
L’insospettabile futurismo della collezione FW26 di Louis Vuitton Per Pharrell Williams il domani è già un classico
La cosa che hanno in comune storie di fantascienza come Blade Runner, Akira, Alien o Cowboy Bebop è la capacità di rendere il futuro credibile attraverso un’estetica retrò. Lo stesso pensiero deve avere attraversato la mente di Pharrell Williams nel creare la collezione FW26 di Louis Vuitton, che ha chiuso il primo giorno di Paris Fashion Week, con una passerella dominata da una “casa del futuro” detta Drophaus: un prototipo di villetta pre-fabbricata in un vado stile mid-Century creata da Williams insieme allo studio architettonico Not a Hotel.
Perché una casa firmata Louis Vuitton?
La presenza di questa casa incita a diverse riflessioni. La prima riguarda una metafora del concetto di casa o Maison in francese: i brand sono abitualmente definiti “case” per implicare un senso di istituzionalità e continuità nel tempo. Questa casa però è pensata per il futuro: è dunque lussuosa ma anche funzionale, è una costruzione prefabbricata e quindi modulare e riproducibile in massa e fa pensare a un futuro in cui anche l’architettura potrebbe diventare un accessorio da ordinare e farsi installare in giardino.
Andando poi al di là di potenziali messaggi sociali più ampi (le case prefabbricate sono da sempre al centro del dibattito sull’accessibilità abitativa delle masse) la presenza di questa Drophaus ci fa anche ricordare come sempre più brand abbiano deciso di firmare, oltre all’abbigliamento e alla pelletteria, anche l’edilizia residenziale. Che il futuro della moda non riguardi solo gli enormi attici di Dubai e Miami e invece possa dirigersi anche verso delle ville prefabbricate prodotte da Louis Vuitton?
Considerate le molte collaborazioni artistiche, le collezioni dedicate agli oggetti d’arte e la tendenza del brand a pervadere ogni aspetto del lifestyle non ci sorprenderemmo. L’idea sembra uscita in effetti da un romanzo di fantascienza mid-Century o da un cartone come I Jetsons, ricordandoci di un’epoca e un’atmosfera culturale in cui il futurismo non era un ansiogeno, distopico incubo orwelliano ma la promessa di un futuro migliore. Forse, dunque, il messaggio che potremmo trarre dalla presenza di questa casa è che ormai anche l’ottimismo verso il futuro è un lusso acquistabile sugli Champs-Elysées. Ma come si traduceva questa idea nella collezione?
Il futuro che sembra il passato
Da diverse collezioni, Pharrell ha già fatto capire quale sia la sua cifra stilistica per Louis Vuitton: un guardaroba che prende le apparenze dell’eleganza di un tempo e lo sveltisce, lo rende agile e nitido partendo dai più familiari archetipi del menswear ma rivitalizzati da un approccio che insiste molto sull’artigianalità e il pregio materiale ma che non ha debiti da pagare a qualche tradizione secolare che l’ha preceduto. «Il futuro», dicono le show notes, «è definito tanto da ciò che dura quanto da ciò che evolve». Il focus è dunque il domani che viene evocato attraverso la creazione di tessuti innovativi (definiti dal brand “timeless textiles”) che compongono un guardaroba che invece è molto classico, per non dire signorile.
Tutti i vari look “classici” con tessuti spigati, pied-de-poule, quadrettato ma anche il denim erano in realtà creati con materiali tecnici riflettenti. Le giacche shell in seta o chambray erano create in tessuti termoadattivi e impermeabili; camicie e capispalla erano assemblati con tessuti tecnici in alluminio “plasmabili” sul corpo. Degli effetti trompe l'oeil su un materiale come la vicuña sovratinta la fanno sembrare un materiale per giacche workwear, i bomber di seta-nylon sembrano di pelle, ciò che pare neoprene è in realtà lana, la pelliccia pare spugna terry. Anche il classico monogram prodotto in camoscio sembra pelle verniciata.
Ci sono poi borse catarifrangenti, micro-perforate, altre che sotto il flash assumono un colore di un argento iridescente e altre, come la Speedy P9, prodotte in materiali sia lussuosi che iper-elaborati come il coccodrillo nero con catene gioiello, la vicuña super leggera, il visone rasato, il coccodrillo perforato e il pitone colorato. Non mancano nemmeno borse a forma di TV, sveglia, telefono e un mini boombox ma anche una a forma di coniglio in pelliccia di montone. La micro-perforazione e il taglio al laser distinguono anche le calzature, disegnate dal sempre eccellente Thibo Denis, mentre il resto di accessori, gioielli e occhiali da sole accompagna il resto della collezione in un assortimento alquanto coerente.











































































































































