«Il design supera il concetto del gusto ma spesso regala moltissima bellezza», intervista a Laura Vella di Superstudio Design Design Week, tra affermazione e nuove prospettive

«Il design supera il concetto del gusto ma spesso regala moltissima bellezza», intervista a Laura Vella di Superstudio Design  Design Week, tra affermazione e nuove prospettive

La Milano Design Week 2026 si configura come un evento liminale in cui il design sta progressivamente attirando un pubblico sempre più vasto, trasformandosi in uno spazio aperto di contaminazione e confronto. Un’espansione senza precedenti che, pur non priva di rischi, sta ridefinendo e ampliando il discorso contemporaneo sul design. Realtà come Superstudio Design rispecchiano e danno forma a questa crescita progressiva, contribuendo ad attivare inediti campi di possibilità e nuove narrazioni all’interno del panorama del design.

In questo contesto, Superstudio, punto di riferimento del Fuorisalone, per la sua 26ª edizione presenta Superstudio Design 2026: una nuova “mappa diffusa” che ridefinisce l’esperienza della Milano Design Week, superando il concetto tradizionale di Distretto per attivare una costellazione di itinerari urbani. Infatti, dal 20 al 26 aprile 2026, 30.000 metri quadrati distribuiti tra Superstudio Più, Superstudio Maxi e il nuovo Superstudio Village ospitano un progetto articolato in tre percorsi tematici, tre aree della città e tre visioni complementari del design contemporaneo. Un format che attraversa Milano, da Tortona a Barona fino a Bovisa, innescando un dialogo tra nuovi hub urbani e costruendo una narrazione estesa in cui design e arte si intrecciano.

In occasione del nuovo Superstudio Design 2026, abbiamo parlato con Laura Vella, architetto e Head of Superstudio Design, chiedendole di raccontarci il progetto e le trasformazioni del design nel contesto contemporaneo.

Ci può raccontare il progetto “Superstudio Design 2026” e in che modo accoglie e interpreta lo spirito della Milano Design Week?

Laura Vella: Superstudio Design è un hub per il design contemporaneo dei grandi brand nazionali e internazionali, accoglie proposte che lavorano al confine con l’arte ed è anche un produttore di contenuti, che guarda alla cultura del progetto e alle novità degli emergenti. Nasce dalla voglia di fare crescere il nostro storico progetto che da oltre 25 anni ha la sua casa in Tortona, oltrepassandone i confini per atterrare anche in Barona e in Bovisa, la novità più grande quest’ultima che coincide con la prima apertura di questo nuovo spazio totalmente inedito! Così credo che Superstudio Design abbracci pienamente lo spirito della Milano Design Week, proponendosi come un palcoscenico poliedrico rivolto a target diversi, amplificando le voci, potenziando le diversità, puntando alla qualità.

Quest’anno Superstudio si articola in tre realtà distinte: Superstudio Più, Superstudio Maxi e il nuovo Superstudio Village. Quali sono le motivazioni alla base di questa tripartizione e a chi si rivolgono questi tre poli?

Laura Vella: Alla base di tutto la voglia di creare un network più ampio, di fare crescere il progetto non solo qualitativamente ma anche nelle dimensioni (raggiungendo i 30.000 mq di superficie espositiva), attraverso ciò che Superstudio è in grado di offrire al meglio. Spazio per contenuti! Da qui nascono le tre polarità su Tortona, Barona e Bovisa, che parlano nell’ordine ai grandi player del panorama internazionale (SuperNova), ai big del design made in Italy sotto la guida e curatela di Giulio Cappellini (SuperCity) e alle proposte di realtà emergenti e affondi sul social design (SuperPlayground) 

Secondo lei, perché oggi il design sta acquisendo una centralità così forte nel discorso contemporaneo?

Laura Vella: Il design si colloca da sempre in una posizione privilegiata rispetto al discorso contemporaneo perché opera esattamente nel punto di intersezione tra sistemi, tecnologie e comportamenti umani. Non si limita a dare forma agli oggetti, ma costruisce relazioni, esperienze e significati, traducendo scenari complessi in soluzioni accessibili, agendo come una vera e propria interfaccia tra innovazione e società. Rappresenta un linguaggio efficace e intellegibile che supera il concetto del gusto ma che spesso regala moltissima bellezza.

Ritiene che venga ancora rispettata la sua complessità progettuale, insieme alla profondità dei messaggi che veicola?

Laura Vella: La vastità del territorio in cui il design si muove (spesso si dice che tutto è design) lo rende a volte un terreno scivoloso. Gode di una visibilità forse senza precedenti e questa esposizione comporta fra gli altri il rischio di una semplificazione eccessiva, attraverso la sua riduzione a linguaggio estetico o a leva di marketing, perdendo quella profondità culturale e progettuale che lo caratterizza. Esiste però ancora una parte significativa del settore - designer e anche aziende - che continua a lavorare sulla complessità, sulla durata e sul significato. È forse meno visibile, ma è proprio lì che il design mantiene la sua funzione più autentica: quella di produrre senso, non solo forme.