«Disco on Mars è una narrazione aperta», intervista a MCM La collaborazione speciale con Atelier Biagetti per il 50° anniversario del brand
La Milano Design Week si conferma ancora una volta come uno degli eventi più dinamici e vivaci dell'anno. Questo periodo, caratterizzato da uno spirito di innovazione e nuovi campi di possibilità, è il palcoscenico scelto da MCM per celebrare il suo 50° anniversario. In collaborazione con Atelier Biagetti, MCM invita il pubblico a immergersi in una speciale esperienza interplanetaria.
L'esposizione, intitolata MCM’s Disco on Mars, segna la terza partecipazione del brand alla più importante manifestazione mondiale del design, nonché la terza collaborazione con lo studio milanese. Primo capitolo dell’anniversario del brand, Disco on Mars si inserisce nel tema “From Munich to Mars”, una traiettoria narrativa che proietta l’eredità di MCM in una dimensione futura.
Intercettata l’energia che si sta progressivamente generando attorno al Fuorisalone, unendo cultura del prodotto e ricerca progettuale, MCM e Atelier Biagetti costruiscono un ambiente esperienziale in cui design, performance e suono agiscono come elementi interdipendenti. La Rotonda del Pellegrini, nel cuore di Milano, si trasforma in una navicella spaziale, articolata secondo una logica videogame: una sequenza di livelli, ciascuno con una propria identità spaziale e narrativa.
In occasione di MCM’s Disco on Mars, abbiamo parlato con Dirk Schönberger, CBO di MCM, chiedendogli di raccontarci il progetto e la direzione di questa esperienza astrale.
L’anniversario di MCM coincide con la Milano Design Week 2026. Da dove nasce la collaborazione con Atelier Biagetti e cosa significa per MCM essere presente a Milano in questa occasione?
La collaborazione con Atelier Biagetti si è sviluppata nel tempo a partire da una visione condivisa del design come strumento narrativo. Esiste una naturale affinità nel modo in cui operiamo: un approccio che intreccia discipline diverse, mette in discussione le convenzioni e dà forma a universi immersivi più che a singoli oggetti.
Celebrare il 50° anniversario di MCM durante la Milano Design Week 2026 assume un valore particolarmente significativo, poiché Milano rappresenta un contesto in cui il design si esprime pienamente come linguaggio culturale. Per MCM, tuttavia, non si tratta di un momento retrospettivo, bensì di una dichiarazione orientata al futuro. “Disco on Mars” definisce infatti il tono dell’anno, mettendo in relazione le origini del brand con una visione più speculativa delle sue possibili evoluzioni.
La Rotonda del Pellegrini diventa il punto di partenza del viaggio nell’universo MCM. Può raccontarci come si articola l’esperienza immersiva?
Alla Rotonda del Pellegrini, l’intento è stato quello di trasformare lo spazio in un ambiente immersivo, capace di accogliere e generare una narrazione continua. L’esperienza si articola su tre livelli distinti, ciascuno con una propria identità, ma tutti parte di un unico percorso coerente.
Si apre con The Lab, dove passato e futuro si incontrano attraverso oggetti che assumono una dimensione quasi sperimentale. Segue Disco Mars, una sezione in cui il movimento e l’energia diventano centrali, dando forma a una dimensione più collettiva e fisica, attraversata da musica e performance. Il percorso si conclude nella Diva Dome, dove la tensione si rovescia in una dimensione più introspettiva, guidata dal suono e dalla voce.
Più che una mostra tradizionale, si tratta di una progressione esperienziale. Il visitatore la attraversa fisicamente, e proprio questa idea di movimento costituisce il nucleo dell’universo MCM.
Che ruolo ha il design, in termini di linguaggio, suggestioni e contenuti, in questa collaborazione e, più in generale, nell’identità di MCM?
Il design rappresenta la struttura cardine attraverso cui MCM articola il proprio linguaggio. Non si limita alla forma o alla funzione, ma diventa espressione di uno stile di vita mobile, connesso e in costante trasformazione. All’interno di questa collaborazione, il design assume una valenza narrativa. Gli oggetti si configurano come dispositivi aperti, capaci di suggerire nuove modalità di relazione e di esperienza, piuttosto che definire utilizzi rigidi e predeterminati. Questa impostazione riflette una direzione più ampia del brand, in cui il concetto di lusso viene interpretato come qualcosa di dinamico, plasmato dal movimento, dalla tecnologia e dallo scambio culturale.
L’equilibrio tra heritage e progresso rimane un asse fondamentale. Il design consente di rileggerli continuamente, mantenendoli in uno stato di reciproca trasformazione. Si inserisce inoltre la collaborazione MCM x Vetsak, che presenta una nuova serie di pezzi di arredo da collezione. Il progetto coniuga l’heritage artigianale di MCM con l’expertise di Vetsak nel comfort design, dando vita a oggetti funzionali che conservano al contempo una forte valenza culturale ed estetica.
Una collaborazione apre sempre nuove possibilità. Qual è la visione condivisa tra MCM e Atelier Biagetti e quale messaggio desiderate trasmettere ai visitatori?
La visione condivisa si fonda sull’ampliamento dei confini del lusso attraverso l’esperienza. Con Atelier Biagetti si manifesta un interesse comune nel costruire ambienti in cui oggetti, suono e spazio entrano in relazione in modo non prevedibile. “Disco on Mars” è concepito come una narrazione aperta: uno spazio in cui il visitatore può entrare, attraversare e interpretare in maniera personale.
L’obiettivo non è la trasmissione di un messaggio univoco, quanto piuttosto la generazione di un campo di possibilità. Il progetto riflette un’idea più ampia: il futuro del lusso si definisce attraverso la partecipazione, l’immaginazione e la capacità di muoversi tra mondi differenti - sia fisicamente che culturalmente.