"Josef Albers: Meditations" è la mostra che ci invita a guardare l’arte diversamente Un viaggio espositivo tra architettura, luce e colore

Josef Albers: Meditations è la mostra che ci invita a guardare l’arte diversamente   Un viaggio espositivo tra architettura, luce e colore

Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS e la Josef & Anni Albers Foundation presentano a Villa e Collezione Panza, dal 9 aprile 2026 al 10 gennaio 2027, la mostra Josef Albers: Meditations. Curata da Nicholas Fox Weber su invito di Gabriella Belli, l'esposizione mette in dialogo ventinove opere di Josef Albers con gli spazi della villa, attivando una relazione sottile tra architettura, luce e colore. Nonostante Albers non sia stato direttamente collezionato da Giuseppe Panza di Biumo, la sua ricerca appare oggi come una delle indagini più lucide sulla percezione e sulla luce che definiscono l’identità della Collezione Panza.

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Fulcro della mostra sono le serie Variant/Adobe e Homage to the Square, sviluppate rispettivamente a partire dal 1946 e dal 1950, in cui Albers riduce la pittura a una grammatica essenziale per esplorare l’instabilità del colore. Attraverso strutture ripetitive e apparentemente semplici, l’artista dimostra come ogni tonalità sia sempre relativa: un colore cambia, vibra o si ritrae a seconda di quello che lo circonda. Il quadrato, modulo primario e reiterato, diventa così uno strumento per attivare lo sguardo, mentre il lieve slittamento delle composizioni introduce una tensione percettiva che impedisce qualsiasi fissità. È una ricerca che ha influenzato profondamente artisti come Dan Flavin, James Turrell e Robert Irwin, anticipando molte delle riflessioni sullo spazio e sulla luce sviluppate nella seconda metà del Novecento.

L’allestimento, articolato nelle stanze del primo piano affacciate sul parco, costruisce un itinerario non cronologico ma sensoriale, in cui il visitatore è chiamato a muoversi tra consonanze e dissonanze cromatiche. Dalle armonie iniziali, fatte di bianchi e gialli quasi impercettibili, si passa a contrasti più accesi, fino a immergersi nelle densità dei neri, dei grigi e dei bruni. Opere come Night Sound, Dark e Profundo non chiudono il percorso, ma lo assorbono, trasformando la visione in un’esperienza stratificata. In questo contesto, anche i prestiti istituzionali, raramente esposti al pubblico, diventano parte di un sistema percettivo più ampio, coerente con l’idea di Albers secondo cui opere lontane nel tempo e nello spazio possono arricchirsi reciprocamente nel confronto.

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Più che una retrospettiva, Josef Albers: Meditations si configura come un invito rieducare lo sguardo. In un presente saturo di immagini, la mostra ribalta la logica dell’accumulo visivo e propone un’esperienza essenziale, in cui vedere diventa un atto attivo e consapevole. Albers parlava di “aprire gli occhi”: qui, quell’affermazione si traduce in un dispositivo concreto, capace di restituire al colore la sua dimensione instabile e al tempo della visione una nuova, radicale centralità.