Il film di Hollywood che chiede se si può separare l'arte dall'artista è un buco nell'acqua "Outcome - Hollywood non dimentica" di Jonah Hill è arrivato troppo tardi
Ad aprile è uscito su AppleTV+ un film del tutto fuori dal tempo. Forse è anche per questo che poche persone ne hanno sentito parlare: un po’ perché i lungometraggi spesso non sono all’altezza della proposta seriale della piattaforma, un po’ perché ci si ritrova davanti al grado zero del giudizio (auto)critico.
La spietata Hollywood
Outcome - Hollywood non dimentica è un’opera che arriva in ritardo sui discorsi sull’industria dello spettacolo, sulla percezione che l’opinione pubblica può avere delle star e su come la costante minaccia di ritorsioni (leggersi: cancel culture) sia diventata motivo di ansie e perplessità da parte di coloro che danno vita al settore. Il film cerca di giustificare i tempi che sono andati, ma avrebbe potuto approfondire l’argomento da un punto di vista più attuale.
Outcome sembra quasi rimpiangere un passato in cui era possibile essere la peggiore delle persona al mondo senza che questo infierisse minimamente sulle proprie possibilità artistiche o lavorative. In cui urlare al genio era preferibile rispetto all’essere una persona decente. Se questo è il tranello in cui molti hanno deciso di cadere, non sorprende che l’industria si sia rivelata un universo costellato di imbroglioni, molestatori e quant’altro.
Un debutto controverso
Non è un caso che il film sia la seconda opera di finzione diretta da Jonah Hill. Dopo l’emozionale e delizioso esordio Mid90s, con un secondo lavoro documentario (Il Metodo Di Phil Stutz) finito su Netflix, l’attore si mette alla scrittura di Outcome insieme allo sceneggiatore Ezra Woods. Lo stesso Hill, mai escluso dalla cerchia hollywoodiana, è stato al centro di una controversia, descritto dall'ex Sarah Brady come un partner psicologicamente violento e abusivo che controllava le sue amicizie spingendola a cancellare le foto in costume dai propri profili social.
Brady, che ha pubblicato le chat con l’attore e regista che confermavano quanto da lei affermato nel 2023, ha tenuto a specificare che un partner che si rivela pessimo non equivale necessariamente a una persona cattiva, bensì qualcuno che a propria volta non è riuscito a superare un trauma. Una dichiarazione a cui Hill non ha mai risposto, visto che il film non sembra altro che un modo per discolparsi da quanto raccontato - ma anche per affermare che non c’è veramente nulla di cui scusarsi quando si è in posizioni di privilegio. Anzi, si realizza persino un film sull'argomento per monetizzarlo.
La redenzione tra finzione e realtà
A cadere nel tranello di Jonah Hill purtroppo è stato Keanu Reeves, anche se è comunque un casting azzeccatissimo. Nel ruolo di Reef Hawk, l’attore è una stella hollywoodiana con la fedina penale (e morale) immacolata, ma nasconde un piccolo segreto: una dipendenza dall’eroina che è riuscito a tenere nascosta per decenni di carriera. Il castello di cristallo potrebbe crollare quando scopre che qualcuno sta per pubblicare un video che lo riguarda, un filmato di cui non sa nulla e di cui non riesce ad immaginare il contenuto che lo catapulta in un totale stato di panico. Per cercare di rimediare, Reef si scuserà con tutte le persone della sua vita, in una sorta di difesa preventiva che dovrebbe servirgli anche come percorso di auto-terapia.
Scegliere Reeves è un colpo di genio, visto che l’interprete è considerato unanimemente l’uomo più buono di Hollywood. Una persona che ha avuto una vita travagliata, ma che ha sempre dato prova di essere dalla parte del giusto. Che non ha mai fatto male a nessuno e che non ne sembrerebbe nemmeno capace di farlo. È su questo livello di considerazione pubblica che il film gioca e a cui va almeno il merito di aver azzeccato il protagonista. Sebbene gli intenti del personaggio di Reeves nel film sembrino nobili, in realtà ciò che teorizza l’opera è, subdolamente, l’esatto contrario.
In questa sua strada di redenzione, il protagonista deve fare ammenda e cercare di comprendere davvero la fortuna che ha avuto nella sua vita, dovuta in particolare alle persone che ha avuto accanto, ma la pellicola non manca mai di stuzzicare (o almeno crede di farlo) la morale degli spettatori. Dicendo sostanzialmente che saranno anche cavoli delle persone di come si comportano nel privato - e questa è una legge sacrosanta che anche noi sosteniamo. Ma che ciò non possa influire sulla loro immagine pubblica, soprattutto se a seguito di comportamenti inappropriati, è l’ulteriore convalida che le star di Hollywood si sentono un gradino più in alto degli altri, persone (VIP) che vanno protette, giustificate e scagionate anche dalla peggiore delle accuse.
Una giustificazione malriuscita
@appletv Everyone knows Reef Hawk. Outcome — Streaming April 10 #Outcome #AppleTV original sound - Apple TV
Outcome suona più come una scusa che un’analisi, una maniera per affermare ancora una volta che bisogna lasciar perdere questa gente ricca, favorita, avvantaggiata, protetta dal sistema. Il progetto non considera però che, in un’epoca in cui il pubblico è privato e viceversa, se non si assumono le proprie responsabilità si alimenta un circolo vizioso scorretto in cui il privilegio vale più della dignità. Il che non significa che occorre giudicare la vita di ogni persona famosa, ma nemmeno giustificare tutti solo perché culturalmente rilevanti.
Se solitamente Hollywood, quando parla di sé, è sempre più o meno accondiscendente nei suoi stessi riguardi - o quantomeno leggermente ipocrita, quando sembra bacchettarsi mantenendo un tono bonario - stavolta con Outcome ha superato se stessa. Si è giustificata al punto che uno sticker attaccato su una macchina con su scritto «Suona il clacson se riesci a separare l'opera dall’artista» dovrebbe essere una frecciatina al clima che si respira oggi, ma sembra solo un tentativo penoso di affermare la propria posizione e passare per zimbelli. Un film che preferisce accusare per non essere accusato a propria volta e lo fa nella maniera più lamentosa possibile. E se come suggerisce il titolo, Hollywood non dimentica, allora Jonah Hill avrebbe dovuto pensarci due volte prima di fare questo film.