Giovanni Agnelli (il nonno del più famoso “l’avvocato”) sogna per la Fiat una fabbrica grande e moderna, ispirata alle catene di montaggio della Ford. La ottiene all’inizio degli anni ’20 con lo stabilimento del Lingotto, una struttura imponente collocata nel quartiere di Nizza Millefonti, chiusa tra via Nizza (dal numero 230 al 294) ed un ramo del passante ferroviario di Torino. L’edificio, progettato dall'architetto Giacomo Mattè Trucco ed inaugurato nel 1923 alla presenza del re Vittorio Emanuele III, dimostra per la prima volta come sia possibile coniugare i modelli provenienti dal capitalismo nordamericano con le esigenze e le tendenze dell'architettura contemporanea. I suoi numeri sono enormi: un volume di un milione di metri cubi, una lunghezza di 500 metri, una larghezza di 80 metri, 5 piani di altezza.

Il Lingotto: il potere trasformista dell’architettura  Da simbolo dell'avanguardia industriale a cuore pulsante commerciale e culturale di un quartiere | Image 6
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Le officine sono formate da due corpi longitudinali lunghi 507 metri e, larghi, ognuno, 24 metri, destinati alla produzione delle automobili, uniti da cinque traverse multipiano dedicate a servizi per il personale. Alle estremità due rampe elicoidali permettono alle automobili di accedere dal piano terra direttamente alla pista di collaudo situata sul tetto dell’edificio, due rettilinei di oltre quattrocento metri di lunghezza, collegati da due curve paraboliche che potevano essere percorse a 90km/h. Questo esempio di costruzione modulare in cemento armato, basato sulla ripetizione di pilastri, travi e pavimenti, si afferma subito come simbolo dell'avanguardia industriale: "Il Lingotto Fiat è stata la prima invenzione costruttiva futurista", afferma perentorio il Manifesto Futurista dell'architettura aerea; “È uno degli spettacoli più impressionanti che l’industria abbia mai offerto” scrive Le Corbusier nel suo "Vers une Architecture". Negli anni la fabbrica produce lo alcune delle prime vetture entrate nell'immaginario italiano come la Torpedo, la Balilla e la Topolino, fino a quando, nel 1982, viene chiusa.

Qualche anno più tardi l’archistar da Renzo Piano, con l’idea di rendere questo segno di cambiamento un simbolo di gioia, trasforma un pezzo del passato industriale determinante per l’identità di Torino in un centro multifunzionale dove si susseguono grandi manifestazioni come la Fiera del Libro, il Salone del Gusto e, quest’anno il main stage del Club to Club. L’identità architettonica della struttura resta la stessa, l'esterno dell'edificio è in gran parte inalterato, ma il suo interno è stato completamente modificato per ospitare uno spazio espositivo, un centro conferenze e un auditorium, due alberghi (l'NH Lingotto, che nasconde un magnifico giardino tropicale, e l'NH Lingotto Tech), un cinema multisala, uffici, spazi commerciali (l'8 Gallery, la lunga via dedicata allo shopping) e la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli. Simbolo della riqualificazione di Piano è la "Bolla", una sala riunioni racchiusa in una struttura di acciaio e vetro che troneggia sull’edificio. 

Una curiosità: sul sito è possibile leggere le storie e gli aneddoti dell’ex stabilimento Fiat, raccontati direttamente dagli ex dipendenti

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