo, che ha deciso di sospendere il traffico navale anche nel Canale di Suez, in Egitto, e nello Stretto di Bab el-Mandeb, tra Yemen e Gibuti, deviando le rotte verso il Capo di Buona Speranza, in Sudafrica. La scelta, però, allunga significativamente i tempi di viaggio – e i costi – per le navi che collegano Asia ed Europa, e viceversa.
Le navi che attraversano lo stretto di Bab el-Mandeb, infatti, rischiano di essere attaccate dagli Houthi, il gruppo armato che controlla parte dello Yemen ed è alleato del regime iraniano. In passato l’Iran e le organizzazioni radicali che sostiene – che includono anche Hamas ed Hezbollah – hanno già sfruttato il controllo di alcuni passaggi marittimi strategici per colpire deliberatamente le navi dei Paesi considerati ostili.
Ostacolare il traffico di petrolio costringe infatti i Paesi esportatori a cercare rotte alternative – più lunghe e costose – oppure a ridurre le esportazioni. Tra quelli che risentirebbero di più c'è l’Arabia Saudita, alleata degli Stati Uniti e tradizionale rivale regionale dell’Iran. Anche per questo, fino a oggi, i Paesi del Golfo avevano mantenuto una posizione relativamente prudente nei confronti del regime iraniano: un’interruzione totale del traffico petrolifero metterebbe però sotto pressione le loro economie, contribuendo a intervenire a loro volta contro l’Iran in risposta agli attacchi ingiustificati già ricevuti.
@bloombergbusiness #Oil surged the most in four years as #traders gauged the impact of the effective closure of the Strait of #Hormuz triggered by US-Israeli strikes against #Iran. Ruth Carson explains the implications of the war for oil and global #markets original sound - Bloomberg Business
Le ripercussioni della guerra in Iran intaccheranno ulteriormente i settori che fanno più ricorso all'energia, con ricadute generali sull’economia globale; gli addetti ai lavori negli USA ricordano che ogni volta che il prezzo del greggio sale di 10 dollari, è lecito aspettarsi un aumento medio dell’inflazione dello 0,2 per cento – con conseguenze rilevanti per la politica monetaria statunitense, e a cascata europea. In questo contesto, i principali indici di borsa – comunemente utilizzati come indicatore dello stato generale dei mercati – risultano in calo. Particolarmente penalizzati sono i titoli bancari, a dimostrazione che gli investitori non l'escludono l'arrivo di una crisi economica.
Il prezzo del gas naturale liquefatto (GNL) è già aumentato di quasi il 50 per cento. In paesi come l’Italia un aumento sostenuto dei prezzi del GNL rischia di tradursi in rincari delle bollette per famiglie e imprese. Ma si tratta di un problema rilevante per molti Paesi europei che, dall’inizio della guerra in Ucraina, hanno sostituito parte delle forniture via gasdotto con GNL importato via mare. Tra i principali fornitori c’è il Qatar, secondo esportatore mondiale di GNL dopo gli Stati Uniti: da solo copre circa un quinto del commercio globale di gas naturale liquefatto; tuttavia, le sue esportazioni dipendono quasi interamente dal trasporto marittimo, passando attraverso lo stretto di Hormuz.










































