
Gli uomini vogliono davvero vestirsi così sbrilluccicanti? Tra pantaloni argentati, glitter e paillettes, un trend eccentrico si aggira in passerella
Quando si commenta uno show o una collezione, i riferimenti culturali che si finisce per citare sono quasi sempre gli stessi. E di solito quando vediamo in collezioni maschili abiti metalizzati, glitter e paillettes si tende a cassare la loro presenza come una citazione al glam rock anni ‘70/’80. Eppure stabilire l’origine di una certa ispirazione non giustifica l’ispirazione stessa, non spiega perché un certo capo sta tornando proprio ora.
È vero che, specialmente nel mondo dello spettacolo, una certa categoria di menswear sbrilluccicante, “da riflettore” rimane diffuso, eppure si fa una certa fatica a immaginare o anche vedere per strada uomini che indossano abiti metalizzati, incrostati di cristalli o di paillettes. Allora perché sono in passerella?
Solo per le rockstar?
Fuori dalle classiche reference musicali che vanno da Liberace, David Bowie ed Elton John fino ai Kiss e ai Mötley Crüe l’uso del tessuto metallico si è evoluto fuori dal solco musicale: abbiamo l’Oroton di Gianni Versace; abbiamo gli abiti di simil-carta stagnola della FW92 di Martin Margiela, poi tornati anche nella SS03; abbiamo soprattutto la leggendaria FW99 di Helmut Lang. Tre casi molto particolari, limitati a nicchie di mercato e accomunati da designer che volevano impiegare materiali insoliti (la cotta di maglia, la carta stagnola, le tute degli astronauti) per produrre abiti altrimenti consueti.
E come ha voluto ricordare a tutti nella stessa mattina dello show di Dior, fu Hedi Slimane dal 2005 in poi a introdurre prima i pantaloni metallici dorati e argentati da Dior, in omaggio alla scena indie sleaze dove effetti metalizzati, cristalli e sbrilluccichii abbondavano. Sempre Slimane, nei suoi anni da Saint Laurent, introdusse jeans strappati i cui buchi erano rammendati da fili-gioiello. Nel menswear questi tessuti sono andati e tornati, apparendo anche nel primo show di Guccy by Demna, diversi look avevano un simile effetto metallizzato.
Quest’anno è stato sicuramente il Jonathan Anderson di Dior a includerli in ogni sua sfilata maschile, quasi una delle sue nuove “firme”. Mentre è stato per molti sorprendente vedere la collezione maschile di Saint Laurent incorporare look interamente aurei, recuperando certi antichi codici della Maison. Anche da Celine si sono visti accenti d’argento, sempre in maglia metallica era un blazer della Resort 2027 di Valentino. Assai più sorprendente è stato vedere Fendi includere un Canadian Tuxedo (giacca e pantaloni in denim) interamente argentate nella sua Resort 2027.
Un segno di delicatezza
Meno vistoso (e meno volgare, ammettiamolo pure) del trend metallizzato è quello parallelo di glitter, cristalli e paillettes. Nell’ultima stagione abbiamo visto degli strass sovradimensionati, semitrasparenti decorare top da Dries Van Noten e anche Louis Vuitton; e strass tradizionali, molto brillanti da Simone Rocha. Egonlab ha creato un set cortissimo di pizzo da uomo tutto incrostato di perle e cristalli mentre Amiri e Plein hanno incorporato cristalli e tessuti luccicanti per il loro classico allure rock.
Chiaramente in questa lista il nome più insolito è quello di Louis Vuitton, brand che con le regole del genere gioca pochissimo, anche perché l’uso di elementi luccicanti è stato usato su tutta la linea o come un tentativo di rendere più delicata o eterea la figura maschile; o come un richiamo alla sartoria da avanspettacolo anni ’70 (pensate a rockstar, ma anche ai presentatori del wrestling) di brand che non potrebbero esistere senza i propri personaggi come appunto Amiri e Philipp Plein.
Più totalizzante è invece, sempre da Dior, Jonathan Anderson che messo sbrilluccichii in moltissimi pezzi di maglieria, in scarpe, camicie. Va comunque considerato che l’abbondanza di maglioni sparkling da Dior e la presenza di un modello simile da Louis Vuitton, due brand molto orientati al commerciale, può far presumere che un trend del genere sia in ascesa.
Scintillanti, non brillianti
È onestamente difficile immaginare l’appeal commerciale di questi pezzi. E dunque anche per questa fashion season è tornato a emergere la questione che diversi mesi fa Jacob Gallagher del New York Times si era posto davanti a certi look maschili delle sfilate co-ed di vari brand: chi è che vorrà comprare questi vestiti? A cui noi aggiungiamo un altro quesito: verranno davvero prodotti? Tra i pantaloni del sito di Dior, di elementi dorati non c’è traccia e i pantaloni che in effetti vengono dalla passerella saranno meno di mezza dozzina. I pezzi sparkling del debutto di Demna da Gucci invece si trovano.
Se esisteranno fuori dalla passerella e dagli editoriali, questi pezzi metallici e scintillanti saranno forse prodotti per clienti VIC che li richiederanno apposta. Il senso del loro inserimento, sul piano della narrativa di sfilate come quella di Dior o Celine, sta forse nel suggerire eccesso e stravaganza. E in effetti, se pensiamo che brand come Philipp Plein, Versace o Dolce&Gabbana abbiano incluso elementi del genere nel loro ready-to-wear per anni, bisogna dedurre che una clientela esiste.
Forse allora se Dior, Gucci e Fendi li includono è proprio per intercettare quel tipo di clientela amante dell’appariscente? È pensabile. Sul piano del design potremmo in effetti interpretare il tutto più come un tentativo, forse poco sottile, di impreziosire capi basici con una letterale impreziosimento della loro superficie.
Gli abiti metalizzati poi richiedono una certa qualità di manifattura, dato che dopo un certo uso finiscono per rovinarsi, scrostarsi e perdere lustro. Insomma se li si indossa, meglio che non siano cheap. Dopo tutto ormai il gioco sta nel catturare l’attenzione di una clientela di ultra-ricchi sempre più annoiata e forse ormai priva di remore nell’esibire l’eccesso e l’opulenza della propria vita. Ma è tutto oro quel che luccica?